L’intelligenza artificiale ‘scoppierà’ come la bolla del Duemila? Per Global X, che ha confrontato valutazioni e fondamentali, la risposta è no. E alcuni temi in particolare vantano metriche di qualità migliori persino dell’S&P 500
Se un occhio degli investitori globali è fisso su inflazione, banche centrali e tensioni geopolitiche, l’altro ormai da tempo non si stacca dal tema che più di tutti promette di cambiare il mondo: l’intelligenza artificiale. Ne è prova il fatto che il settore tecnologico continua ad essere dominante sui mercati azionari, in particolare su quello statunitense dove l’S&P 500 è ai massimi storici. I titoli Nvidia, per citare uno dei massi protagonisti della corsa, sono saliti di oltre il 520% dall’inizio del 2022 e dell’84% solo quest’anno, rendendo l’azienda la terza al mondo per valore, dietro solamente a Microsoft ed Apple. Nel clima generale d’entusiasmo, però, lo spettro dotcom genera sempre amletici dubbi sul fatto che possa trattarsi di una nuova bolla.
Scott Helfstein, head of Thematic Solutions di Global X
Ultimamente, sia gli analisti di Goldman Sachs che quelli di Citi hanno escluso che l’attuale corsa dell’intelligenza artificiale possa alla fine replicare gli eventi del Duemila. E dello stesso parere è anche Scott Helfstein, head of Thematic Solutions di Global X. “Si tratta di un timore comprensibile: la storia non si ripete, ma spesso fa rima, diceva Mark Twain. Ignorare la storia è pericoloso, ma anche trarne la lezione sbagliata lo è: le differenze fra l’attuale contesto di mercato e quello della fine degli anni Novanta sono palpabili, e suggeriscono che l’IA non ripeterà la bolla delle dotcom”, assicura.
La corsa dell’azionario? Potrebbe essere appena partita
L’esperto non nega che i mercati azionari americani abbiano registrato un rally importante: negli ultimi sedici mesi l’S&P 500 è salito del 41% circa e il Nasdaq 100 del 67%. Nonostante sembrino guadagni impressionanti, se confrontati con i modelli storici (compresi quelli dell’era pre-internet) la situazione non appare però così eccezionale. “Dal 1950, i mercati azionari tendono a salire con delle fasi di scatto e di pausa: l’S&P 500 rimane in stasi per lunghi periodi e poi si espande verso nuovi massimi prima di stabilizzarsi, di solito a causa di un sell-off”, sottolinea Helfstein. Che precisa: “Durante quest’arco temporale, per quattordici volte l’S&P 500 ha raggiunto dei picchi massimi, per poi stabilizzarsi per almeno dodici mesi”.
Per quanto riguarda l’attuale espansione, secondo l’esperto quindi i mercati potrebbero essere appena partiti. Dalla sua analisi emerge infatti che la durata media della fase di stasi è di 147 settimane, ovvero quasi tre anni, mentre la stagnazione più recente è iniziata nel dicembre 2021 ed è durata quasi due anni. Sempre stando ai dati storici, le espansioni sono in genere più brevi, con una media di 119 settimane: l’ultima è iniziata solo otto settimane fa, quando l’S&P 500 ha toccato un nuovo massimo storico. “Da allora è salito del 7%, ben al di sotto dell’espansione media del 53%. Quella della fine degli anni Novanta, per fare un paragone, è durata oltre 250 settimane, quando l’S&P 500 si è apprezzato del 203%”, fa notare.
Le differenze con il Duemila
Non solo. Esattamente come venticinque anni fa, è il settore tecnologico il motore principale del recente rally. Tuttavia, per Helfstein la sua sovraperformance è ben diversa: “Dal 1996 al picco di mercato del marzo Duemila, il Nasdaq 100 è salito del 701%, mentre l’S&P 500 ha registrato solo un +146%. Oggi il Nasdaq 100 è in crescita circa del 182%, non così lontano dal 102% dell’S&P 500”, analizza. Stesso discorso per le valutazioni: elevate, ma neanche lontanamente paragonabili a quelle delle dotcom. “Nel primo trimestre del Duemila, l’indice S&P 500 Information Technology raggiunse valutazioni pari a 70x, con una differenza di 40 punti rispetto al picco di allora pari a 30x. Il differenziale attuale è invece di appena 16 punti, con l’S&P 500 a 21x rispetto al settore tecnologico a 37x”, prosegue l’esperto di Global X.
Inoltre, a suo parere, le società dell’S&P 500 sono anche meglio posizionate in termini di metriche di qualità. Se si guarda infatti a redditività, stabilità degli utili, struttura del capitale e crescita, i fondamentali di qualità per tre di questi quattro fattori sono superiori a quelli del primo trimestre del Duemila: l’indice presenta una redditività significativamente più elevata, una migliore qualità e stabilità degli utili e una struttura del capitale più conservativa. Infine, Helfstein ricorda che allora i settori tech e communications rappresentavano il 59% del market cap delle Ipo, contro appena il 10% del 2023. “Anche le aspettative sugli utili, forse oggi leggermente elevate, non sono comunque vicine ai livelli della fine degli anni Novanta”, aggiunge.
Parole d’ordine: prudenza e qualità
Se una bolla è ragionevolmente da escludere, non bisogna comunque abbandonare la prudenza. “I temi e le società di alta qualità offrono un modo per aggiungere esposizione all’IA tenendo conto dei rischi”, mette in guardia l’esperto. Facendo notare, tuttavia, come la qualità non sia limitata ai settori tradizionali. “Abbiamo analizzato i 25 temi d’investimento che monitoriamo regolarmente, classificando ciascuno di essi in base alla redditività, alla qualità degli utili, alla struttura del capitale e alla crescita. Sei temi, tutti associati alla tecnologia, hanno ottenuto punteggi superiori a quelli dell’S&P 500”, afferma. Si tratta di social media, intelligenza artificiale, robotica e IA, litio e batterie, internet of things e cybersecurity.
In particolare, il tema social media ha ottenuto il punteggio più alto grazie a un buon equilibrio fra i fattori, mentre tre comparti legati all’IA hanno ottenuto risultati migliori rispetto all’S&P 500. Nel dettaglio, il tema intelligenza artificiale, più incentrato sul software, risulta relativamente equilibrato tra i fattori, mentre la varianterobotica e IA può vantare una struttura di capitale disciplinata. Internet of things, invece, riporta ottimi risultati in termini di qualità e stabilità degli utili. La tecnologia del litio e delle batterie e la sicurezza informatica completano completano l’elenco.
Per Helfstein, nonostante l’esposizione al growth spesso comporti dei compromessi, questi temi di alta qualità sono strettamente allineati con i megatrendche dovrebbero definire le economie e i mercati per i prossimi decenni. “Con l’IA sempre più presente, forse questo è uno dei rari casi in cui gli investitori possono ottenere in un pacchetto unico un’esposizione di qualità e all’avanguardia”, conclude.
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