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L’indice di Borsa Italiana dedicato alle pmi continua a crescere. Lambiase: “Necessario un bonus Ipo strutturale”. Studio Ey: l’incertezza frena le quotazioni globali
Ben 180 società, per una capitalizzazione di 10,4 miliardi di euro, un giro d’affari di 6,9 miliardi e oltre 28mila dipendenti in settori diversificati, dal tech all’industria, ai servizi, all’healthcare. È l’Euronext Growth Milan, che archivia il 2021 con bilanci positivi: le quotate hanno infatti registrato una crescita media di fatturato del 55% e di dipendenti del 31%.
La fotografia del mercato di Borsa Italiana dedicato alle pmi ad alto potenziale, che consente l’accesso ai mercati azionari con un processo di quotazione semplificato, emerge dal consueto Outlook IR Top Consulting, che conferma come l’ex Aim resti il principale canale di raccolta di capitali per la crescita delle imprese italiane.
Nel report si sottolinea anche l’importante contributo dato da Egm al mercato principale, con 21 aziende che hanno realizzato il translisting e che oggi rappresentano su Exm una capitalizzazione pari a 7,9 miliardi. E per il 2022 la pressione targata IR Top Consulting è di 200 società quotate per una capitalizzazione complessiva di 13 miliardi di euro.
Dal 2009 ad oggi, Euronext Growth Milan ha accolto 254 società e la raccolta in Ipo è stata pari a 5,6 miliardi, segno di una evoluzione culturale a favore dell’equity che sta interessando tutti i settori. Il 2022 ha registrato, al 6 luglio, 10 debutti per una raccolta di circa 773 miliardi. Registrate poi 17 Opa, 33 delisting e 3 fusioni. Sempre stando ai dati, il mercato ha registrato un notevole sviluppo a partire dal 2016, grazie all’effetto combinato dei Pir e del credito di imposta sui costi di Ipo: +132% in termini di società quotate e +259% in termini di capitalizzazione rispetto a fine 2016.
Migliora la liquidità dei titoli
Nel periodo 2017-2022, le quotazioni hanno riportato i seguenti dati medi (al netto delle Spac, delle business combination e di technoprobe): capitalizzazione pari a 33,5 miliardi, flottante pari al 26,1%, raccolta pari a 8,9 miliardi, peso della raccolta in aumento di capitale pari al 92%.
Negli anni, l’ex Aim si è poi evoluto incrementando l’eterogeneità settoriale e territoriale delle pmi. In termini di numero di società quotate, il settore più rappresentato è la tecnologia con il 26% (in particolare technology services 16%, health technology 5% ed electronic technology 4%). Le Regioni più rappresentate sono invece la Lombardia (77 società, pari al 43%), il Lazio (24, 13%) e l’Emilia-Romagna (17, 9%).
L’analisi storica del controvalore medio giornaliero e dei giorni con scambi evidenzia un miglioramento della liquidità dei titoli Egm a seguito dell’introduzione dei Pir nel 2016, anno in cui il dato si era attestato rispettivamente a 24 mila euro e al 62%. Nel 2021 il controvalore medio giornaliero è stato pari a 199 mila euro e i giorni con scambi al 72%, mentre al luglio 2022 il dato si attesta a 105 mila euro e all’80%.
Giro d’affari in crescita
Sulla base dei bilanci 2021, le 179 quotate al primo luglio 2022 generano un giro d’affari complessivo pari a 6,9 miliardi, +31% rispetto al 2020 quando era pari a 5,2 miliardi. Le società hanno registrato in media una crescita dei ricavi del 55%.
Il 78% del mercato è composto da aziende con ricavi inferiori a 50 milioni. La quotata su Egm nel 2021 presenta i seguenti dati medi: ricavi 41,3 milioni, ebitda 7,1 milioni, Ebitda margin 17%, Pfn (cassa) 3,8 milioni. Sulla base dei bilanci 2021, le quotate occupano complessivamente 28.196 dipendenti, +25% rispetto ai 22.507 del 2020. La crescita media è pari a +31%. I settori che occupano, in media, il maggior numero di risorse sono: industrial services (671), producer manufacturing (374), electronic technology (315).
