5 min
Nel suo outlook 2023, UBS AM prevede un ritorno in auge del reddito fisso grazie alla tenuta dell’economia. Governativi e investment grade Usa i segmenti su cui puntare. Focus sugli emergenti per estrarre valore dall’equity
Crescita, inflazione e guerra saranno fattori chiave per l’andamento dei mercati anche nell’anno appena iniziato. Ma se i mesi passati hanno penalizzato gli investitori con un’insolita correlazione positiva al ribasso tra azionario e obbligazionario, in futuro le cose promettono di andare diversamente. È la previsione formulata per il 2023 da UBS Asset Management, che nel suo ultimo Outlook traccia uno scenario in cui i venti di recessione paiono affievolirsi e scommette sul ritorno dell’income come principale fonte di redditività.
“A livello macro prevediamo un rallentamento della crescita anziché una contrazione perché crediamo che la tenuta dei consumi negli Usa e le politiche di apertura adottate in Cina contribuiscano a rendere lo scenario economico più resiliente”. Questo il quadro disegnato da Teresa Gioffreda, executive director e head of GWM Client Coverage per l’Italia della società. Si tratta, però, di uno scenario che porta con sé non solo conseguenze positive. La stessa esperta lo puntualizza chiaramente: “Maggiore crescita significa prezzi al consumo più alti e quindi un’ulteriore stretta monetaria da parte delle banche centrali. Da qui, la strategia promossa dal gestore: sottopesare l’equity, che finirà per essere penalizzato dalla stretta monetaria, e puntare sul reddito fisso.
Bond di qualità a termine contro l’incertezza economica
Per UBS, i tassi sono infatti saliti a livelli che permettono di costruire un portafoglio obbligazionario ben diversificato e con buone performance in termini di rendimenti totali. “In questo contesto”, osserva Gioffreda, “manteniamo un atteggiamento cauto nei confronti del segmento high yield e consigliamo agli investitori di concentrarsi su asset class di qualità per proteggersi dalla prospettiva di un aumento dei rischi di default delle imprese”. Tradotto: conviene puntare su titoli governativi e sul segmento investment grade dei Paesi sviluppati, che ora pagano attorno al 2%. Un focus particolare, in chiave di diversificazione geografica, va poi puntato sui corporate degli Stati Uniti, dove l’asimmetria dei rendimenti può giocare a favore e l’economia lascia intravedere prospettive di tenuta migliori che altrove nonostante una Fed dai toni ancora fortemente hawkish. Ma attenzione a tenere l’Europa completamente fuori dai radar. Nel Vecchio Continente la dinamica di prezzi e approvvigionamenti energetici si sta rivelando migliore di quanto non sembrasse all’indomani dell’invasione dell’Ucraina e questo spinge UBS a pensare che ottime opportunità possano scaturire per gli investitori nei prossimi mesi sebbene anche la Bce resti concentrata sull’obiettivo di ridurre il carovita.
Ragionando in termini di scadenza, il maxi-gestore Usa ritiene invece che obbligazioni societarie a breve termine possano offrire rendimenti simili per un minor livello di rischio. Questo significa che non sarà necessario essere particolarmente lunghi a livello duration né detenere asset rischiosi quando i ritorni sono più alti. In sintesi: il credito a breve termine con rating elevato potrebbe rivelarsi la un’asset class interessante
Azioni emergenti i titoli su cui puntare
Non solo obbligazioni però. Per quanto riguarda la quota di equity, opportunamente sottopesata in vista di una stagione di trimestrali che rischia di rivelare spiacevoli sorprese, la strategia vincente potrebbe passare per gli emergenti. “Sono più economici in termini assoluti e soprattutto rispetto agli Stati Uniti perché le stime degli utili stanno già scontando un ampio calo dei profitti”, spiega Gioffreda. Molto, comunque, dipenderà dalla Cina, che pare finalmente pronta a ingranare a marcia in scia a un cambio di rotta delle autorità. “Dopo due anni di politica Zero Covid, il governo di Pechino sta valutando di riaprire il Paese, con tutte le implicazioni positive che questa decisione può comportare sui mercati asiatici”, precisa l’esperta. Che conclude: “Non sarà un percorso lineare ma l’obiettivo è chiaro”.
Valute, commodities e strategie alternative
“Dopo la decisione della Bank ok Japan, che ha mantenuto i tassi di interesse inalterati, preferiamo lo yen al dollaro Usa. Senza contare che il biglietto verde ha probabilmente raggiunto i massimi e quindi si prepara a cadere”. Questo il parare di Gioffreda sulle mosse da attuare in campo valutario. Mentre sul fronte delle materie prime l’approccio rimane cauto: “Ci aspettiamo buone performance dalle terre rare legate all’attività cinese e dall’oro, che potrebbe fare bene quando il mercato inizierà a scontare l’ipotesi di un raggiungimento del picco dei tassi. Ma in generale preferiamo rimanere sovraesposti a settori più difensivi come quello energetico, finanziario e sanitario”. Infine, nel suo portafoglio ideale Ubs inserisce anche un quota di investimenti alternativi: “un modo per generare rendimenti decorrelati rispetto all’andamento dei mercati”.
Vuoi ricevere ogni mattina le notizie di FocusRisparmio? Iscriviti alla newsletter!
Registrati sul sito, entra nell’area riservata e richiedila selezionando la voce “Voglio ricevere la newsletter” nella sezione “I MIEI SERVIZI”.