Banche, così l’Agentic AI cambierà l’industria finanziaria (e la consulenza)
Banca del Fucino: quattro gli ambiti più coinvolti, dal servizio personalizzato di advisory alla prevenzione delle frodi. Ma la supervisione umana resta cruciale
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L’idea è ben chiara: far fare un salto di qualità al modello distributivo dei prodotti e servizi di investimento. Anche per questo nell’ultimo anno c’è stata una grande accelerazione, con strumenti e iniziative messe in campo per crescere e consolidare la presenza in Italia. “È un modello di banca che vede i consulenti finanziari al centro”, sottolinea Pietro Sforza, direttore commerciale Financial Advisors & Wealth di ING Italia. Il manager, in forze nella società da meno di un anno, racconta il suo lavoro costruito passo dopo passo per irrobustire e far crescere la rete, soprattutto attingendo a giovani talenti. “In questi mesi abbiamo inserito 35 nuove figure e ne abbiamo altre 32 in ingresso nel periodo estivo. In totale la struttura conta 235 professionisti, formati in partnership con SDA Bocconi, e puntiamo a chiudere l’anno con 300 colleghi”, continua Sforza. Un numero più che raddoppiato rispetto allo scorso anno, segno di un’evoluzione ben precisa dei piani del direttore. “Continueremo a puntare sui giovani e lo faremo in modo convinto, diventando sempre più attrattivi anche per senior e professionisti del mondo bancario, in un ambiente dinamico e collaborativo. Il settore del risparmio gestito ha bisogno di ringiovanirsi: le nuove generazioni sono una risorsa per l’industria e per il Paese e noi ci crediamo”, afferma senza mezzi termini, ricordando poi che la rete ING è la più giovane d’Italia: l’età media è 31 anni.
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Non è però solo la campagna di ‘reclutamento’ a far la differenza. Negli ultimi mesi la banca si è impegnata anche nel fornire soluzioni di investimento sempre più ampie e diversificate con una serie di accordi di collaborazione. L’ultimo in ordine di tempo è quello con Invesco, che ha portato all’inserimento di 160 nuovi fondi all’interno della piattaforma. Ad oggi, perciò, l’offerta complessiva per la clientela retail in Italia ha raggiunto già quota 1.200 prodotti. “La crescita non riguarda solo la rete dei consulenti, ma anche la clientela e quindi il numero di strumenti proposti e la raccolta”, spiega Sforza. Attualmente ING Italia conta su 5,2 miliardi di masse, tra risparmio gestito, risparmio amministrato e liquidità. E vuole continuare a far crescere i volumi entro fine anno. “Stiamo rendendo sempre più robusta la piattaforma con importanti investimenti che ci permetteranno già nel 2026 di aggiungere altre asset class. Abbiamo inoltre completamente ridisegnato l’advice flow e stiamo lavorando molto sull’app in modo che investimenti e proposte possano essere fruiti direttamente da lì. Questo dimostra che il gruppo vuole essere presente in maniera decisa sul mercato italiano puntando sulla rete”. Accanto al rinnovamento tecnologico c’è però anche una presenza territoriale che non viene meno. Anzi. La banca è pronta ad aprire 14 lounge entro la prima metà del 2026, come spiega il manager, di cui quattro entro la fine dell’anno. “Cominceremo dalle aree dove abbiamo una presenza più consolidata, come per esempio Milano, e progressivamente ci allargheremo a tutto il territorio nazionale”. Tra le città non presidiate, a breve un Hub ING sarà attivo anche a Genova, Firenze e Catania. “È un passaggio molto importante perché la presenza in loco ci dà la possibilità di lavorare più a stretto contatto con i clienti e di beneficiare di quella prossimità che c’è già sul fronte tecnologico e informatico”, dice Sforza.
Tornando alla piattaforma, che si chiama MyMoneyCoach e con cui la rete di ING è capace di formulare proposte di portafoglio personalizzate, Pietro Sforza racconta come l’obiettivo principe non sia certo quello di far diventare i clienti dei meri professionisti della consulenza ma far capire loro il percorso e i passaggi necessari a costruire una consapevolezza degli investimenti. “È evidente che c’è un mercato dell’offerta e uno della domanda: gli italiani sono molto sensibili al tema delle obbligazioni, dei titoli di Stato, della liquidità e sanno un po’ meno cosa significhi davvero prendersi cura dei propri capitali”, afferma. Per questo “ascoltare e trasmettere quella consapevolezza è l’obiettivo più importante per noi”. Dati alla mano solo il 20% dei risparmi dei nostri connazionali è seguito da consulenti finanziari, con un trend di crescita che ha visto triplicarsi i volumi negli ultimi dieci anni. “Questo conferma la necessità di investire sui giovani, ringiovanire un’industria con un’età media che supera i 53 anni e sostenere con decisione il percorso di crescita che sta facendo e merita di continuare a fare l’intero settore”.
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