La Bce rivede al rialzo il Pil dell’Eurozona. Ma è allarme seconda ondata
Rimbalzo dell’8,4% nel terzo trimestre e chiusura d'anno a -8%, ma la ripresa è appesa ai contagi. Francoforte comunque è pronta ad agire. Con uno sguardo tasso di cambio
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Spiragli di luce in fondo al tunnel. Buone notizie arrivano oggi da S&P Global Ratings, che nell’aggiornamento delle previsioni economiche per l’Eurozona, rivede le stime sul Pil dell’Italia e le migliora dal precedente -9,5% a -8,9% per quest’anno e da +5,3% a +6,4% per il 2021.
Ad andare meglio del previsto è l’intera Eurozona, per la quale si stima una contrazione del 7,4% quest’anno e un rimbalzo del 6,1% il prossimo. “Stiamo anche abbassando leggermente le nostre aspettative per la disoccupazione, che secondo le nostre previsioni raggiungerà un picco del 9,1% nel 2021”, aggiunge Marion Amiot, senior economist di S&P Global Ratings.
Attenzione però a non abbassare la guardia, avvertono gli analisti Usa. Se infatti l’economia dell’Eurozona si è ripresa più velocemente del previsto dalla prima ondata di Covid, la prossima fase della ripresa potrebbe essere più impegnativa. “La riapertura delle economie è stata la parte più facile della ripresa”, avverte Amiot indicando che l’Area euro “sta ora entrando in un difficile periodo di transizione dal graduale ritiro del sostegno governativo verso l’implementazione del Recovery Fund dell’Ue”.
E in questa situazione “la liquidità, il comportamento delle famiglie e la domanda – si legge ancora nel report ‘The Eurozone Is Healing From Covid-19’ – saranno cruciali per consentire all’economia europea di superare questa transizione, e molto potrebbe andare storto lungo la strada”.
Poiché persistono basse pressioni inflazionistiche, “non ci aspettiamo che la Banca centrale europeo inasprirà presto la politica monetaria, sia in termini di tassi di interesse o bilancio”, sottolineano inoltre gli esperti.
Insomma, mentre ora S&P è meno pessimista sulle prospettive economiche, i rischi a breve termine “rimangono al ribasso”. Nuovi blocchi in Europa o all’estero potrebbero infatti rapidamente intaccare la fiducia e la crescita spingendo i consumatori e le imprese a tenersi stretti i loro risparmi. E le perdite di attività economica causate da un ipotetico secondo blocco sarebbero probabilmente più difficili da recuperare.
Inoltre, una hard Brexit che porti a nuove tariffe doganali, oltre che barriere commerciali non tariffarie, aggiungerebbe un altro livello di difficoltà per le aziende europee, e sarebbe particolarmente dannosa per l’economia del Regno Unito e le piccole economie che commerciano molto con Londra. Senza contare che gli effetti di un frettoloso ritiro del sostegno dei governi potrebbero concretizzarsi e il Recovery Fund potrebbe non essere implementato in tempo o per intero.
Resta comunque la speranza nella scienza: “Una più rapida finalizzazione e distribuzione di un vaccino, che diventi ampiamente disponibile entro la metà del 2021-2022 potrebbe portarci a rivedere al rialzo le nostre proiezioni per il Pil del 2022-2023”, concludono gli analisti Usa.
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