Nuovo piano di stimolo per incrementare le allocazioni in A-share. L’obiettivo è iniettare ogni anno “centinaia di miliardi di yuan” nel mercato domestico. Investitori cauti
Dopo il peggiore inizio anno degli ultimi nove messo a segno dai mercati azionari nazionali, Pechino è scesa nuovamente in campo. Il governo cinese ha infatti annunciato un nuovo piano di stimolo, già ribattezzato salva-Borsa, che prevede l’intervento dei grandi fondi comuni d’investimento e delle compagnie di assicurazione statali. Per favorire una stabilizzazione del mercato domestico, gli enti designati sono stati infatti invitati a rafforzare le posizioni in portafoglio su un ampio spettro di A-share e, nel caso delle assicurazioni, ad allocare il 30% dei premi appena generati all’acquisto di titoli.
Il piano, messo a punto dai sei regolatori finanziari del Paese tra cui la China Securities Regulatory Commission (Csrc), dovrebbe partire a breve, nella prima metà del 2025. E nelle intenzioni del governo permetterebbe di convogliare almeno 100 miliardi di yuan, pari a circa 13,8 miliardi di dollari, dalle compagnie di assicurazione agli investimenti azionari a lungo termine. I fondi comuni di investimento, invece, sono tenuti per i prossimi tre anni ad accrescere del 10% annuo le proprie partecipazioni in azioni quotate. Il programma prevede anche la riduzione delle commissioni di vendita dei fondi e la promozione degli ETF.
“Centinaia di miliardi di yuan” nel mercato cinese
A spiegarlo è stato lo stesso Wu Qing, numero uno della Consob cinese, secondo cui tale sistema è destinato ad essere ampliato in futuro con l’obiettivo di iniettare ogni anno “centinaia di miliardi di yuan” nel mercato domestico. Lo scopo di Pechino è ancora una volta quello di stabilizzare il proprio mercato azionario, riducendone la volatilità, grazia alla stabilità dell’intervento di investitori a lungo termine. Soprattutto in vista dei dazi targati Donald Trump, che andranno a peggiorare un quadro già gravato da una profonda crisi immobiliare, dalle pressioni deflazionistiche e dalle tensioni geopolitiche.
Finora le recenti misure di stimolo volute da Pechino a partire da settembre 2024 non hanno sostenuto la fiducia degli investitori come sperato, spingendo piuttosto i fondi a puntare sulla sicurezza dei titoli di Stato del Dragone, i cui rendimenti sono scesi ai minimi storici. A ottobre la Banca Centrale cinese ha anche lanciato un piano di swap facility per dare ad assicuratori e broker un accesso più facile all’acquisto di azioni e ai relativi finanziamenti. L’indice azionario di riferimento, il CSI 300, è salito del 40% nelle due settimane successive al primo annuncio di stimolo, ma poi la delusione per il grado e il ritmo di attuazione dei piani ne ha dimezzato i guadagni.
Investitori cauti
Ben Bennett, head of investment strategy and research di Lgim
Subito dopo questo nuovo annuncio, Shanghai ha chiuso con un modesto allungo dello 0,51%, terminando a 3.230,16 punti, mentre Hong Kong ha ceduto lo 0,6% e Shenzhen lo 0,3%, segno che gli investitori per ora restano cauti. “Non è una grande sorpresa, ma è bello vedere delle politiche concrete. Per essere pienamente efficaci, queste cose devono andare di pari passo con aspettative di crescita e di guadagno più forti”, ha commentato Ben Bennett, strategist Asia-Pacifico di Lgim. “È come accatastare la legna per accendere un falò: ci stiamo preparando per un ambiente più costruttivo, ma all’inizio si ha bisogno di una scintilla”, ha aggiunto Tai Hui, strategist di JP Morgan Asset Management, secondo cui i riflettori degli investitori restano puntati soprattutto sulla Casa Bianca.
Secondo l’agenzia, al momento un cambio di regime completo è improbabile. Ma la tensione è destinata a rimanere alta. Ecco cosa può accadere e il potenziale impatto sul credito
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