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Lo studio Commonfund 2025 mostra rendimenti oltre l’11% per le scuole private USA. Il rimbalzo delle strategie alternative sostiene le performance e spinge sempre più istituzioni verso l’esternalizzazione
Il crescente ricorso a modelli di gestione esternalizzata e il ritorno di performance positive nei mercati privati stanno ridisegnando le strategie di investimento degli endowment delle scuole private statunitensi. È quanto emerge dal Commonfund Study of Independent Schools del 2025, realizzato realizzato dal Commonfund Institute in collaborazione con la National Business Officers Association, che evidenzia come la maggiore complessità dei portafogli stia spingendo sempre più istituzioni educative private e nonprofit ad affidarsi a servizi di outsourced CIO (OCIO) mentre le allocazioni significative agli alternativi sostengono i rendimenti.
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Performance in ripresa grazie ai private markets
Lo studio, basato sui risultati dell’anno fiscale 2025 di 243 istituzioni scolastiche indipendenti dalla scuola primaria alla secondaria superiore, mostra un recupero generalizzato delle performance. Nel complesso il campione ha conseguito un ritorno dell’11,5%, archiviando il terzo anno consecutivo in positivo nonostante un lieve calo rispetto al 12,3% del 2024. Su orizzonti più lunghi, ad esempio dieci e vent’anni, i numeri parlano invece di un + 7,7% di un +7,2%. Gli endowment con patrimoni superiori ai 50 milioni di dollari e quelli di fascia intermedia, compresi tra 10 e 50 milioni, si sono distinti per un più rotondo 11,6% mentre quelli più piccoli hanno ottenuto un rendimento medio del 10,9%. Una discrepanza che l’analisi attribuisce al rimbalzo delle strategie di private markets, alle quali i primi hanno allocazioni alternative strutturalmente più elevate.
Asset allocation stabile nonostante volatilità e incertezza
Nonostante un contesto caratterizzato da volatilità dei mercati e incertezza politica a livello federale, lo studio mostra come la composizione dei portafogli sia rimasta sostanzialmente invariata rispetto all’anno precedente. L’asset allocation media al 30 giugno risultava infatti distribuita per il 35% in azioni statunitensi, per il 30% in strategie alternative, per il 17% in azioni internazionali, per il 14% in reddito fisso e per il 4% in liquidità e strumenti a breve termine. Le allocazioni alle strategie alternative comprendevano in particolare il 10% in hedge fund, il 10% in private equity, il 3% in venture capital, il 2% in private credit e il 2% in energia e risorse naturali, mentre la quota residua era destinata a mix di tre strumenti: real estate, distressed debt e secondaries. La propensione al riequilibrio dei portafogli è comunque aumentata: il 73% delle istituzioni ha effettuato operazioni di rebalancing durante l’esercizio, rispetto al 69% dell’anno precedente. Le differenze dimensionali restano marcate: le scuole più grandi mantengono un’esposizione agli alternativi pari al 34%, contro il 10% di quelle appartenenti alla fascia intermedia e appena il 2% delle piccole.
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Cresce rapidamente il ricorso all’outsourcing
Uno degli elementi più rilevanti dello studio riguarda l’evoluzione dei modelli di governance degli investimenti. Con l’aumentare della complessità delle strategie e delle asset class, appare infatti chiaro come le scuole indipendenti stiano accelerando il passaggio verso servizi di outsourced CIO. Il 52% degli istituti partecipanti ha dichiarato di utilizzare un OCIO, nello specifico, evidenziando un aumento rispetto al 46% del 2024 e al 33% del 2023. Parallelamente, l’utilizzo di consulenti d’investimento tradizionali è sceso dal 62% al 54%. Tra le scuole che adottano questo modello di esternalizzazione, la quota di patrimonio affidata a soggetti terzi risulta estremamente elevata: riguarda il 100% degli asset nel caso delle piccole, per quelle di dimensione intermedia si attesta il 97,3% e per le istituzioni più grandi al 98%. Solo il 2% del campione dispone di un chief investment officer interno, a rimarcare il trend.
Endowment in crescita e maggiore sofisticazione gestionale
Le 243 scuole partecipanti rappresentano complessivamente circa 17,3 miliardi di dollari di asset in gestione, in aumento rispetto ai 15,6 miliardi rilevati nel 2024 su un campione di 211 istituzioni. Lo studio evidenzia dunque una doppia tendenza strutturale: da un lato il ritorno dei private markets come driver di performance per gli investitori istituzionali educativi, dall’altro la crescente professionalizzazione della gestione attraverso modelli OCIO. In un contesto di mercati più complessi e diversificati, gli endowment scolastici sembrano quindi muoversi verso strutture di investimento sempre più simili a quelle dei grandi investitori istituzionali, combinando allocazioni alternative significative e governance finanziaria esternalizzata per sostenere risultati di lungo periodo.
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