Osservatorio IRTOP Consulting: sono salite a 72, per una capitalizzazione complessiva pari a 3,9 miliardi di euro. Per il 76% è una scelta volontaria. Preferito il GRI Standards
Rendicontare la sostenibilità sta diventando sempre più la regola, piuttosto che l’eccezione. Sono infatti ben 72 le quotate su Euronext Growth Milan che lo fanno, il 34% del totale, per una capitalizzazione complessiva pari a 3,9 miliardi di euro. Il dato è aggiornato al 31 gennaio di quest’anno e segna un crescita rispetto al 31 dicembre 2024, quando il numero delle società virtuose si fermava a 67. A fare il calcoli è l’Osservatorio ECM ESG di IRTOP Consulting, che ha passato al setaccio le prassi di queste aziende, evidenziando come nella maggior parte dei casi si tratti di una scelta volontaria che, al livello di framework, preferisce i GRI Standards.
Fonte: Osservatorio ECM ESG di IRTOP Consulting, dati al 31/01/2026
Secondo l’indagine, le società sustainable appartengono principalmente al comparto technology services (19%), seguito da commercial services (13%), producer manufacturing (8%) e consumer durables (8%). Dal punto di vista geografico, la regione più rappresentata è la Lombardia (33%), seguita dal Lazio (11%) e dall’Emilia-Romagna (10%). Nel 24% dei casi la pubblicazione è obbligatoria, perché connessa alla Relazione d’Impatto correlata allo status di società benefit o alla pubblicazione della DNF. Per il restante 76% delle aziende si tratta invece di una scelta volontaria. La maggior parte delle imprese (73%) pubblica un Bilancio o Report di sostenibilità/ESG, mentre il 25% preferisce la Relazione d’Impatto in virtù del proprio status di società benefit. L’1% sceglie il Bilancio Integrato e un altro 1% redige la DNF ex D. Lgs. 254/2016. Infine, quasi tutte (97%) preferiscono pubblicare il documento in modo distinto: solo il 3% lo integra all’interno del Bilancio.
Fonte: Osservatorio ECM ESG di IRTOP Consulting, dati al 31/01/2026
Matrice di materialità e doppia materialità
Il 90% delle società ha esposto i temi materiali all’interno dei documenti. Nello specifico, il 19% ha realizzato una matrice di materialità, dando quindi priorità ai temi identificati in base alla loro rilevanza per il business e per gli stakeholder. Il 49% ha invece mappato i temi sotto forma di lista. Rispetto al 2024, il 6% ha utilizzato la doppia materialità che richiede alle aziende di considerare non solo gli effetti delle loro attività sull’ambiente e sulla società (e come questi fattori esterni influenzino le performance finanziarie), ma anche il modo in cui dall’esterno tali fattori possono essere influenzati da trend tecnologici, introduzione di nuove normative e direttive, nuovi concorrenti e nuove soluzioni. Inoltre, l’83% (dal 79% del 2024) adotta processi di stakeholder engagement, mostrando come questo strumento di ascolto, dialogo e coinvolgimento stia diventando una leva fondamentale.
Fonte: Osservatorio ECM ESG di IRTOP Consulting, dati al 31/01/2026
Preferito il GRI Standards
Tra gli standard di rendicontazione diffusi a livello internazionale, quello maggiormente adottato dalle aziende (70%) è il Global Reporting Initiative (GRI Standards). Più nel dettaglio, il 7% ha preferito il ‘Referenced’ (che consente di utilizzare soltanto specifici GRI Standards o singole sezioni di questi), il 6% ha optato per l’opzione ‘In Accordance Core’ (il report che contiene le informazioni minime necessarie a comprendere la natura dell’organizzazione, i suoi temi materiali e i relativi impatti e come questi vengono gestiti), mentre il 28% ha scelto il ‘With Reference’ (quando un’organizzazione non è in grado di soddisfare i requisiti obbligatori dello standard GRI o vuole rendicontare solo specifiche informazioni). Infine, in linea con la Corporate Sustainability Reporting Directive, il 15% delle società sustainable di EGM (dal 5% del 2024) ha utilizzato gli European Sustainability Reporting Standard.
L’Osservatorio ha anche analizzato l’adozione degli obiettivi di sviluppo sostenibile SDGs dell’Onu, scoprendo che ben il 76% delle aziende preso in considerazione l’impatto che la propria attività ha su tali target. Il ‘Goal 8-Lavoro dignitoso e crescita economica’ si conferma anche nel 2025 quello più adottato (66%), seguito dal ‘Goal 9-industria, innovazione e infrastrutture’ (60%). Quanto alle certificazioni, la ISO 14001:2015 e la ISO 9001:2015 sono quelle più ottenute (rispettivamente 54% e 72%), seguite dalla ISO 45001:2018 (36%).
Rischi ESG e modelli di governance
L’analisi ha poi evidenziato come il 65% adotti un Modello di Gestione dei Rischi per garantire un corretto controllo e mappare una strategia risolutiva. Il restante 44% non ha invece un sistema di identificazione dei rischi di natura non finanziaria, e si basa quindi sull’analisi del contesto interno ed esterno all’azienda. Quanto ai principali rischi cui una società può essere esposta, spiccano quelli economici/business (53%) e quelli ambientali/climatici (53%). Seguono poi i rischi personali (43%) e l’information security (31%). Passando al grado di integrazione dei modelli di governance implementati, il 96% ha adottato il Codice Etico quale documento ufficiale dell’azienda che contiene l’insieme dei diritti, doveri e delle responsabilità nonché i valori dell’ente nei confronti dei portatori d’interesse. L’86% ha poi adottato il Modello di gestione, organizzazione e controllo previsto dal D. Lgs. 231/2001. Infine, il 36% (dal 24% del 2024) si è dotato di un Comitato di Sostenibilità con il compito di supervisionare i temi non finanziari e di integrare all’interno della propria strategia aziendale i criteri ESG.
Per Anna Lambiase, ceo di IRTOP Consulting e direttore scientifico dell’Osservatorio, l’aumento delle quotate virtuose rappresenta un segnale chiaro di maturità del mercato. “La rendicontazione ESG non è più un elemento accessorio, ma una leva strategica di competitività: rafforza il dialogo con gli stakeholder, migliora l’accesso al capitale e contribuisce alla creazione di valore nel breve, medio e lungo periodo”, afferma. Sottolineando come le informazioni non finanziarie siano ormai parte integrante dei processi di valutazione “sia lato debito che da quello equity, anche ai fini dell’accesso a strumenti di finanza sostenibile, quali Ipo, green bond e social bond”.
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