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Il superamento della crisi pandemica è atteso dal secondo semestre del 2021
Un’Italia a “due facce” quella del 2021 con rischi al ribasso sul primo semestre e un andamento al rialzo nella seconda parte dell’anno che farà segnare al Paese un +4,7% di Pil (dopo il -9% di quest’anno) ma con un debito che resterà sopra il 160% ancora per diverso tempo, mentre i livelli di crescita torneranno a essere quelli ante-Covid solo nel 2025.
È questo, in estrema sintesi, l’Outlook macroeconomico per l’Italia messo a punto dalla Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo. A livello globale, grazie all’azione dei vaccini, dal secondo semestre del 2021 si potrebbe verificare il superamento della crisi pandemica, cui potrebbe corrispondere una ripresa economica sostenuta con una crescita mondiale intorno al 4,8%, compensando il calo del 4,1% del 2020 e portando il Pil aggregato a livelli pre-crisi.
In dettaglio per l’Italia, Intesa Sanpaolo prevede un doppio scenario a seconda dell’andamento della pandemia sui quali interverranno comunque due fattori positivi per la seconda metà dell’anno: la distribuzione su vasta scala di uno o più vaccini, e il “Recovery Plan” europeo.
E se il Paese sarà “tra i Paesi europei che impiegheranno più tempo per tornare ai livelli di pil del 2019, in ogni caso l’ Italia è destinata a mostrare tassi di crescita superiori a quelli considerati “abituali” probabilmente per tutto il quadriennio 2021-2024.
Tra i diversi settori il recupero del 2021 sarà più marcato per gli investimenti (+10,6% dopo il -8,1% del 2020), trainati soprattutto delle costruzioni, che dai consumi (+4,8% da -10,9%), ancora frenati dalla spesa per servizi che segneranno solo un +4% dopo il crollo del 16,3% stimato nel 2020. Non a caso, infatti, la propensione al risparmio resterà più alta al periodo precedente alla pandemia.
A salire la disoccupazione che toccherà l’11,4%. In ogni caso la politica fiscale resterà accomodante ancora a lungo. L’impatto della Legge di Bilancio sarà solo una parte mentre si stima un impatto annuo dalle sovvenzioni Ue pari a circa mezzo punto di crescita del pil per tutto il triennio 2021-23.
Attenzione, però, sottolinea l’analisi, perché’ “a causa di possibili ritardi nell’implementazione dei progetti” l’impatto maggiore si potrebbe avere solo dal 2022. Sarà quindi necessario per una crescita a medio termine “accompagnare gli stimoli dal lato della domanda con riforme strutturali dal lato dell’offerta”.
Tuttavia, la politica fiscale rimarrà espansiva a lungo, il ruolo dei detentori istituzionali diventerà sempre più ampio nei prossimi anni e “il debito al netto delle passività verso Ue ed Eurosistema (appena superiore al 100% del pil ovvero ben più basso del debito ‘lordo’) non si discosterà molto dai livelli pre-Covid, il che dovrebbe rendere il debito italiano meno esposto alla volatilità dei mercati finanziari rispetto al passato”.
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