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Secondo McKinsey e World Economic Forum il settore potrebbe crescere da 630 miliardi di dollari nel 2023 a 1.800 miliardi entro il 2035. Per WisdomTree la riduzione dei costi di lancio sta aprendo la strada a una nuova economia orbitale, mentre GAM vede opportunità anche in Europa
La space economy si prepara a entrare in una nuova fase di sviluppo. Se negli ultimi mesi l’attenzione degli investitori si è infatti concentrata soprattutto sulla quotazione di SpaceX e sul boom degli investimenti in intelligenza artificiale, oggi la filiera che ruota attorno infrastrutture orbitali e semiconduttori offre un universo di opportunità molto più ampio. È la tesi sostenuta anche da McKinsey e World Economic Forum, secondo i quali il settore potrebbe quasi triplicare di dimensioni e passando da 630 miliardi di dollari del 2023 a 1.800 miliardi entro il 2035. Una trasformazione destinata a entrare nei radar anche degli asset manager, con molti già convinti che la progressiva riduzione dei costi di accesso e la crescente domanda di servizi stiano trasformando un comparto storicamente dominato dai governi in tema di investimento.
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La rivoluzione che ha cambiato l’economia dello spazio
Per Elvira Kuramshina, associate director Quantitative Research di WisdomTree, il punto di svolta è arrivato quando SpaceX è riuscita per la prima volta a far atterrare verticalmente il primo stadio di un razzo orbitale. Da quel dicembre del 2015 la riutilizzabilità dei lanciatori ha infatti modificato radicalmente l’economia del settore, abbattendo il costo di accesso allo spazio e rendendo sostenibili progetti che fino a pochi anni fa erano considerati proibitivi. “Portare un chilogrammo in orbita terrestre bassa costava oltre 61 mila dollari ai tempi dello Space Shuttle ma costa appena 1.410 dollari con l’attuale Falcon Heavy”, esemplifica l’esperta. Una riduzione che ha aperto la strada allo sviluppo di costellazioni satellitari, infrastrutture orbitali, data center nello spazio e non esclude neppure la possibilità di installazioni permanenti sulla Luna. “E se lo spazio è tornato a essere una priorità nazionale”, osserva Kuramshina, “la vera novità risiede nel fatto sta diventando un mercato commerciale sostenuto dall’innovazione privata”.
Dai satelliti all’IA: nasce una nuova economia orbitale
Per WisdomTree, la crescita non riguarderà però soltanto i lanci. L’intera catena del valore è destinata ad ampliarsi, dall’osservazione della Terra alle telecomunicazioni fino ai servizi per agricoltura e logistica o anche assicurazioni e finanza. La prossima fase potrebbe poi comprendere attività oggi ancora agli esordi: la manutenzione dei satelliti direttamente in orbita, la rimozione dei detriti spaziali, la produzione in microgravità, la generazione di energia nello spazio e le prime costruzioni lunari. In questo contesto intelligenza artificiale e robotica assumono un ruolo centrale: maggiore è la distanza dalla Terra, più diventa necessario affidare ai sistemi autonomi funzioni di navigazione, manutenzione e gestione delle infrastrutture. Secondo Kuramshina, ogni progresso nell’automazione e nell’accesso allo spazio amplia le possibilità di creare valore anche per le industrie terrestri e trasforma la space economy in uno dei principali megatrend tecnologici dei prossimi decenni.
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Non solo SpaceX: l’Europa prova a ritagliarsi un ruolo
Se l’attenzione degli investitori continua a concentrarsi soprattutto su SpaceX e sulle grandi società statunitensi, c’è chi è convinto che le vere opportunità stiano altrove. È il caso di Tom O’Hara, investment director European Equities di GAM, secondo cui il mercato starebbe trascurando numerose aziende europee già profittevoli e direttamente esposte allo stesso tema. L’attesa per la quotazione dell’azienda di Elon Musk ha contribuito a spingere l’ETF VanEck Space Innovators a guadagnare quasi il 100% da inizio anno, mentre molte società americane ancora in perdita trattano a valutazioni molto elevate. Al contrario, osserva il gestore, nel Vecchio esiste un ecosistema che continua a essere valutato con multipli decisamente inferiori. “Non ci aspettiamo che sulla sponda orientale dell’Atlantico nasca la prossima SpaceX”, spiega, “ma l’entusiasmo attorno alla società americana mette in evidenza il valore di molte aziende locali che operano offrono interessanti prospettive di crescita”.
Dalla sovranità spaziale ai semiconduttori: le opportunità
Tra i nomi citati da GAM figura innanzitutto Avio, considerata un asset strategico per garantire all’Europa un accesso autonomo allo spazio grazie ai programmi Vega e Ariane 6. Il gestore sottolinea come oltre l’80% del fatturato della società derivi già dalle attività di lancio, pur trattando a valutazioni nettamente inferiori rispetto a concorrenti statunitensi del calibro di Rocket Lab. L’interesse non riguarda però soltanto i lanciatori. Airbus, Leonardo e Thales stanno lavorando alla creazione di un campione europeo dello spazio attraverso l’integrazione delle rispettive attività satellitari mentre STMicroelectronics beneficia della crescente domanda di semiconduttori destinati alle costellazioni in orbita bassa con ricavi collegati ai programmi LEO destinati ad avvicinarsi al miliardo di dollari nel 2026. Anche operatori come SES ed Eutelsat, conclude GAM, potrebbero beneficiare della crescente attenzione dei governi europei verso comunicazioni satellitari sicure e autonomia tecnologica. Più che semplici società di telecomunicazioni, il mercato potrebbe iniziare a considerarli infrastrutture strategiche per la sicurezza e la sovranità digitale del continente.
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