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All’evento Assogestioni “Net Zero. Sogno o realtà?” la visione di Bruxelles per la decarbonizzazione al 2050 nelle parole di Mario Nava. Sul tavolo anche le sfide del risparmio gestito sul fronte ambientale
“L’Europa ha preso una posizione di leadership verso l’obiettivo Net Zero, un tema che inciderà profondamente sull’economia e su tutta l’industria del risparmio gestito”. Con queste parole Fabio Galli, Direttore Generale di Assogestioni, ha introdotto la conferenza “Net Zero. Sogno o realtà?” organizzata dall’associazione nella seconda giornata del Salone del Risparmio 2023. Ad aprire i lavori è stato il keynote speech di Mario Nava, ex presidente Consob, oggi Direttore Generale della DG per le Riforme Strutturali della Commissione europea, che è stata creata tre anni fa per assistere gli Stati membri europei nell’attuazione delle riforme tecniche e strutturali.
“Più che interrogarsi sulla questione ‘Sogno o realtà’ mi piacerebbe riformulare la frase come ‘Sogno e realtà’, parlando della determinazione di un obiettivo, della forza di volontà di raggiungerlo e dello scambio di conoscenze”, esordisce Mario Nava, che ha illustrato la visione di Bruxelles nel creare un’economia a zero emissioni entro il 2050. “Un obiettivo che può sembrare astratto o lontano per quelli della mia generazione ma che non lo è per i nostri figli. È l’obiettivo che strutturerà l’industria per i prossimi 30 anni, un obiettivo che avrà bisogno costante di verifiche”, spiega Nava, ricordando l’importanza di step obiettivi intermedi, come fatto a Bruxelles con Fit for 55 al 2030 e altre iniziative utili a mettere l’economia Ue sulla traiettoria sostenibile.
Il progetto, prosegue l’alto funzionario, gode di un forte sostegno, come dimostrato dal Flash Eurobarometro di venerdì scorso, che ha individuato la transizione verde tra le quattro cose a cui i cittadini europei sono maggiormente interessati, assieme a salute, istruzione, condizioni di lavoro e sociali.
Nava ha anche sottolineato che “il Next Generation EU non lo finanziamo con i denari pubblici, ma ogni quarto lunedì del mese andiamo sui mercati tramite emissioni di bond verdi, che registrano sempre richieste multiple rispetto a quanto offerto”. Questo dimostra ancora una volta, secondo lui, “che non solo le aziende e i cittadini si sono appropriati di questo progetto di riforma ma anche i mercati ci danno fiducia”.
La strada verso il Net Zero ha imposto l’assunzione di modelli nuovi e la messa a terra di un insieme di strumenti diversi che vanno a toccare differenti obiettivi ed esigenze. Nava cita il programma Just Transition, pensato per aiutare le regioni che più dipendevano da energie fossili, e il Social Climate Fund, creato per favorire transizione in tutti i segmenti della società. Progetti che passano non solo dal supporto finanziario ma anche da quello regolamentare. Su questo fronte, l’alto funzionario Ue ricorda che la leadership europea comporta anche un certo soft power non solo per abbattere le emissioni continentali, oggi il 9% rispetto a quelle mondiali, ma anche la spinta per promuovere il net zero sul 91% restante. E per far ciò, aggiunge “dobbiamo costituire una massa critica di investitori affinché la transizione avvenga davvero”.
Poi c’è la questione finale, quella del supporto tecnico che la DG Reform fornisce per promuovere le riforme strutturali volte a un’economia europea senza emissioni. Su questo fronte, racconta Nava, “abbiamo creato un’accademia per i supervisori di finanza digitale cui oggi aderiscono 25 Paesi, a dimostrazione del fatto che c’è una forte domanda da parte di Stati membri e che a tale domanda la Commissione ha voluto rispondere anche per stimolare il capacity building”. L’esperto cita inoltre il nuovo programma PACE, che prevede lo scambio di funzionari delle amministrazioni pubbliche. “Se vogliamo raggiungere un obiettivo importante come quello del Net Zero, la continua collaborazione è essenziale. Mi dà soddisfazione che questo meccanismo stia prendendo piede e che anche i cittadini ci dicano che è la strada giusta”.
