Dalle minute di giugno emergono le preoccupazioni di alcuni membri sulla traiettoria dei prezzi, soprattutto nei servizi. Per il capo economista è in corso un allentamento delle pressioni salariali
A Francoforte si teme uno stallo del processo di disinflazione. Alcuni membri del board della Banca centrale europea (BCE) hanno infatti espresso preoccupazione, giudicando i dati disponibili “non sufficienti ad accrescere la fiducia che il carovita vada a convergere verso l’obiettivo di 2% entro il 2025”. È quanto emerge dai verbali del meeting di politica monetaria dello scorso 6 giugno, che ha dato l’ok alla prima riduzione dei tassi dal 2019. Un messaggio ribadito nel corso dell’ultimo mese da diversi banchieri centrali mentre la stessa presidente Christine Lagarde ha sottolineato da Sintra come non ci sia fretta di tagliare ancora nonostante i prezzi si stiano raffreddando. E intanto i mercati sono sempre più convinti che un taglio a luglio non ci sarà ma ne prevedono altri due entro fine anno, a settembre e dicembre.
Nonostante la maggior parte dei banchieri abbia espresso fiducia sulla ritirata dei prezzi, precondizione per la decisione di limare il costo del denaro, le minute rivelano come una parte del board abbia espresso la convinzione che la politica monetaria restrittiva sia stata meno efficace del previsto nel contenimento dei prezzi dei servizi. Questi consiglieri restano quindi del parere che occorra ancora qualche tempo per fare maggiore chiarezza sui driver dell’inflazione dell’Area. Intanto, a giugno il carovita del blocco è sceso al 2,5% dal 2,6% di maggio, mentre l’indice core è rimasto al 2,9%. Anche il dato dei terziario si è confermato stabile, in aumento del 4,1% su base annua.
Lane ottimista sui salari
Philip Lane, capo economista della BCE
Il capo economista della BCE, Philip Lane, si è però mostrato ottimista. Nel corso di una una conferenza a Napoli, ha infatti detto di aspettarsi un allentamento delle pressioni salariali. Sia l’indicatore della banca centrale sia il feedback da parte delle imprese, ha spiegato, mostrano una frenata della crescita delle retribuzioni che dovrebbe proseguire nel 2025 e nel 2026. Stime in linea con i dati e che consentirebbero di riportare il carovita all’obiettivo del 2% entro il prossimo anno. “Rispetto al 2023, quando molte imprese si aspettavano una crescita dei salari del 5-6%, ora si prevede un aumento intorno al 3-4%”, ha chiarito Lane.
Dai verbali del mese scorso emerge anche che il consiglio direttivo della BCE è preoccupato per la tendenza all’aumento dei risparmi nella Zona euro, un fenomeno causato dall’incertezza politica e da quella legata alle due guerre in corso. Il timore, si legge, è soprattutto quello che siano penalizzati e vadano a colpire la crescita. Alcuni membri credono poi che, in un periodo di incertezza e di elezioni multiple, le politiche di bilancio potrebbero mostrare meno consolidamento di quello preso in considerazione dalle stime. A causa di queste apprensioni, il direttivo ha concluso che i rischi per la crescita sono bilanciati nel breve termine e orientati al ribasso nel medio. Ma ha anche espresso preoccupazione per l’incertezza legata agli sviluppi politici ed economici delle due economie più grandi al mondo e alle possibili conseguenze per l’Eurozona. I dubbi riguardano ad esempio le politiche di crescita della Cina e il loro impatto sull’UE, perché una forte espansione della manifattura rafforzerebbe l’export di Pechino a scapito di quello del Vecchio Continente.
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