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Crollo del fatturato e ritardi nei pagamenti mettono a repentaglio la sostenibilità del tessuto imprenditoriale, soprattutto al nord. Lo studio Crif/Workinvoice sulle prospettive delle Pmi post-Covid
15 miliardi di euro. È questo il cuscinetto di liquidità di cui le piccole e medie imprese italiane potrebbero avere bisogno nei prossimi mesi a causa dell’allungamento dei tempi di incasso e di pagamento e del crollo del fatturato innescato dall’emergenza sanitaria.
È quanto emerge dal primo Osservatorio sul Working Capital realizzato da Cribis, (società del gruppo Crif – Centrale Rischi di Intermediazione Finanziaria, società privata che gestisce un sistema di informazioni creditizie, in particolare quelle riguardanti eventuali posizioni debitorie dei soggetti censiti, ndr) e Workinvoice, piattaforma digitale italiana di invoice-trading.
In particolare, si legge nello studio, ipotizzando “un calo importante e generalizzato del 70-80% del fatturato nei prossimi tre mesi – pari a un 20% su base annua –, l’aumento del capitale circolante netto da finanziare scenderebbe a 14,7 miliardi, assumendo che un calo così drammatico sia accompagnato da ulteriori ritardi nei tempi di incasso e pagamento. La compressione degli stock potrà alleviare solo temporaneamente la situazione ma si prevede che le scorte debbano essere ricostituite nei mesi successivi”.
45 miliardi, come una (grande) manovra
Crif Ratings, agenzia di rating del gruppo Crif, ha quindi stimato che il fabbisogno finanziario complessivo per tutto il 2020, inclusi i rimborsi del debito finanziario in scadenza e gli investimenti, potrebbe arrivare a 45 miliardi.
Quasi il 50% di questa cifra riguarderà le imprese di Lombardia (27% del campione), Veneto (12%) ed Emilia-Romagna (10%), ossia le regioni più colpite dall’emergenza sanitaria.
Il calcolo del fabbisogno complessivo è stato fatto su un fatturato aggregato di 716 miliardi di euro, dove i crediti verso i clienti sono 190 miliardi e pesano per il 19% del totale dell’attivo.
In particolare “le simulazioni effettuate sul campione di Pmi hanno valutato l’effetto di un allungamento fino a 20 giorni dei tempi di incasso su 190 miliardi di euro di crediti commerciali e di 10 giorni su 152 miliardi di euro di debiti verso fornitori”, scrivono gli analisti.
L’impatto stimato indica un aumento dei crediti compreso tra 30 e 41 miliardi e tra 10 e 19 miliardi per il capitale circolante netto. “Le misure per compensare un’improvvisa carenza di liquidità nel sistema delle Pmi – sottolinea Fabio Bolognini, co-founder di Workinvoice – vanno prese rapidamente, perché gli effetti possono essere molto veloci e alcune imprese sono più vulnerabili”.
Secondo Bolognini, ad esempio una moratoria sulle rate dei mutui “aiuta sicuramente, ma non risolve il problema urgente del capitale circolante che in molte imprese si dilaterà nei prossimi due mesi. Il ricorso alla cessione dei crediti su piattaforme digitali che in questo momento operano al 100% in smart working può far parte delle soluzioni da attivare”, conclude.