I gestori si aspettano una sforbiciata dello 0,25% e poi un’altra a dicembre. Probabile anche la chiusura del QT. Ma per qualcuno l’allentamento potrebbe essere un errore
Nella penultima riunione della Federal Reserve del 2025, una delle ultime presieduta da Jerome Powell, l’attenzione sarà tutta per i dettagli. Nel buio dello shutdown, rischiarato solo parzialmente dai dati sull’inflazione, i mercati sono infatti praticamente certi che il Fomc opterà per un taglio di 25 punti base. Tanto che il CME FedWatch Tool assegna a questa ipotesi una probabilità intorno al 97%. I dubbi degli investitori, che cercheranno risposte nella conferenza stampa, riguardano piuttosto le mosse seguenti e quanto il presidente deciderà di mostrarsi accomodante alla luce di un mercato occupazione scricchiolante ma anche di un indice dei prezzi ancora al 3% e delle pressioni dalla Casa Bianca. La maggior parte degli analisti per ora scommette su una sforbiciata della stessa entità anche a dicembre, accompagnata da una chiusura del Quantitative tightening (che potrebbe arrivare già mercoledì), ma non tutti sono d’accordo sul fatto che la strada imboccata dall’istituto centrale americano sia quella giusta.
Taglio scontato dati i timori per il mercato del lavoro
Erik Weisman, chief economist di MFS Investment Management
Per Erik Weisman, chief economist di Mfs Investment Management, un taglio di 25 punti base è scontato ed è improbabile che il Cpi di settembre influenzi la decisione. “Sembra esserci fiducia nella tesi secondo cui i dazi rappresentano uno shock dei prezzi una tantum”, afferma. A suo parere, l’attenzione della Fed è invece concentrata sulle questioni relative al mercato del lavoro. “Waller, uno dei membri più moderati, ha recentemente affermato di essere alla ricerca di dati che possano spiegare l’apparente discrepanza tra la debolezza dell’occupazione e la robustezza della spesa”, spiega l’esperto, secondo cui la risoluzione di questo enigma sarà fondamentale per decidere la linea politica da seguire. Ma il rebus potrebbe essere difficile da risolvere in tempi brevi, dato che non è ancora chiaro se l’istituto centrale disporrà di dati macro entro il 10 dicembre. “È quindi probabile che Powell e gli altri non si sbilanceranno sul futuro e sottolineeranno l’importanza dei dati solo quando questi saranno nuovamente disponibili”, chiarisce. Questo però non significa, per l’esperto, che l’ultima riunione del 2025 sarà priva di eventi significativi. “Il recente andamento del tasso SOFR suggerisce un aumento delle pressioni sul mercato dei finanziamenti e il presidente ha riconosciuto il problema”, sottolinea Weisman, rimarcando che l’istituto centrale ha tutta l’intenzione di evitare tensioni sul mercato dei pronti contro termine in stile 2019. “La Fed potrebbe segnalare che fornirà indicazioni concrete sulla fine del Qt a dicembre”, conclude quindi l’analista, “con la possibilità di un annuncio a sorpresa che ne anticipi la conclusione”.
Il ‘ciclo precauzionale’ continuerà
Michael Krautzberger, global cio Fixed Income di Allianz Global Investors
Anche per Michael Krautzberger, global cio Fixed Income di Allianz Global Investors, la Fed continuerà con il “ciclo precauzionale” di tagli che dovrebbe portare il tasso di riferimento intorno al 3,375% entro la metà del 2026. “Le discussioni sulla fine del Qt sono destinate ad accelerare e la riduzione del bilancio che dovrebbe concludersi non più tardi del primo trimestre del prossimo anno”, aggiunge. Alla luce dei segnali contrastanti rispetto al duplice mandato su inflazione e occupazione, per l’esperto le prossime mosse rimarranno comunque fortemente dipendenti dai dati. Con le prospettive ulteriormente offuscate dalle ingerenze di Trump. “La nostra convinzione più forte resta quella di un irripidimento della curva statunitense”, osserva. E completa: “Riteniamo inoltre che il dollaro continui ad affrontare venti contrari sia ciclici sia strutturali, a sostegno della nostra posizione corta sulla divisa rispetto a un paniere di valute”.
Filippo Diodovich, senior market strategist di ING Italia
Per Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia, “la Fed sembra essere entrata in modalità ‘supporto alla crescita’ e non più soltanto ‘guerra all’inflazione’”. E la combinazione tra prezzi non ancora domati e un indebolimento del mercato del lavoro, cui si aggiunge l’assenza di dati, renderà la comunicazione di Powell ancora più centrale per i mercati. A suo avviso, i punti chiave da monitorare della conferenza stampa saranno tre: i toni sul lavoro, quelli sulla transitorietà del carovita e l’eventuale conferma (anche implicita) di una traiettoria di allentamento monetario continuo. Non solo, però. “Questo meeting non è infatti soltanto macroeconomico ma anche altamente politico e istituzionale”, evidenzia, ricordando sia le divisione interne al comitato sia le pressioni di Trump. “Un messaggio troppo ‘colomba’ rischia di essere interpretato dai mercati come cedimento politico anziché decisione puramente tecnica di politica monetaria”, analizza. A suo avviso, quindi, l’istituto centrale potrebbe “accompagnare la sforbiciata con un linguaggio ancora molto duro sull’inflazione per difendere la propria credibilità e indipendenza.
Fuori dal coro Alberto Conca, gestore del fondo Quantamental Equity di Zest, secondo cui la banca centrale americana sta commettendo un errore. “L’economia USA non necessita di ulteriore sostegno ma il deficit fiscale aumenterà comunque e la Fed non rinuncerà ad altri cinque tagli entro la fine del 2026”, spiega, mettendo in guardia sulla possibilità che questo doppio stimolo aumenti il rischio di surriscaldamento dell’inflazione. Per l’esperto, un decennio di tassi estremamente bassi non è infatti riuscito a generare una crescita significativa e il fatto che il costo del denaro al 5% abbia avuto solo un leggero impatto sull’economia suggerisce che la crescita del Pil sia ora meno sensibile alle condizioni monetarie. Inoltre, aggiunge, “ridurre il costo del denaro quando il Pil sta crescendo oltre il suo potenziale e con il carovita sopra l’obiettivo del 2% minaccia la stabilità dei prezzi”.Al di là di questo, la posizione di Conca sul reddito fisso rimane sostanzialmente invariata. “Gli investitori dovrebbero concentrarsi sui titoli che offrono il rapporto rischio-rendimento più interessante”, suggerisce. E, a suo avviso, le obbligazioni societarie investment grade continuano a soddisfare questi requisiti: “I fondamentali sono solidi su entrambe le sponde dell’Atlantico, la tendenza dei rating è favorevole agli upgrade piuttosto che ai downgrade e le valutazioni appaiono più interessanti rispetto al debito high yield o dei mercati emergenti”.
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