1 min
A tre anni dalla nascita in Italia, la banca conta 1.100 consulenti finanziari e prevede di raggiungere i 30 miliardi di masse in gestione entro il 2030. Ecco come
Persone, tecnologia, soluzioni. Sono queste le tre grandi direttrici che Maurizio Ceron, responsabile della direzione wealth management, cita quando parla dei progetti che Zurich Bank sta portando avanti. Sul fronte delle soluzioni, ad esempio, hanno di recente messo a disposizione il primo Eltif del gruppo, focalizzato sul private debt ma “a breve presenteremo le prime linee di gestione patrimoniale costruite dal nostro team interno in architettura aperta”, sottolinea il manager. In ambito tecnologico, invece, la banca prosegue la digitalizzazione dei processi: “Oltre l’80% delle operazioni è già gestito in modalità digitale e puntiamo a superare il 90% entro l’anno, nell’ottica di semplificare l’esperienza sia per i clienti sia per i consulenti”, ricorda Ceron.
📰 Leggi anche “Sforza (ING): il gestito ha bisogno di ringiovanirsi“
Le persone al centro
La vera leva strategica, però, resta la valorizzazione della persona. Nel 2024 la banca ha inserito 87 nuovi consulenti finanziari, di cui 21 attraverso Talent Next Gen: un programma biennale rivolto ai professionisti under 35 che unisce formazione avanzata, affiancamento sul campo e supporto economico per i primi anni di attività. “Non si tratta solo di reclutare nuove risorse”, dice Ceron, “ma di integrare l’esperienza dei senior con le competenze delle nuove generazioni per costruire una rete capace di evolversi nel tempo”. In questo, prosegue, “la nostra identità come banca parte di un gruppo globale rappresenta un elemento abilitante perchè ci permette di progettare percorsi di crescita strutturati e attrarre talenti con una visione a lungo termine”.
Clientela private
Il lavoro sulle tre grandi direttrici sicuramente ha dato i primi frutti. Fin dalla nascita della banca, con l’acquisizione da parte di Zurich della rete dei consulenti finanziari Deutsche Bank Financial nel 2022, la raccolta ha sempre mostrato un segno positivo. E il 2025 conferma questa tendenza. “In un contesto complesso, abbiamo continuato a crescere in modo costante sia in termini di masse sia di profondità nella relazione con la clientela”, afferma il responsabile del wealth management. “Oggi oltre il 50% degli asset in gestione è riconducibile a quella che AIPB definisce clientela private”, continua Ceron, sottolineando come il dato rifletta le origini di banca private che la stessa Zurich Bank può vantare. L’utenza è composta d’altronde per lo più da famiglie imprenditoriali, professionisti e risparmiatori evoluti che devono fronteggiare un contesto economico e di mercato sempre più incerto. “La richiesta più ricorrente è quella di avere un interlocutore affidabile”, spiega l’esperto, “capace di leggere gli scenari e proporre soluzioni coerenti con gli obbiettivi dei clienti”. Poi prosegue: “Il nostro supporto consulenziale va oltre il singolo investimento, per abbracciare la protezione del patrimonio, la pianificazione previdenziale e successoria, nonché la gestione intergenerazionale”. Ecco perchè, dal suo punto di vista, poter contare sull’expertise globale del gruppo è un elemento distintivo: “Ci consente di unire visione locale e solidità internazionale in ogni soluzione proposta, con l’obiettivo di portare in Italia le best practice a livello globale”.
📰 Leggi anche “OPA, trend e prodotti: così evolve la consulenza finanziaria“
Una rete in evoluzione
Il supporto della rete in tutto questo resta decisivo. “Quando è nata Zurich Bank, contavamo 75 private advisor mentre oggi abbiamo superato quota cento, con un’espansione in larga parte organica che conferma la bontà del nostro modello e la qualità delle persone che ne fanno parte”, afferma. In totale, la rete oggi supera i 1.100 consulenti finanziari. E l’obiettivo per i prossimi anni è continuare su questa traiettoria, mantenendo alta l’attenzione sulla selezione dei profili e sull’allineamento valoriale con il nostro approccio. “Il piano strategico della banca prevede di raggiungere i 30 miliardi di masse in gestione entro il 2030 tramite crescita organica: un traguardo ambizioso ma realistico, costruito su una visione industriale chiara e sul contributo quotidiano di una rete in evoluzione costante”, conferma Maurizio Ceron. Evoluzione che concerne anche un ricambio generazionale sempre più importante all’interno del settore. “È una delle sfide più rilevanti per il nostro settore perché riguarda sia la clientela sia la struttura interna”, continua il manager.
“Sul primo fronte, vediamo un trasferimento sempre più ampio di ricchezza tra generazioni, che richiede una pianificazione puntuale e un approccio proattivo. In un Paese ancora sotto-protetto, il nostro obiettivo è affiancare i clienti lungo tutto il ciclo di vita del patrimonio, non solo con strumenti finanziari, ma anche con soluzioni assicurative, previdenziali e successorie, capaci di garantire continuità, stabilità e visione di lungo termine”, spiega Ceron. Parallelamente, la banca cerca di costruire anche una rete che riflette questa evoluzione. “Favoriamo il passaggio di competenze tra consulenti senior e nuove leve promuoviamo una cultura della collaborazione tra generazioni”. Per il responsabile del wealth management, il vero cambiamento riguarda infatti il cliente stesso: “Oggi più consapevole e informato m anche alla ricerca di relazioni stabili”, aggiunge. “In questo contesto, aggiunge, il valore umano non viene superato: si rafforza. “La fiducia nasce dall’ascolto, dalla continuità e dalla capacità di comprendere i bisogni profondi”. Ed è qui che il consulente, dunque, fa la differenza.
Vuoi ricevere ogni mattina le notizie di FocusRisparmio? Iscriviti alla newsletter
Registrati sul sito, entra nell’area riservata e richiedila selezionando la voce “Voglio ricevere la newsletter” nella sezione “I MIEI SERVIZI”.