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Secondo Ubs la sterlina, oggi volatile, “nel lungo periodo potrebbe correre. Ma nell’immediato meglio non scommettere sul rally”. Intanto la Consob chiede agli operatori di adottare precauzioni idonee a gestire l’evenienza del no deal
La sterlina sarà estremamente volatile nelle prossime settimane nei confronti delle principali valute. In un’ottica di lungo periodo la divisa di Oltremanica tenderà ad apprezzarsi in modo considerevole, ma per adesso è bene non scommettere su un rally, dal momento che i rischi sono troppo elevati e gli scenari ancora incerti. Questa l’opinione degli analisti di Ubs sulla valuta della Gran Bretagna, alla luce degli scenari che si aprono per l’uscita dall’Unione europea, nel giorno in cui il governo, nella persona del ministro del Tesoro britannico Philip Hammond, taglia le stime del pil per il 2019 all’1, 2% da 1,6%.
Di sicuro, hanno sottolineato gli esperti della banca elvetica, la sterlina ormai è movimentata dalle notizie politiche e non da quelle economiche. E siccome “il menu della Brexit offre ancora molte opzioni”, è difficile tracciare previsioni.
Il prossimo appuntamento nell’accidentata tabella di marcia della Brexit è previsto per oggi, quando i parlamentari britannici voteranno sulla possibilità che il Regno Unito lasci l’Ue il 29 marzo senza un accordo. Dean Turner, analista di Ubs Wealth Management, si aspetta che il Parlamento britannico voti a favore di una breve estensione del periodo di negoziazione sulla Brexit, durante il quale il primo ministro, Theresa May, potrebbe tentare nuovamente di ottenere l’approvazione per il suo accordo di divorzio.
Se questo tentativo fallirà, “ci sarà una più alta probabilità di elezioni politiche nel Regno Unito”, prosegue l’esperto. Tuttavia, in assenza di chiarezza sull’esito dei prossimi voti alla Camera dei Comuni, è probabile che il sentiment resti prudente e la crescita economica debole, prosegue Turner, suggerendo agli investitori di continuare a coprirsi dai rischi al ribasso sulla sterlina.
Negli ultimi giorni, infatti, la volatilità della sterlina, soprattutto nei confronti del dollaro, si è spinta a livelli che non si vedevano dallo scorso gennaio. E la tendenza non è ancora terminata. Ubs mette in conto che la volatilità del cambio sterlina-dollaro sarà doppia rispetto a quella di euro-dollaro.
Secondo le stime di Ubs l’attuale livello della sterlina mette in conto un’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea con accordo. Per adesso, comunque, Ubs consiglia “di non inseguire un eventuale rally della valuta, dal momento che sul tavolo rimane il rischio di un’uscita disordinata della Gran Bretagna dal’Unione europea”.
Ubs, comunque, in un’ottica di più lungo periodo ritiene che ai livelli attuali la moneta di Oltremanica risulti sottovalutata, anche se, hanno aggiunto, “i cross attuali non sono tali da compensare il rischio di ribasso”.
La sterlina potrebbe diventare interessante qualora si attestasse in area 1,24 dollari o con un cambio euro-sterlina attorno a 0,92, tenuto conto che secondo gli esperti, in caso di una Brexit no-deal, il cambio sterlina-dollaro rischia di arrivare a 1,15 e quello euro-sterlina a 0,95.
Comunque Ubs ritiene probabile che il Parlamento britannico riuscirà a votare a favore di un’estensione della Brexit oltre il limite del 29 marzo. A quel punto, però, bisognerà monitorare la situazione e soprattutto la reazione dell’Unione europea, ossia se Bruxelles accetterà l’allungamento dei tempi per l’uscita del Paese dall’area europea e a quali condizioni.
“L’eventualità più probabile è che la Gran Bretagna ottenga un’estensione dei tempi per la Brexit di due o tre mesi, riuscendo poi a trovare un accordo. In tal caso – hanno commentato gli esperti – la sterlina potrebbe schizzare nel giro di tre mesi fino a 1,28 dollari, mentre il cambio euro-sterlina si porterà a 0,9′. Nel giro di un anno, poi, non e’ da escludere un cambio sterlina-dollaro a 1,4 e un cross euro-sterlina a 0,86, ipotizzando non solamente che svanisca l’attuale incertezza legata alla Brexit, ma anche che la Banca centrale inglese alzerà i tassi di interesse.
Anche Consob scende in campo
E di fronte all’incertezza che sta caratterizzando i negoziati e dell’approssimarsi della data di recesso, l’autorità italiana dei mercati non sta a guardare, e con un richiamo di attenzione divulgato oggi per la tutela dei risparmiatori richiama gli intermediari britannici che operano in Italia e quelli italiani che operano nel Regno Unito “a tutta la propria clientela, compreso il retail, informazioni tempestive e complete sugli effetti che la prospettiva imminente della Brexit può avere nei rapporti di prestazione dei servizi d’investimento, qualora l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea avvenga in assenza di un accordo bilaterale – il cosiddetto no deal – e in mancanza di misure transitorie adottate in ambito nazionale”.
In particolare, si legge nel documento Consob, gli intermediari “devono assicurarsi che ai clienti arrivino informazioni chiare e comprensibili sui servizi d’investimento resi e sul futuro dei rapporti in essere, ivi incluse le modalità e i tempi di un’eventuale chiusura dei rapporti stessi.