Domanda slegata dalle fluttuazioni macro, prezzi indicizzati e dinamiche di lungo termine: le fonti della forza del segmento secondo Karen Azoulay, a capo del team di BNP Paribas AM sul comparto
Karen Azoulay, head of Infrastructure Debt di BNP Paribas AM
I tassi d’interesse delle principali economie scenderanno ma non torneranno più ai livelli pre-Covid, le incertezze sul futuro della crescita globale non sono dissipate e l’inflazione non è vinta. Intanto, alcuni necessari cambiamenti non sono più rinviabili e, anzi, attraggono enormi investimenti: primo tra tutti, l’ascesa delle infrastrutture dei relativi mercati finanziari. Lo spiega Karen Azoulay, head of Infrastructure Debt di BNP Paribas AM. “Le obbligazioni infrastrutturali beneficiano di dinamiche di lungo periodo”, afferma.
“La domanda di servizi legati a questi asset, che comprendono energia elettrica, acqua, telecomunicazioni e trasporti, è relativamente poco flessibile e ciò implica che i rincari non portano a grandi cali della domanda”, prosegue l’esperta, facendo notare come alle caratteristiche positive si aggiungano prezzi spesso indicizzati. “L’investimento in infrastrutture può essere visto come una copertura pratica dall’inflazione e ciò contribuisce alla stabilità del valore del debito”, sostiene quindi Azoulay, secondo la quale i fattori supportivi del contesto non finiscono qui. Si aggiungono la propensione dei governi all’investimento in infrastrutture verdi, decisive in ottica d’indipendenza energetica, e le posizioni monopolistiche di molti fornitori del comparto.
Settori chiave
“Un settore chiave è la decarbonizzazione delle infrastrutture per aiutare i governi a raggiungere gli obiettivi di zero emissioni nette”, completa l’esperta sul punto. E sottolinea come ciò includa comparti strategici e in crescita quali le piattaforme di ricarica delle auto, l’elettrificazione del trasporto ferroviario e la mobilità verde. “La domanda di energia è inevitabilmente in aumento, in particolare …
Secondo il report di Peregrine Communications, il 73% dei wealth manager e private bank mostra una presenza visibile negli alternativi. Ma solo il 40% dispone di una sezione dedicata online. La distanza tra capacità d’investimento e abilità di raccontarla rischia di diventare un nuovo fattore competitivo
Secondo una survey di Preqin, gli alternativi sono scesi dal 21,2% al 17% dei portafogli istituzionali tra dicembre 2025 e lo scorso giugno. A pesare il rallentamento del ciclo dei capitali e maggior attenzione alla liquidità. Ridimensionato il sentiment sul private credit, ma l’interesse per equity e infrastrutture resta
Secondo le stime di Neuberger Berman, l’88% prevede di investire entro cinque anni. In testa private equity e infrastrutture. A far da traino è la domanda di diversificazione. La conoscenza degli ELTIF sale al 74%. Gli italiani preferiscono i fondi draw-down
Uno studio mostra che l’apertura al retail può spingere i fondi alternativi a puntare su società meno mature e a mantenerle per un tempo maggiore in portafoglio, con effetti positivi anche sui risultati. Ma serve che i nuovi investitori abbiano un approccio paziente. In caso contrario, si rischia una pressione verso exit premature
Nel primo semestre 2026 gli investimenti in private equity e venture capital si fermano a 5,1 miliardi di euro, appena il 2% in meno rispetto a un anno prima, Ma il fundraising crolla del 60% a 674 milioni. Il buyout traina gli impieghi, mentre il venture capital resta primo per numero di operazioni. I dati Aifi e PwC
Nel secondo semestre il nuovo indice messo a punto dalla società per saggiare il polso degli investitori resta ben sopra la soglia neutrale, pur arretrando dai 60,1 punti del primo semestre. Condizioni di finanziamento favorevoli ai lender e impegni istituzionali resilienti fanno da traino. Stabile la qualità del credito
Una survey di KKR rileva un interesse crescente tra i clienti con almeno 500mila dollari di asset. Ma il 42% indica la mancanza di informazioni come principale barriera. Per il 53% il confronto in presenza con il consulente resta il canale preferito per orientarsi
Per S&P, la scarsa attività di exit sta portando a una biforcazione strutturale del settore. I grandi operatori continuano a crescere, mentre sui piccoli aumenta la pressione. E all’orizzonte c’è una nuova fase di consolidamento
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Per il centro di ricerca dell’associazione, gli investimenti nel credito privato hanno raggiunto i 2.600 miliardi di dollari a livello globale anche grazie all’ingresso della clientela al dettaglio. Ma la democratizzazione richiede tutele, migliore gestione della liquidità e specializzazione. A rischio la resilienza di tutto il mercato