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Secondo il report sul settore di UBS, la gestione dei portafogli sta cambiando come mai prima. Mentre il biglietto verde perde centralità e l’AI continua a convincere, la diversificazione diventa la chiave contro l’incertezza geopolitica
I family office globali cambiano atteggiamento e reagiscono all’incertezza diversificando. Sono infatti sempre di più quelli che si stanno muovendo per ricalibrare i portafogli nel mezzo della tempesta geopolitica, diminuendo l’esposizione ad asset storicamente preferiti come il dollaro USA per spostarsi verso acque più calme. È questa la fotografia scattata dal ‘Global Family Office Report’ di UBS, la ricerca annuale condotta dalla società che fa il punto su come queste realtà stiano gestendo i patrimoni dei paperoni a partire dalle opinioni di oltre 300 clienti in 30 mercati. Un quadro, quello di quest’anno, fortemente influenzato dal rischio geopolitico, con la guerra in Medio Oriente a complicare lo scenario e la minaccia di una recessione che appare sempre più concreta.
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Volatilità e incertezza economica tra le principali preoccupazioni
Secondo i risultati della ricerca presentata da UBS, è il contesto geopolitico attuale a mettere in allerta i family office di tutto il mondo. Mentre cala la preoccupazione per lo scoppio di una guerra commerciale, sono oggi i conflitti geopolitici a rappresentare il più grande rischio sia nel breve che nel lungo termine. Nel frattempo, crescono anche i timori legati alla situazione del debito globale e all’allarme recessione aggravato dalle conseguenze della guerra tra USA e Iran e la chiusura dello Stretto di Hormuz. In risposta a questa fase di forte incertezza, la banca registra un dato senza precedenti per l’indagine: oltre il 60% del campione pianifica di fare cambiamenti nell’asset allocation nei prossimi 12 mesi. Un cambio di paradigma che spinge gli intervistati a orientarsi verso un approccio di medio termine e a scegliere la strada della diversificazione come leva per costruire portafogli resilienti. “I family office continuano ad adeguare i portafogli in modo misurato, diversificando tra asset, valute e regioni, pur mantenendo l’esposizione a temi a lungo termine come l’intelligenza artificiale con maggiore selettività” spiega Benjamin Cavalli, head of Strategic Clients & Global Connectivity di UBS Global Wealth Management. Non un cambiamento brusco e repentino, dunque, ma piuttosto un adattarsi alle nuove condizioni. “Gli asset nordamericani continuano chiaramente a rappresentare la quota maggiore delle allocazioni”, afferma l’esperto.
Cambiamenti nell’asset allocation strategica nel 2026

Fonte: UBS Global Family Office Report
In fuga dal dollaro
Entrando nel merito della ricalibrazione dei portafogli, Cavalli evidenzia un trend: “Molti stanno valutando una riduzione dell’esposizione al dollaro statunitense o stanno pianificando una diversificazione a livello regionale”. Il biglietto verde è infatti l’unica moneta tra le valute principali a cui quasi metà degli intervistati (47%) si sente sovraesposto. Il report pone quindi l’accento su un cambiamento degli equilibri di mercato, con il 65% dei family office che prevede un indebolimento della fiducia nel tradizionale ruolo di valuta di riserva della divisa. La diversificazione valutaria è perciò la strada preferita, in particolare verso il franco svizzero e l’euro. In questo senso, l’oro rimane centrale sia come protezione dal rischio geopolitico che in termini di diversificazione dal dollaro.
Per quanto riguarda poi la geografia dei portafogli, gli esperti di UBS notano una tendenza alla diversificazione regionale più marcata rispetto al passato. Fanno eccezione solo gli operatori statunitensi, tra i quali prevale un orientamento per il mercato interno che si riflette in 88% dei portafogli allocati in Nord America. Gli States rimangono comunque una zona privilegiata da tutti, ma si rileva un’inclinazione a guardare anche agli emergenti e al Vecchio Continente. Con l’obiettivo di ridurre il rischio di concentrazione, i mercati più attraenti verso cui aumentare le esposizioni per gli intervistati risultano essere tre: l’Asia-Pacifico, la Cina e l’Europa occidentale.
Sviluppo dell’asset allocation regionale 2021-2026

Fonte: UBS Global Family Office Report
L’intelligenza artificiale non perde terreno
L’evoluzione tecnologica e, in particolare, l’intelligenza artificiale resta un tema centrale nonostante i timori dello scoppio di una bolla. Il 65% dei family office coinvolti nella survey di UBS hanno infatti dichiarato di aver investito nell’AI e nei settori legati alla sua implementazione, dai data center ai semiconduttori e alle piattaforme software. Non solo: l’interesse si spinge anche agli ambiti di applicazione della tecnologia, come la sanità. Il rischio di una correzione delle valutazioni non ha allontanato i player di settore, che affermano di voler mantenere o aumentare l’esposizione, ma sta influenzando il modo in cui scelgono di investire negli algoritmi. Yves-Alain Sommerhalder, head of Global Wealth Management Solutions di UBS, sottolinea che “i family office stanno affrontando l’intelligenza artificiale con convinzione e selettività, cercando opportunità lungo tutta la catena del valore e bilanciando al contempo il potenziale di crescita a lungo termine con la disciplina del rischio”. Rimangono invece una nicchia, seppure in crescita, le criptovalute e gli asset digitali.
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