Il 2026 si apre come un anno di transizione in cui l’economia globale rallenta senza però sfociare in recessione. Secondo l’Investment Outlook di Amundi, i mercati hanno mostrato una sorprendente resilienza agli shock geopolitici, mentre la crescita mondiale dovrebbe mantenersi intorno al 3%, trainata soprattutto da Asia ed economie emergenti
Il 2026 si profila come un anno di transizione più che di svolta, in cui l’economia globale continua a muoversi dentro un regime di “disordine controllato”. È la definizione che Amundi utilizza per descrivere le aspettative per il prossimo anno caratterizzate da un contesto in cui la crescita rallenta, ma non sconfina nella recessione. Innovazione tecnologica, politiche industriali e allentamento monetario restano i pilastri che permettono al ciclo di proseguire, pur in presenza di valutazioni elevate, vulnerabilità fiscali e tensioni geopolitiche.
Francesco Sandrini, chief investment officer di Amundi SGR
E a proposito di geopolitica, la vera novità del 2025 è la reazione dei mercati. Secondo Francesco Sandrini, chief investment officer di Amundi SGR, “è estremamente sorprendente la resilienza a episodi geopolitici che i mercati anno sviluppato quest’anno”. Evidenza riscontrabile in tutte le analisi del Secondo l’Investment Outlook secondo il quale il PIL globale dovrebbe attestarsi al 3% nel 2026, “sostenuto in particolare da Asia ed economie emergenti” chiosa Monica Defend, head of the Amundi Investment Institute.
Monica Defend, head of the Amundi Investment Institute
Gli Stati Uniti rallenteranno nella prima parte dell’anno, per poi recuperare spinta fino all’1,9%, mentre l’Europa rimarrà su una traiettoria più debole, tra lo 0,9% previsto per il 2026 e un miglioramento nel 2027. “A pesare sul Vecchio Continente restano i vincoli di bilancio e un orientamento fiscale più prudente, compensati solo in parte dall’aumento degli investimenti in difesa e infrastrutture” sottolinea l’esperta. Il 2025 ha avuto una parte centrale durante la quale “siamo passati da un mondo caratterizzato da forti aspettative di crescita, a un mondo che iniziava a prezzare un po’ di stagflazione, di un rallentamento macroeconomico”. In questo momento, continua l’analista, “si è tornati a parlare di tecnologia”. Ed è per questo che alla chiusura dell’anno, guardando in avanti, non si pone più l’accento (o il punto di domanda) sulla crescita. Lo si fa, certo, ma in parte perché i rischi sono ben altri.
I veri rischi
“L’investitore oggi si fa una sola domanda” dice Sandrini. La domanda è: come faccio a difendermi dalla concentrazione sul tema della tecnologia? In questo scenario, infatti, racconta Defend, “l’economia sta imparando a convivere con un’inflazione più strutturale e con forze geopolitiche persistenti, mentre la tecnologia ridisegna nuovi equilibri”. Ed è dalla tecnologia, principalmente ma non solo, che arrivano tre vulnerabilità primarie: concentrazione estrema dei mercati azionari, minacce legate alla dominanza fiscale e un contesto geopolitico instabile.
La soluzione resta la cara vecchia diversificazione. Gli esperti infatti descrivono una postura della società moderatamente costruttiva sugli asset rischiosi. “Nel reddito fisso, il credito investment grade – soprattutto europeo – diventa fondamentale, mentre sugli Stati Uniti pesa lo squilibrio fiscale. Le obbligazioni indicizzate all’inflazione e l’oro restano strumenti centrali in fase di incertezza” spiega Defend.
Sul fronte azionario, la casa invita a guardare oltre ciò che sta succedendo nel settore dell’intelligenza artificiale. “Accanto ai grandi titoli tecnologici, emergono opportunità in comparti industriali, infrastrutture e small-mid cap europee, che potrebbero beneficiare di un euro più forte e di investimenti pubblici crescenti” spiega Sandrini, anche alla luce di questo movimento che si sta verificando: ovvero, gli investitori che temono la concentrazione si spostano verso il Vecchio Continente o i Paese Emergenti. In questi ultimi, infatti, la società individua due motori distinti: da un lato l’Asia, con India e Cina in riposizionamento selettivo; dall’altro America Latina ed Europa orientale, supportate da carry interessanti e trend di lungo periodo.
Tra dazi e geopolitica, l’ultimo sondaggio della società sugli investitori istituzionali certifica i timori per l’anno che sta per iniziare. Eppure, il sentiment resta positivo. Equilibrio, reattività e alternativi il mix per governare l’incertezza anziché subirla
Nel 2026, la casa di gestione vede un azionario globale ancora positivo. Europa ed emergenti in evidenza e USA meno dominanti. Per il prossimo anno la priorità è allargare gli orizzonti
Sondaggio Assiom Forex: il 55% prevede rialzi fra il 3% e il 10% da qui a giugno. Euro-dollaro stabile e spread sotto quota 100. La Fed? Taglierà due volte quest'anno
Scauri è ottimista sul 2026 dell'azionario tricolore e vede utili in crescita, con automotive e beni di consumo in testa. Nuove fusioni e acquisizioni accenderanno il settore finanziario. I migliori dividendi? Banche e telefonici
La crescita globale rimarrà solida e l’AI si confermerà il motore in grado di sostenere i mercati. Nel mirino ci sono l’azionario Usa, ma anche quello Ue, gli Emergenti e i mercati privati. Le incognite però sono molte e diversificare è d’obbligo
Il nuovo anno porta con sé un quadro complesso tra valutazioni elevate, concentrazione sull’IA e rischi geopolitici. Ma, per la group cio Johanna Kyrklund, disinvestire non è la soluzione. Selettività, fondamentali e diversificazione il mix per non perdere il treno del rendimento
La resilienza dei mercati apre la strada a un nuovo anno di aggiustamenti strutturali: qualità, decorrelazione e cross-asset le parole chiave delle nuove strategie
L’anno è stato migliore del previsto, nonostante il contesto turbolento. Per il 2026, l’agenzia stima una crescita stabile sia nell’Area euro sia in Uk. Ma avverte: è prematuro essere ottimisti. Ecco cosa monitorare
Con spread compressi e dispersione in aumento, il reddito torna a essere il principale motore di rendimento. Meno duration e più credito corporate europeo il mix di Calvet (Tikehau Capital) per affrontare il 2026
L’anno prossimo la società compirà 18 anni di presenza sul mercato italiano e tra gli obiettivi principali c’è l’allargamento della gamma di ETF attivi lanciati nel 2025 che, per Tommaso Tassi, “hanno interpretato al meglio le esigenze di trasparenza, liquidità, facilità di accesso e costi contenuti di molti investitori”
Iscriviti per ricevere gratis il magazine FocusRisparmio