Da Jackson Hole, il presidente dell’istituto centrale ha aperto a un aumento dei tassi, facendo salire le probabilità di un intervento già il 16 settembre. I gestori però frenano: ecco perché
Nessun impegno ma un tono decisamente hawkish che ha catalizzato l’attenzione dei mercati. Dal simposio dei banchieri centrali di Jackson Hole è emerso un Kevin Warsh più falco e incline alle dichiarazioni del previsto. Un fatto che ha diviso gli investitori riguardo alle prossime mosse della Federal Reserve. Mentre il CME FedWatch segnala che secondo i trader le probabilità di un aumento dei tassi nella riunione del 16 settembre sono salite sopra il 50%, dal precedente 40%, molti gestori continuano infatti a ritenere che si dovrà aspettare, almeno fino alle elezioni di Midterm. Nessuno, però, esclude la possibilità di una stretta nei prossimi mesi, dal momento che, come ha sottolineato dal Wyoming lo stesso presidente scelto da Donald Trump, “l’inflazione, elevata e persistente, è sempre più preoccupante”, mentre l’economia USA continua a mostrare “una notevole resilienza”.
Per Luca Simoncelli, investment strategist di Invesco, respingendo la forward guidance e riaffermando l’ancoraggio inflattivo al 2%, il governatore ha mostrato una concreta propensione a tradurre le pressioni sui prezzi in un’ulteriore stretta. “Il mercato ha prontamente riprezzato la probabilità di un rialzo dei tassi a settembre al 60%, una possibilità che potrebbe scendere molto se il prossimo dato PCE dovesse segnalare anche solo una stabilizzazione”, analizza. A suo parere, una postura della Fed marcatamente restrittiva è infatti ancora improbabile, ma il dissenso all’interno del Fomc è destinato ad aumentare.
Thomas Hempell, head of macro & market research di Generali Investments
Anche secondo Thomas Hempell, head of Macro & Market Research di Generali Investments, il discorso del presidente Kevin Warsh a Jackson Hole “ha chiaramente aumentato il rischio di una stretta già a settembre”, una visione che si posiziona in linea con il mercato. Tuttavia, la previsione dell’esperto vede sì un rialzo dei tassi ma solo dopo le Midterm. Per Hempell, si dovrà dunque attendere il termine delle elezioni di metà mandato per scoprire in che direzione si muoverà la banca centrale USA.
Tutte le ipotesi restano sul tavolo
Christian Scherrmann, US economist di DWS
Christian Scherrmann, chief U.S. Economist di DWS, punta l’attenzione sul fatto che, per la prima volta da quando ha assunto l’incarico, il presidente abbia condiviso il proprio punto di vista sulle dinamiche dell’inflazione di fondo. Ha infatti spiegato che quasi la metà delle 199 componenti dell’indice PCE ha registrato, negli ultimi sei mesi, aumenti di prezzo annualizzati superiori al 3%.Per Scherrmann, quindi, resta valida la previsione secondo cui il Fomc manterrà i tassi invariati solo se il carovita si raffredderà a ogni nuovo dato. Per ora, chiarisce, “restano sul tavolo sia un rialzo sia il mantenimento dello status quo”, precisando che continua ad assegnare una probabilità leggermente più alta a quest’ultima opzione, anche se “i rischi sono chiaramente orientati al rialzo”.
Più deciso Jaimie Patton, managing director e co-head of Global Rates di TCW, secondo cui Warsh manterrà il costo del denaro invariato a settembre, a meno di grossi sconvolgimenti nei dati sull’andamento dell’economia a stelle e strisce. “Il suo discorso è effettivamente suonato hawkish, ma la mia interpretazione è simile a quella che avevo dopo la conferenza stampa di giugno: tutto questo riguarda la credibilità, non la forward guidance”, spiega. L’interpretazione di Patton è che il presidente consideri parte del proprio compito convincere i mercati che alzerà i tassi se necessario. E in questo, fa notare, ha avuto successo: “Il mercato obbligazionario ha apprezzato il suo intervento e la curva dei rendimenti si è notevolmente appiattita”. Inoltre, secondo l’esperto, il discorso ha anche aumentato la credibilità e quindi, almeno in teoria, riduce l’incertezza su dove sia diretto l’istituto centrale e su come intenda arrivarci.
Parola d’ordine: bloccare i rendimenti
Mark Haefele, responsabile globale degli Investimenti di UBS Global Wealth Management
Anche per Mark Haefele, chief investment officer di UBS Global Wealth Management, sebbene il rischio di una stretta sia cresciuto, lo scenario base rimane quello di una conferma dello status quo. “La recente dinamica dei prezzi evidenzia un continuo processo di disinflazione, mentre le misure basate sui mercati indicano pressioni”, osserva, aggiungendo che la crescita dell’occupazione ha registrato una moderazione, riducendo l’urgenza di un intervento. “Per gli investitori, questo rafforza l’opportunità di bloccare i rendimenti”, avverte quindi Haefele, che ribadisce la preferenza per le obbligazioni di qualità con scadenze da due a cinque anni, “dove un reddito elevato può contribuire a proteggere i portafogli in caso di aumento dei tassi, riducendo al contempo il rischio di reinvestimento qualora i rendimenti dovessero scendere”.
Alessia Berardi, head of Emerging Macro Strategy di Amundi Investment Institute
Secondo Alessia Berardi, head of Global Macroeconomics dell’Amundi Investment Institute, il messaggio centrale arrivato da Jackson Hole è che l’asticella per un taglio è più alta e che l’orientamento resta verso tassi più elevati più a lungo, con la possibilità di ulteriori strette qualora l’inflazione dovesse riaccelerare. “Il discorso ha inoltre confermato il limitato interesse per letture alternative su ciò che conta di più per la Fed, così come una scarsa propensione alla forward guidance”, evidenzia. Concludendo che “i tassi a breve termine restano lo strumento principale, mentre gli strumenti non convenzionali avranno un ruolo marginale”.
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Per il gestore del Fidelity Funds – European Dividend Fund, le opportunità sull’azionario europeo non dipendono soltanto dalle valutazioni più contenute rispetto agli Stati Uniti. Dalle banche ai materiali da costruzione, passando per i benefici dell’intelligenza artificiale, la chiave è individuare società di qualità capaci di difendere la redditività
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