L’outlook della casa prevede che l’indice S&P 500 toccherà i 6.500 di qui a 12 mesi. Banche, large cap e AI i tre segmenti da cavalcare. Non senza costruire una posizione sul credito per sfruttare il reddito fisso. “Emergenti e mercati privati? Ecco come includerli”
In un contesto macroeconomico e geopolitico che si fa sempre più complesso, complice il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, c’è un punto fermo verso cui la bussola degli investitori non deve smettere mai di puntare: l’azionario USA. Ne sono convinti gli esperti di Goldman Sachs Asset Management, che il 19 novembre hanno presentato l’outlook della casa di gestione per il 2025. Secondo gli analisti della società, con lo S&P 500 che può puntare tranquillamente a quota 6.500, l’equity a stelle e strisce rimane infatti una garanzia per i portafogli a vocazione internazionale. Non senza però un adeguato supporto dal reddito fisso e il radar sempre puntato sui mercati privati.
A delineare il quadro macro è stato Ashish Shah, chief investment officer Pubblic Investments della società USA. Dal suo punto di vista, anche se l’economia degli States viaggia verso il soft landing, alcune incognite sul tragitto restano: a partire da politiche anti-migratorie che potrebbero generare “pressioni inflazionistiche” sui salari e ritardare la normalizzazione del mercato occupazionale. Non solo. Shah è anche convinto che l’ampio deficit fiscale promesso da Trump possa far aumentare i prezzi in maniera generalizzata, inducendo la Federal Reserve a serbare maggior cautela: “Crediamo che la banca centrale USA metterà a segno altre due sforbiciate tra dicembre e i primi mesi dell’anno, me le scelte successive dipenderanno molto dagli effetti dell’agenda politica”. Proprio per questo motivo, l’esperto si attende un ciclo di tagli più intenso negli altri mercati sviluppati: “Il rallentamento della crescita e la frenata del carovita dovrebbero accelerare l’allentamento monetario in Europa e Regno Unito”, esemplifica, precisando che l’unica eccezione rimarrà il Giappone. Stesso discorso per gli emergenti, dove i Paesi che in lizza per aumentare il passo includono Corea del Sud e Messico.
Obiettivo 6.500 punti per l’S&P 500
Guardando agli States, nei radar del colosso per il 2025 c’è soprattutto il mercato azionario. Gli analisti della casa hanno infatti aggiornato le stime per Wall Street e ora prevedono che l’indice S&P 500 salirà a 6.500 punti nei prossimi 12 mesi, con un aumento dei prezzi dell’11% rispetto al livello attuale e un rendimento totale del 12% con i dividendi. Una view che, oltre alla crescita economica del Paese, ipotizza utili in aumento dell’11% e un multiplo P/E di 21,5 volte alla fine del prossimo anno. Secondo Alexandra Wilson-Elizondo, managing director della divisione Multi-Asset Solutions di Goldman, le maggiori opportunità si manifesteranno in particolare nei settori più esposti alle politiche di Trump. “Bisogna rimanere investiti nelle Magnifiche 7 e nei titoli che hanno a che fare con l’intelligenza artificiale”, ha detto, precisando però che anche le banche promettono di beneficiare della deregulation conseguente all’insediamento del tycoon. Un’adeguata gestione attiva potrà poi aiutare a individuare realtà interessanti anche tra le aziende meno note, è opinione della specialista, purché ci si orienti a valutazioni basse e fondamentali solidi.
Alexis Deladerrière, head of International Developed Market Equity di Goldman Sachs AM
Sulle scelte da operare all’infuori degli States si è espresso Alexis Deladerrière, head of International Developed Market Equity presso il gestore a stelle e strisce. “Le aziende del settore healthcare, dell’energia rinnovabile e dei beni di lusso presentano prezzi interessanti”, ha detto, sottolineando come opportunità si celino anche tra le realtà che distribuiscono dividendi e hanno una forte generazione di flussi di cassa o uno storico di payout costanti. Queste possono permettere infatti agli investitori di mitigare la volatilità e le perdite, storicamente più evidenti proprio nei mercati internazionali. “Con una forte crescita degli utili corporate a valutazioni adeguate”, ha aggiunto il manager, “non mancheranno di riservare occasioni anche i titoli emerging”. Un riferimento all’India, che presenta fondamentali solidi, ma anche a Corea del Sud e Taiwan, in cui sono attive società di semiconduttori indispensabili per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Avanti tutta sull’obbligazionario
Secondo Shah, anche l’abbandono della liquidità a favore del reddito fisso dovrebbe una scelta redditizia. “Gli investitori devono comprendere le complessità di ciascun segmento per cavalcare il ciclo di allentamento ma anche catturare il reddito disperso sul mercato e adottare un approccio d’investimento dinamico tra settori e regioni”, ha detto il cio, precisando come fondamentali saranno in tal senso la diversificazione e una solida gestione del rischio. Quanto ai settori, l’analisi della casa suggerisce che il credito investment grade possa imporsi come il segmento più resistente del 2025 per la sua capacità di resistere a eventuali colpi di coda della politica monetaria. Ma opportunità vengono scorte dallo specialista anche nel mercato dei green bond, con la diminuzione del premium green a indicare come gli investitori non debbano più scendere a compromessi sul reddito o sul potenziale di rendimento. Una view integrata da Simon Dangoor, head of Fixed Income Strategies della società, che ha invece paventato un potenziale aumento dell’offerta obbligazionaria in scia alla ripresa delle attività di buyback ed M&A.
Per quanto riguarda i mercati privati, Goldman prevede che un quadro macro in via di stabilizzazione e una riconfigurazione delle aspettative degli investitori possano favorire la normalizzazione del buyout per il private equity. “Osserviamo segnali che indicano come questo processo sia già in atto”, ha detto l’esperto della casa Brad Gross, secondo cui la creazione di valore operativo continuerà a essere il principale driver dei rendimenti. Nel settore del venture capital, lo specialista crede invece che la stabilizzazione di valutazioni e aspettative di crescita contribuiranno a rendere più favorevole l’impiego di nuovi capitali per investire in società innovative nel pieno del loro percorso di crescita. Quanto al credito privato, è la sua conclusione, “un calo dei tassi potrebbe rivelarsi favorevole perché ridurrebbe lo squilibrio domanda-offerta e normalizzerebbe gli spread”.
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