Investitori istituzionali, gli svizzeri superano gli italiani
Nell’azionariato delle 175 quotate, al 31 maggio 2022 erano presenti 146 Investitori Istituzionali, di cui 21 italiani (pari al 14%) e 125 esteri (86%). La Svizzera supera l’Italia con 22 case di investimento, pari al 15%; anche la Francia, al pari dell’Italia, è presente con 21 case di investimento (14%). L’investimento complessivo è pari a 1.057 milioni euro (pari al 9% della capitalizzazione del mercato), di cui 419 milioni (40%) detenuto da investitori italiani e 638 milioni euro (60%) da investitori esteri.
Tra gli investitori più attivi emergono Banca Mediolanum (106,7 milioni euro, 51 società partecipate), Algebris Investments (Ireland), SARL (79,6 milioni, 51 società) e First Capital (71 milioni, 24 società’).
Lambiase: “Necessario un bonus Ipo strutturale”
“L’esito della consultazione del Mef sul ‘Libro Verde’ evidenzia l’esigenza di rendere più competitivo e appetibile il mercato italiano facilitando l’accesso alla quotazione, semplificando le regole di accesso ai sistemi multilaterali di negoziazione e intervenendo su alcuni aspetti di diritto societario”, spiega Anna Lambiase, ceo di IR Top Consulting, che ricorda come dal confronto internazionale si evidenzia ancora un importante gap tra il mercato Egm e l’Euronext Growth Paris (pari a -36% in termini di emittenti e -45% in termini di capitalizzazione) e nel confronto con Aim Uk )pari a -79% in termini di emittenti e -92% in termini di capitalizzazione).
“L’Osservatorio Egm intende presentare al Mise la richiesta di legare in maniera strutturale il credito d’imposta ai costi di Ipo, incentivo che ha rappresentato una notevole spinta alla crescita del mercato, con l’obiettivo di far raggiungere a Egm una dimensione in linea con quella delle principali Borse estere – ha aggiunto la Lambiase -. È auspicabile che la misura diventi permanente a partire dalla Finanziaria 2023 e che l’importo del cdi venga ristabilito in 500 mila euro, maggiormente in linea con gli attuali costi di Ipo. Sulla base delle quotazioni su Egm del quadriennio 2018-2021 che hanno visto una media di 24 pmi annue, stimiamo una nuova misura complessiva non inferiore a 12 milioni di euro”.
Studio Ey: l’incertezza frena le Ipo
Intanto, l’EY Global Ipo Trends segnala come nel mondo le offerte pubbliche iniziali abbiano continuato a rallentare nel primo e nel secondo trimestre dell’anno, registrando un calo considerevole sia del numero di operazioni che dei proventi. L’accresciuta volatilità del mercato, l’incertezza dovuta alle tensioni geopolitiche e dei fattori macroeconomici oltre al calo delle valutazioni e la scarsa performance dei prezzi delle azioni hanno infatti comportato il rinvio di numerose quotazioni.
Nel secondo trimestre del 2022, il mercato globale delle Ipo ha visto 305 operazioni che hanno raccolto 40,6 miliardi di dollari, con un calo rispettivamente del 54% e del 65% rispetto all’anno precedente. Nel 2022 le Ipo sono state 630 e hanno raccolto 95,4 miliardi di dollari, con un calo rispettivamente del 46% e del 58% rispetto all’anno precedente.
Il mercato italiano nel secondo trimestre del 2022 ha registrato 7 operazioni (in calo del 30% rispetto al secondo trimestre 2021) ed ha raccolto 0,6 miliardi di dollari di proventi, con un aumento rispetto al secondo trimestre 2021 (circa + 60%), grazie ad una specifica operazione conclusasi a fine periodo.
Nel secondo trimestre del 2022, le operazioni di Ipo in Europa sono state 43 per un valore complessivo di 1,5 miliardi di dollari. Il Vecchio Continente ha rappresentato il 15% delle operazioni globali. Due borse Ue sono state tra le prime 12 per proventi e una per numero di operazioni. Sul mercato americano sono state completate 41 operazioni nel secondo trimestre del 2022, registrando 2,5 miliardi di dollari, con un calo del 73% nel numero di operazioni e un calo del 95% dei proventi su base annua. Nel mercato asiatico invece si rilevano 181 Ipo per un valore di 23,3 miliardi di dollari nel secondo trimestre, con un calo del 37% su base annua per quanto riguarda il volume e del 42% per quanto riguarda i proventi.
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