Decarbonizzazione, il grande investimento dei prossimi decenni
Secondo Mario Noera, docente di Finanza all’Università Bocconi, la sfida sarà accompagnare il cambiamento con strumenti finanziari più efficaci e investitori più consapevoli
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Gli investitori istituzionali accelerano sulla sostenibilità. Spinti dalle normative internazionali e da una crescente consapevolezza di mercato, i criteri di finanza etica si sono imposti come bussola imprescindibile per la gestione dei capitali. Dalle compagnie assicurative alle fondazioni bancarie fino ai fondi pensione, questa ‘rivoluzione strutturale’ è un dato di fatto. Lo dimostrano le ultime ricerche del Forum per la Finanza Sostenibile, presentate durante le Settimane SRI, che analizzano l’impegno di questi tre pilastri del sistema economico. “L’integrazione ESG nel sistema finanziario italiano è ormai un fenomeno pervasivo e irreversibile”, commenta il direttore generale Francesco Bicciato. Che aggiunge: “Non si tratta più di una scelta marginale, ma di un imperativo strategico che guida le decisioni di investimento e di gestione del rischio”.
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Il settore assicurativo italiano si conferma tra i più all’avanguardia nell’integrazione ESG. Con una partecipazione alla ricerca (condotta con ANIA) che sfiora il 78% del mercato in termini di premi raccolti, l’impegno appare infatti sistemico. La sostenibilità non è peraltro un mero addendum ma parte integrante della governance aziendale: lo dimostra il fatto che il 99% delle compagnie integri i fattori etici nei piani strategici e nelle politiche di remunerazione. Le architetture di governance sono state ridisegnate con comitati specifici e il 98% del personale riceve formazione, con un’attenzione particolare alla parità di genere (94%). Sul fronte degli investimenti, l’impronta verde del settore è ancor più marcata: il 99,7% degli operatori incorpora tali principi, applicandoli al 75%-100% dei portafogli. Esclusioni, convenzioni internazionali e strategie di engagement sono le prassi consolidate. Il clima resta centrale: il 71% degli assicuratori include esplicitamente la neutralità climatica nelle proprie politiche di investimento e il 99% misura l’impronta di carbonio del proprio portafoglio, dato che riflette la consapevolezza dei rischi e delle opportunità legate alla transizione ecologica. L’82% del campione integra poi gli ESG anche nelle politiche di sottoscrizione dei rischi, modellando l’offerta di prodotti in chiave sostenibile e sviluppando nuove coperture per le minacce emergenti.
Anche le Fondazioni di origine bancaria dimostrano una fedeltà granitica alle scelte di sostenibilità. La sesta edizione della ricerca le ritrae in continua evoluzione, con il numero di quelle che effettuano investimenti sostenibili passato da 31 a 34. Un promettente 65% prevede inoltre di aumentare ulteriormente la quota di patrimonio investito in modo consapevole.. “Nonostante la recente diffusione di movimenti e iniziative contrarie”, si legge nello studio, “la maggior parte delle fondazioni non ha apportato alcuna variazione alle politiche di investimento e in nove casi l’attenzione verso le tematiche è cresciuta”. Un altro segnala inequivocabile dell’impegno assunto dal settore viene dal fatto che 34 realtà, quasi il 96% del totale attivo, ha in gestione un patrimonio ESG pari a 42,1 miliardi di euro in chiave. Le strategie spaziano dalle esclusioni settoriali a investimenti tematici come rinnovabili o economia circolare fino all’impact investing e al best-in-class. Gli investimenti correlati alla missione, come sviluppo locale e formazione, rappresentano la concretizzazione di un modello in cui il capitale finanziario diventa veicolo per il progresso comunitario. Anche per le Fondazioni, infine, SDG e neutralità climatica sono prioritari.
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Anche il fronte dei piani previdenziali mostra una crescente e diffusa attenzione alla sostenibilità, data la responsabilità di tutelare il risparmio a lungo termine. L’undicesima edizione della ricerca, condotta con Mefop, rivela come entro il 2025 gli operatori che includeranno criteri ESG nelle scelte di investimento saliranno da 79 a 95. Questi soggetti gestiranno una quota pari al 96% del patrimonio totale dei rispondenti. I piani che investono almeno il 75% del patrimonio secondo principi etici hanno in affido circa 170 miliardi di euro, pari al 61% delle masse totali dei prodotti di categoria attivi in ambito sostenibile. Gli approcci ricalcano quelli degli altri settori, dalle esclusioni alle best-in-class fino alle logiche tematiche. Cresce l’importanza del riferimento agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU e alla neutralità climatica. Il numero di rispondenti che misura l’impronta di carbonio del portafoglio è aumentato da 43 a 66, coprendo l’83% delle masse gestite, con la maggioranza che quantifica anche le emissioni Scope 3. La governance evolve: il 21% identifica responsabilità ESG specifiche nel cda e i piani previdenziali usano indicatori specifici per gli obiettivi di sostenibilità nelle politiche di remunerazione.
In sintesi, i tre rapporti delineano un trend inequivocabile: la finanza italiana abbraccia la sostenibilità in modo profondo e strutturale. Assicurazioni, fondazioni bancarie e fondi pensione non solo rispondono a una crescente domanda etica, ma riconoscono nei criteri ESG un fattore cruciale per la gestione del rischio e la creazione di valore a lungo termine.
📍Per approfondire vai al Cornerstone ESG
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