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I club deal sfondano tra gli investimenti nel private market e, a giudizio degli esperti, il trend non è destinato a spegnersi nel breve termine. Gestione diretta, attese di redditività e fiscalità tra i vantaggi alla base del successo di questi strumenti
I club deal, ovvero le alleanze tra singoli investitori che puntano su progetti sostenendone lo sviluppo e abbassando il rischio, sfondano nei private market a loro volta in ascesa nelle scelte dei family office italiani. Se non in termini di valore assoluto, considerando che rappresentano un mercato ancora acerbo con una quota relativamente modesto sui mercati private (Cristino Busnardo, ad di
ClubDealOnline, in una recente intervista a FocusRisparmio stimava per l’Italia un peso del 3% sul sul totale europeo), quanto meno nel numero, nel blasone degli investitori e nelle proposte di investimento diretto.
Non ci sono dati di segmento relativi agli operatori attivi sul mercato dei club deal e alle operazioni effettuate rispetto al complessivo mercato private, che si conferma in decisa espansione (private equity, infrastrutture e venture capital hanno aumentato la raccolta di oltre il 60% a 23,65 miliardi di euro negli ultimi 12 mesi). Ma non passa giorno che non sia annunciato un nuovo deal di importo sempre più consistente. Ormai non si tratta più di operazioni di carattere occasionale ma di un’attività strutturata entrata a pieno titolo tra le opportunità di investimento proposte a determinati target di investitori. E il trend, a giudizio degli esperti, non è destinato a esaurirsi nel breve termine. Certo, non si tratta di strumenti rivolti al vasto pubblico, anche per i rischi connessi …

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