Le posizioni dell’industria
Nella successiva tavola rotonda, i rappresentanti dell’industria e gli investitori hanno discusso delle sfide e delle difficoltà per guidare la trasformazione, nonchè delle ricadute su un settore come quello del risparmio gestito, oggi in prima linea per orientare i capitali verso la transizione e promuovere le attività più promettenti per un futuro a zero emissioni.
Maria Paola Toschi, global market strategist di J.P. Morgan Asset Management, ha sottolineato come l’investimento in società più virtuose sulla sostenibilità – non solo in termini ambientali e quindi di obiettivi net zero, ma anche sul fronte sociale e di governance – consenta di identificare quelle che hanno strategie che consentono di ottenere i migliori risultati. Un aspetto che si accompagna alla crescente domanda di investimenti sostenibili. Toschi ha poi confermato l’importanza della stewardship per sensibilizzare le imprese sul Net Zero e individuare i loro punti deboli. A riguardo, è fondamentale “non escludere settori che magari hanno maggiori emissioni, ma escludere società che non mostrano sensibilità al cambiamento. In questo sta la nostra forza nell’orientare il mercato verso la spinta al cambiamento”.
Federica Calvetti, head of ESG & Strategic Activism di Eurizon Capital Sgr, ha ribadito come anche per le società di gestione del risparmio sia importante mettere a fuoco obiettivi di breve termine per perseguire obiettivi di lungo termine. E valutare con attenzione i percorsi verso la sostenibilità. “Le ragioni per cui una società non raggiunge obiettivi net zero potrebbero essere esogene o endogene. È essenziale verificare se la deviazione dai target sia di lungo termine nel piano della società o se sia il frutto di esigenze immediate. Il valore dell’asset manager è capire che tipo di detour le aziende si trovano a fare”, aggiunge Calvetti, sottolineando che la collaborazione è importante, così come il coinvolgimento di tutte le aziende, inclusi i cosiddetti laggards. “Non si tratta di prendere scorciatoie escludendo i settori in ritardo sulla decarbonizzazione ma di accompagnare i piani di transizione usando la nostra influenza, sia con l’engagement sia con il diritto di voto”.
Giulia Genuardi, head of Sustainability Planning and Performance Management & Human Rights di Enel, ha spiegato come il Net Zero sia un tema complesso che ha un grande numero di soluzioni differenti, non sempre facilmente comparabili. “Mettere a terra un obiettivo net zero comporta la scelta su tante strade per perseguire la decarbonizzazione, con livelli di ambizione diversi a seconda anche delle tecnologie, per esempio con il solo carbon removal, o con il bilanciamento di carbon removal e riduzione delle emissioni, o focalizzandosi soprattutto su questo ultimo aspetto e utilizzando il carbon removal in modo residuale. Il nostro percorso è quest’ultimo e ci permetterà di ridurre le emissioni del 90% al 2040.
Andrea Mariani, direttore generale del Fondo pensione Pegaso, ha affermato che “per un fondo come il nostro il Net Zero dovrebbe essere una stella polare. Il cambiamento climatico non è più qualcosa su cui si può obiettare”. Intanto, se il mondo va verso il Net zero, chi ci arriva prima avrà un vantaggio e sta facendo l’interesse dei suoi iscritti. Ma anche se Pegaso si sta impegnando su questo fronte, il mondo degli asset owner appare un po’ in ritardo rispetto al mondo degli asset manager, come dimostra anche un certo ritardo nelle adesioni alle alleanze Net Zero. “Ma questo tema è la vera discriminante: per questo noi dobbiamo cercare i gestori più motivati e più propensi a prendere la strada della decarbonizzazione”. .
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