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Il country head della società ha raccontato alla redazione l’evoluzione della società, concentrandosi sul peso della sostenibilità nella strategia. All’orizzonte: ampliamento mirato nel collocamento dei fondi e nuovi investimenti nel campo dei mandati di gestione per servire al meglio anche fondi pensione negoziali e preesistenti
Era il 2013 quando DPAM è arrivata in Italia. Dieci anni dopo, fa sapere Alessandro Fonzi, Deputy Head of International Sales e Country Head Italy della società, l’Italia per il gruppo vale 2 miliardi di euro di patrimonio in gestione e in advisory. “Poco più del 50% fa riferimento a investitori istituzionali, il resto è equamente distribuito tra distributori e fund buyer”, continua Fonzi che racconta come quasi la totalità dei fondi appartengano alla categoria art.8+ e art.9. La sostenibilità è quindi una variabile strategica per la società. Ci siamo fatti raccontare da Alessandro Fonzi l’evoluzione della società in questi dieci anni in Italia e quanto oggi la componente green faccia parte di ciò che Fonzi definisce “dna istituzionale”.

Alessandro Fonzi, Country Head di DPAM
Grande attenzione quindi da parte di DPAM per i fondi sostenibili.
Sì, come raccontavo il 100% della componente dei fondi usati dai clienti o collocati dai collocatori in Italia è art. 8 o art. 9 ai sensi della normativa SFDR. I pochi art.6 ammontano ad appena 200 mila euro. DPAM occupa inoltre, nel 2023, la seconda posizione nella top 10 degli Asset Manager Responsabili europei secondo il Responsible Investment Brand Index (RIBI) 2023 di Hirschel and Kramer. Siamo stati nella top 10 per cinque anni di fila. Ciò significa che per noi la sostenibilità fa parte a pieno della strategia della società. In futuro sicuramente lavoreremo per consolidare maggiormente l’attività di engagement, soprattutto in ottica di engagement collaborativo assieme ad altri gestori.
In ambito sostenibile, ci sono settori ai quali guardate maggiormente?
C’è da premettere che noi siamo gestori attivi e facciamo attività di selezione. Abbiamo sempre avuto un approccio innovativo in questo senso. All’interno di ogni industria, non è solo necessario sapere se una società sia in salute o meno, ma l’attenzione deve andare verso quelle aziende che sanno trarre vantaggio dai cambiamenti delle dinamiche competitive della stessa industria. Il nostro approccio è quindi caratterizzato da ciò che potremmo definire selezione dei titoli all’interno di overlays tematici. Quando si fanno analisi sostenibili rientriamo in questo quadro macro e in questi ragionamenti, perché alcuni di questi temi hanno degli impatti importanti. Al momento, ad esempio, siamo molto concentrati sulla transizione energetica e il peso che ha in alcuni portafogli.
Si spieghi meglio.
Voglio dire che creare un portafoglio che vada incontro alle esigenze di un cliente che desidera un paniere di titoli totalmente sostenibile in termini di basse emissioni di carbonio oggi è piuttosto facile, ma con il rischio finanziario di una grossa concentrazione. Ma se invece il cliente volesse veramente aiutare il compimento della transizione energetica, intesa come processo che deve essere allargato a quanti più interlocutori possibili e premiare i titoli di società che hanno obiettivi chiari e scientifici di riduzione delle proprie impronte di carbonio, allora è il caso di costruire un portafoglio più diversificato e con delle emissioni di carbonio magari poco inferiori a quella di un indice di riferimento ma che nel tempo si riducano in modo importante per raggiungere un obiettivo di sostenibilità.
DPAM è arrivata in Italia dieci anni fa. Qual è stato il percorso dell’azienda in questi anni?
Ci siamo avvicinati all’Italia con uno spirito diverso rispetto ad altri gruppi esteri che in passato hanno visto nel mercato italiano solo una scommessa nel breve termine, per poi, poco dopo, decidere di chiudere e lasciare il mercato. Abbiamo mantenuto la barra dritta e la navigazione verso i nostri obiettivi. Non si tratta solo di vendere prodotti o servizi, ma di costruire un’attività solida e duratura intorno alle esigenze dei clienti. Un passo alla volta siamo cresciuti molto. In questi anni non solo abbiamo raggiunto una buona diversificazione in termini di clienti e di attività, ma anche di prodotti e servizi. I percorsi di crescita alla fine non sono mai lineari, ma come in navigazione bisogna adattarsi ai venti e alle correnti: abbiamo cominciato con i fondi, in particolare obbligazionari, per poi proseguire con i fondi azionari. A partire dal 2018, abbiamo vinto anche il primo mandato. Dalla seconda metà dello scorso anno, abbiamo visto un ritorno dell’interesse sulle strategie obbligazionarie.
Cosa c’è all’orizzonte per la società?
Nei prossimi anni sono due gli obiettivi che tentiamo di raggiungere. Da un lato ci piacerebbe attivare meglio la parte di collocamento diretto e vogliamo infatti ampliare la collaborazione con un gruppo molto ristretto di collocatori delle nostre SICAV registrate in Italia, DPAM B e DPAM L, mettendo a loro disposizione le nostre competenze. Si tratta di trasferire conoscenza sia in termini di fondi che di team di gestione, qualora volessero anche seguire la strada dei mandati white label in sub-advisory. Il secondo obiettivo è relativo ai fondi pensione negoziali e preesistenti tramite mandati di gestione. Abbiamo già fatto diversi investimenti in questo campo, che stanno già dando importanti risultati in Francia sia in termini di strategie d’investimento che di soluzioni di investimento sostenibili all’avanguardia e in linea con il quadro regolamentare europeo che si sta delineando.
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