Il ceo di Finer Nicola Ronchetti racconta le ultime tendenze in atto nelle reti di consulenza finanziaria, partendo dalle possibili ricadute dei deal in corso nel settore bancario
Nicola Ronchetti, ceo di Finer Finance Explorer
Il risiko bancario italiano cambierà le carte in tavola anche per professionisti e reti finanziarie, oltre che per le stesse banche e le società di risparmio gestito. Che il periodo sia un po’ turbolento (sia per i risparmiatori che per i professionisti) lo certifica un recente sondaggio di Finer Finance Explorer. “Se guardiamo ai professionisti il livello di preoccupazione è perfino più alto (76%). Riguarda ad esempio la chiusura o l’accorpamento di più filiali, il demansionamento o cambio di ruolo ma anche la perdita dei clienti”, spiega Nicola Ronchetti, ceo della think tank, che da trent’anni si occupa di ricerche finanziarie. “Sono preoccupazioni condivisibili, che nascono di fronte all’incertezza dell’esito di tutte le operazioni in corso, alcune annunciate già da parecchi mesi”, continua Ronchetti. Non ci è dato sapere cosa succederà al termine di quest’ondata di deal. Eppure, per l’esperto, questo è un periodo sì di grandi cambiamenti ma anche di grandi opportunità: è d’uopo scuotere quell’immobilismo bancario che ha caratterizzato il settore negli ultimi anni. “Per avere un sistema finanziario italiano rafforzato è necessario attraversare anche questi momenti di turbolenza”, continua. “In futuro, potremmo avere delle strutture bancarie più forti, europee, paragonabili alle grandi realtà americane”.
Le reti, tuttavia, non dovranno avere a che fare solo con il gioco dell’OPA nel cambio di paradigma. Già da tempo la consulenza finanziaria è in fase di evoluzione, come indicano alcune tendenze in atto. In primo luogo la clientela private è aumentata. E tanto. Gli advisor si sono trovati a far fronte a esigenze molto più articolate e a una crescita media del portafoglio raddoppiata. “Il mondo del private banking oggi è per il 40% sotto il controllo della rete di consulenti finanziari”, dice Ronchetti. C’è però ancora una fetta di clientela che non è ancora servita in maniera adeguata. “Ricordiamoci che circa la metà della ricchezza è in mano al cosiddetto pubblico affluent (con consistenze finanziarie tra i 200 e i 500mila euro), ovvero circa 2mila miliardi di euro sui 4mila complessivi, che continuano a risparmiare il 10% del loro reddito”, spiega il ceo di Finer. “Le reti tradizionali se ne sono accorte ma questo segmento di clientela non è ancora servito al meglio, perché più composito rispetto ai clienti private o ai mass market”. Il vero tema, insomma, è quello di trovare un modello ottimale per questa fascia di risparmiatori. Un’altra tendenza importante ha a che fare col dato demografico. Come sottolinea Ronchetti, con una prospettiva di vita che si allunga sempre più nel tempo, anche l’offerta di soluzioni di protezione e di previdenza integrativa diventa cruciale. “Professionisti e specialisti in previdenza dovrebbero lavorare in maniera più sinergica così da poter offrire ai clienti un approccio diversificato che garantisca il patrimonio di ciascuno anche e soprattutto nella terza età”.
C’è poi un altro trend che si consolida: la consulenza finanziaria intesa come attività da esercitare fuori sede non sembra più un’esclusiva delle reti dei consulenti finanziari. “Quasi tutte le banche stanno abilitando i propri gestori a operare fuori sede”, dice Ronchetti. “Tutto ciò è confermato dalla crescita del numero dei bancari iscritti all’Organismo, che vede anche una maggior presenza di donne e di giovani”. I dati dell’OCF presentati proprio qualche giorno fa confermano l’aumento: a fine 2024 erano 52.779 i consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede, in aumento dell’1,7% rispetto all’anno precedente. Lo scorso aprile, poi, è stata sfondata quota 53mila. Le donne sono il 23% (12.202) e l’età media complessiva è scesa sotto i 52 anni. “Le principali banche del paese stanno sposando questa filosofia. La prima fu Intesa Sanpaolo già nel 2017 quando lanciò il contratto misto dipendente- agente oggi divenuto e denominato global advisor”, ricorda Ronchetti.
Un problema di fiducia
Insomma, oggi la consulenza finanziaria viaggia sempre più verso un modello evoluto ed ibrido ma l’annosa questione degli ingenti risparmi fermi sui conti correnti non sembra estinguersi. “C’è un tema di educazione finanziaria”, dice Nicola Ronchetti, “ma c’è soprattutto un problema di fiducia. In generale una buona parte degli italiani non si fida della banca nella gestione degli investimenti, anche perché spesso ne associano un costo eccessivo. È su quello che bisogna lavorare: costruire un rapporto di fiducia che ha ancora ampi spazi di miglioramento”, conclude.
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