James Clark, senior portfolio manager di Nuveen, ci guida in una delle asset class su cui si sta maggiormente concentrando l’attenzione degli investitori; alla ricerca delle miglior modo per esporsi e sfatando qualche mito che ancora resiste
James Clark, senior portfolio manager di Nuveen
Il comparto delle infrastrutture è ancora associato da molti investitori, anche istituzionali, in modo diretto, se non esclusivo, ai mercati privati. “La preferenza per le infrastrutture non quotate in borsa viene giustificata con con tre motivazioni principali: rendimenti superiori, minore volatilità e minori correlazioni. Tuttavia, riteniamo che tali vantaggi percepiti non siano significativi come a volte si pensa e che ci siano valide motivazioni per includere allocazioni a infrastrutture quotate come integrazione nel processo di costruzione di un portafoglio”, spiega James Clark, senior portfolio manager di Nuveen.
Da dove nasce questa convinzione?
A livello generale, possiamo dire dalla nostra expertise consolidata in oltre 80 anni di attività nel settore a livello globale. La piattaforma Nuveen Infrastructure gestisce più di 5 miliardi di dollari di asset infrastrutturali nei mercati privati con un’attenzione consolidata e crescente sul tema della transizione energetica. La nostra esperienza ha dimostrato che i vantaggi dell’esposizione al comparto infrastrutturale sono costanti anche nel caso di un investimento tramite attivi quotati. Ci sono ovviamente delle differenze ma i punti in comune sono preponderanti.
Entrambe le tipologie di allocazione riguardano strutture fisiche collegate a una ubicazione specifica e forniscono all’investitore delle entrate attraverso flussi di cassa basati sull’utilizzo della risorsa stessa. Inoltre, in entrambi i casi il valore deriva dal flusso di cassa e dal valore della struttura e le barriere all’entrata sono relativamente elevate. Possiamo rintracciarne una prova concreta nel caso della strategia Global Infrastructure di Nuveen, gestita da Jay L. Rosenberg, nostro head of Public Real Assets.
Quali sono le specificità dell’investimento in infrastrutture quotate?
Dobbiamo tenere in considerazione il fatto che alcune tipologie di infrastrutture non sono investibili attraverso i mercati privati, se non con investimenti enormi e gradi di concentrazione non consigliabili. A causa delle iniziative globali di privatizzazione, molti attivi infrastrutturali mission-critical sono gestiti da società private anziché dai governi e sono disponibili per l’investimento solo tramite aziende quotate sui mercati azionari. Alcuni esempi molto significativi sono l’aeroporto di Zurigo, o il porto di Amburgo, così come il trasporto pubblico binario leggero di Hong Kong.
Andiamo più nello specifico dei punti di contatto e delle differenze dal punto di vista dei fondamentali di investimento.
Parlando di rendimenti, dobbiamo notare due evidenze fondamentali. La prima è che nel tempo quelli relativi ad infrastrutture quotate e non tendono ad essere molto vicini. Una prova la forniscono i dati sulle proprietà immobiliari. Considerando il NCREIF Property Index come rappresentativo dei mercati privati e il FTSE NAREIT All Equity REIT TR Index di quelli pubblici, possiamo vedere come i rendimenti annualizzati a 15 anni siano molto simili, pari al 7,20 per le non quotate e 7,47% per le quotate.
La seconda evidenza è che i mercati pubblici tendono a scontare i rendimenti futuri degli attivi privati. Questo fattore è da tenere in considerazione in relazione all’orizzonte temporale di un investitore, tenendo sempre in considerazione la natura di lungo periodo dell’allocazione a infrastrutture.
Dal punto di vista della gestione del portafoglio, infine, la liquidità garantita all’asset allocation in infrastrutture quotate è un fattore molto importante poiché permette di ribilanciare il portafoglio secondo modalità che risultano impossibili nel caso di investimenti illiquidi e non quotati.
Dove dovrebbero andare quindi le preferenze degli investitori?
Questa domanda non ha una sola risposta. Possiamo dire che in questo momento i vantaggi in termini di decorrelazione e rendimento attribuiti ai mercati privati sono molto probabilmente sovrastimati da molti investitori e che i punti di forza dell’investimento in aziende quotate, come un ridotto rischio di concentrazione e la possibilità di ribilanciamento derivante dalla loro natura liquida, non sono tenuti pienamente in considerazione.
Dobbiamo certamente sfatare il mito che sia necessaria una scelta a priori. Entrambi gli approcci sono utilizzabili e un loro mix è quello che a nostro parere può dare i migliori risultati in questo momento. Una soluzione molto razionale, anche in relazione alla possibile volontà di concentrarsi, nel caso dei private markets, su ambiti più specifici come quello della transizione energetica su cui Nuveen è molto presente tanto lato equity, con ad esempio la strategia Glennmont’s Clean Energy, quanto lato debito, anche con focalizzazione sul continente europeo grazie alla strategia Energy Transition Enhanced Credit.
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