Per il presidente dell’associazione c’è un’unità di intenti basata su una responsabilità molto forte verso il Paese e i risparmiatori. Sul futuro la scommessa è il lavoro di squadra: “Abbiamo chiesto l’implementazione di un credito di imposta per i profili senior che decidono di includere cf junior nei propri team”
Luigi Conte, presidente di Anasf
A trent’anni di distanza dall’istituzionalizzazione della figura del promotore (oggi consulente) finanziario in Italia, la categoria vive un periodo di intense trasformazioni. Sfide ma anche opportunità di cui si è discusso nel corso dell’evento celebrativo “Le nuove frontiere della consulenza”, organizzato da Anasf al Museo delle Culture (Mudec).
Temi che Luigi Conte, presidente dell’associazione dei consulenti finanziari, affronta con FocusRisparmio in questa intervista.
In trent’anni il mercato della consulenza si è sviluppato ed è cambiato molto, in particolare con il passaggio da promotore finanziario a consulente. Uno dei fondamentali obiettivi è stato migliorare l’allineamento d’interessi nella catena del valore del risparmio gestito. Siete soddisfatti dei risultati ottenuti e cosa rimane da fare affinché ci sia un ulteriore miglioramento nell’allineamento di questi interessi?
La categoria nel tempo si è evoluta insieme ai risparmiatori, formandosi per rispondere prontamente alle loro esigenze e a quelle del settore. Questo ha permesso il riconoscimento formale e sostanziale dell’attività: una consulenza finanziaria che identifica soluzioni personalizzate e in linea con gli obiettivi dei risparmiatori. Oggi la professione sta evolvendo nella direzione di una consulenza patrimoniale ed olistica e la modalità di lavoro in team permette una condivisione di conoscenze e competenze tra professionisti al fine di migliorare l’allineamento delle esigenze di tutti gli attori del settore, tenendo sempre al centro il risparmiatore, e raggiungere lo scopo condiviso: sviluppare un’economia reale circolare e responsabile.
Facciamo un bilancio delle attività associative portate avanti da Anasf nel corso del 2021 nei confronti dei diversi stakeholders
Il settore e la categoria si confrontano con alcuni trend demografici e tecnologici in realtà comuni a tutta la popolazione italiana e direi anche europea. In questo quadro l’attività associativa si è soffermata in questi mesi soprattutto su tre pilastri: aumento della partecipazione giovanile alla professione, analisi e sviluppo di nuove modalità di integrazione fra innovazione digitale e consulenza finanziaria, sostenibilità.
L’età media della categoria è molto alta: il 60% dei cf ha oltre 50 anni, solo il 2% ha un’età inferiore ai 30 anni. Quali sono le iniziative intraprese per aumentare il tasso di partecipazione dei giovani?
Sul fronte giovani abbiamo lavorato a stretto contatto con il Parlamento italiano attraverso l’intermediazione della senatrice Fiammetta Modena della 5ª Commissione Bilancio secondo una logica di “lobbying virtuosa” per inserire un emendamento nella legge di bilancio che introduca un meccanismo di credito di imposta per quei consulenti finanziari senior che decidano di essere affiancati da profili junior nei propri team. Per quanto riguarda l’ambito accademico abbiamo inaugurato quest’anno il primo corso di formazione professionale specifico per consulenti finanziari, in collaborazione con SDA Bocconi, valido anche come certificazione Efpa in ambito sostenibilità.
Tracciamo invece una prospettiva per il nuovo anno
Come categoria continueremo a lavorare per scardinare la resistenza dei risparmiatori italiani nell’investire l’enorme liquidità a disposizione in conti correnti e depositi a favore dell’economia reale del Paese. C’è un rischio concreto di “tassa patrimoniale occulta” dovuta all’effetto-erosione dell’inflazione. Cercheremo nuovi modi di comunicare con i clienti per sovvertire questo ordine.
L’altra grande sfida riguarda l’innovazione digitale. L’industria è alla ricerca di forme di integrazione fra la componente umana e tecnologica che da un lato garantiscano un adeguato livello di sicurezza e tutela del cliente in un momento di transizione come quello che viviamo oggi, e dall’altro lato assicurino processi ordinati ed efficienti. Di fatto l’algoritmo è nient’altro che un mezzo che consente al consulente di efficientare il legame fra le fasi di accumulo e decumulo degli investimenti e libera tempo da dedicare alla relazione con i clienti.
Sul fronte delle relazioni esterne della categoria, come si è evoluto il rapporto fra cf con le società mandanti da un lato e le fabbriche prodotto dall’altro?
C’è stato un momento nella storia della professione in cui nel rapporto con le mandanti hanno prevalso le divaricazioni su alcuni fronti. Oggi, visto anche il momento storico che stiamo attraversando, è stata un’unità di intenti basata sulla condivisione di responsabilità molto forte verso il Paese e i risparmiatori. Un grande segnale in tal senso è stato lanciato con l’istituzione del primo tavolo di lavoro interassociativo con Assoreti per lavorare in maniera congiunta al tema dell’inclusione dei giovani nella professione di consulente finanziario. La stessa logica di responsabilità reciproca che ritrovo anche nel rapporto con le fabbriche prodotto. Grazie a questo spirito oggi il concetto di “prodotto” è stato superato da quello di “soluzione” che guarda al cliente attraverso un’ottica complessiva di patrimonio.
Come definirebbe oggi l’architettura del sistema distributivo italiano: aperta, guidata, concentrata o in altro modo? E come ritenete possa evolvere in futuro?
L’architettura aperta contribuisce a una consulenza finanziaria che possa essere svolta nel migliore interesse del cliente e nella completa trasparenza delle informazioni fornite. Questo permette di migliorare l’allocazione e la diversificazione degli asset e favorisce un ambiente di maggiore fiducia tra investitori e consulenti finanziari. Rappresenta uno strumento per offrire consulenza finanziaria di qualità e personalizzata rispetto alle esigenze del singolo e alla sua tolleranza al rischio. Per garantire al risparmiatore un servizio sempre di qualità è anche opportuno che l’architettura aperta sia affiancata da una formazione continua e dalla capacità di comprendere le esigenze delle diverse categorie di investitori. Per questo il lavoro di squadra tra colleghi rappresenta un fattore fondamentale per offrire al risparmiatore un servizio a 360 gradi, anche alla luce delle sfide che l’evoluzione del settore porta con sé.
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