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Sale la preoccupazione, anche tra gli investitori globali. Ma solo il 20% diminuirebbe gli investimenti. Contro la volatilità, focus su sostenibilità, energia e tech. La ricerca Ubs
Niente panico, ma l’allerta è massima. Troppo complicato l’attuale contesto, e tra guerra Russia-Ucraina, inflazione alle stelle e blocco cinese, la maggioranza degli investitori italiani (il 63%) si dice preoccupata. Stesso discorso a livello globale, dove il 92% si aspetta che il conflitto favorisca un aumento dei prezzi e più della metà di questi ritiene che l’inflazione sia destinata a perdurare per oltre 12 mesi. È quanto emerge dall’ultima ricerca trimestrale sulla fiducia degli investitori condotta da Ubs, per la quale sono stati intervistati oltre 2.500 investitori e 1.000 imprenditori su 14 mercati in tutto il mondo.
In Italia solo il 20% diminuirebbe gli investimenti
Quanto al nostro Paese, in generale l’ottimismo nei confronti dell’economia domestica per i prossimi 12 mesi è in diminuzione: infatti è il 60% degli investitori a dirsi fiducioso, mentre nel quarto trimestre del 2021 gli ottimisti erano il 74%. In particolare, oltre al 63% preoccupato per l’attuale situazione geopolitica, il 59% ha dei timori legati alla inflazione e il 58% individua nel climate change un rischio.
Anche con riferimento al mercato azionario nei prossimi 6 mesi, l’ottimismo degli investitori italiani è in diminuzione rispetto allo scorso trimestre, infatti il 67% si dice positivo, a fronte del 72% precedente. Per far fronte a un’ulteriore flessione del mercato, gli intervistati pensano di preparare il proprio portafoglio in diversi modi: il 31% dichiara che aumenterebbe gli investimenti, il 32% invece sceglierebbe settori diversi, il 17% al contrario non farebbe alcun tipo di cambiamento, mentre il 20% diminuirebbe la componente di investimenti. Inoltre, date proprio le preoccupazioni per la guerra, ora gli intervistati si dicono più propensi a investire in crypto e materie prime: il 42% punterebbe sulle monete digitali, il 41% sull’oro e il 37% sul petrolio.
Inflazione e volatilità viste in aumento: focus su sostenibilità, energia e tech
Ben il 93% degli investitori italiani, emerge ancora dal report, si aspetta poi un aumento dell’inflazione a causa della guerra Russia-Ucraina. Per il 56% l’inflazione continuerà per più di 12 mesi, mentre il 31% ritiene che il fenomeno avrà una durata che va dai 6 ai 12 mesi contro invece un 13% secondo cui la corsa dei prezzi durerà addirittura meno di 6 mesi.
Altro cruccio è poi la volatilità del mercato. Il 53% ritiene che sia più alta del solito, e pensa che alcuni settori o comunque temi più attrattivi alla luce del mercato attuale. In particolare il 73% guarda agli investimenti sostenibili, il 72% alla tecnologia e infine il 70% al settore dell’energia.
“Senza dubbio la difficile situazione che stiamo vivendo a livello geopolitico a causa del conflitto in Ucraina, oltre ad avere un forte impatto emotivo nelle nostre vite, sta avendo delle notevoli ripercussioni sui mercati – sottolinea Paolo Federici, market head di Ubs Global Wealth Management in Italia -. Oggi più che mai, quindi, la costruzione di un portafoglio ben diversificato e posizionato per la volatilità è una priorità per gli investitori. E in questo contesto, investimenti sostenibili, tech e transizione energetica rappresentano un modo vincente per costruire un portafoglio che non solo resista al cambiamento, ma che se ne avvantaggi”.
Tech ed energia i settori più appetibili anche per gli investitori globali
A livello globale, gli investitori mostrano ancora una forte preoccupazione per l’impatto della guerra in Ucraina sull’economia mondiale, oltre che per l’’aumento dell’inflazione. E secondo la metà degli intervistati, la volatilità del mercato è più elevata del solito. La maggior parte prevede che la guerra Russia-Ucraina avrà un impatto economico negativo: il 66% si aspetta un aumento dei prezzi dell’energia, il 64% una maggiore instabilità su scala mondiale e il 60% teme l’aumento di attacchi informatici.
Tuttavia, non stanno ancora rivedendo i portafogli, ma si dicono pronti a farlo qualora il mercato dovesse risentirne ulteriormente. Molti sono ora più propensi a considerare l’acquisto di oro, titoli nazionali e petrolio, mentre tecnologia ed energia rimangono i settori più appetibili nelle condizioni di mercato attuali.
Negli Stati Uniti, l’ottimismo a breve termine degli investitori sull’economia e sul mercato azionario a stelle e strisce è cresciuto dall’ultimo trimestre, aumentando in entrambi i casi di quattro punti percentuali, al 58%. Ciononostante, la volontà di incrementare gli investimenti nei prossimi sei mesi è in leggero calo di tre punti percentuali, al 33%. In Europa, poco più di due terzi degli intervistati rimangono ottimisti sulla propria economia a breve termine. Tuttavia, l’ottimismo relativo alle prospettive per le azioni nella regione è diminuito di quattro punti percentuali, al 63%. Quasi la metà degli investitori europei prevede di investire di più nei prossimi sei mesi (46%), con una riduzione di tre punti percentuali rispetto all’ultimo sondaggio.
In America Latina, l’ottimismo a breve termine è aumentato di appena due punti percentuali, attestandosi al 60%, con il 61% degli investitori latino-americani che si dichiara fiducioso sulle prospettive per i titoli della regione. Oltre metà degli intervistati prevede di investire di più nei prossimi sei mesi (56%). In Asia, infine, gli investitori rimangono ottimisti sulle previsioni a sei mesi per i titoli della regione e anche sull’economia in generale. Si è registrato un lieve calo (due punti percentuali) tra coloro che prevedono di investire di più nei prossimi sei mesi. Il Covid rimane una preoccupazione per molti in Cina (45%), ma la percentuale è complessivamente diminuita nell’area (47% in questo trimestre rispetto al 51% dello scorso trimestre).
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