Artoni (IMPact Sim): “Fari puntati sull’azionario. Anche in Italia”
"Le azioni hanno valutazioni migliori dei bond. In Piazza Affari ci sono opportunità interessanti, da selezionare guardando business e l'attenzione agli stakeholder"
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Nonostante i record del 2019, il 2020 si preannuncia essere un altro anno propizio per l’azionario. Ma perché il rally sia sostenuto, secondo Maya Bhandari, gestore multi-asset di Columbia Threadneedle Investments, la crescita degli utili dovrà trasferirsi ai prezzi.
E vi sono almeno due motivi per credere che ciò possa accadere. In primo luogo, le minacce legate al commercio globale e a una hard Brexit sono diminuite notevolmente, persino rispetto a metà dicembre: la minore incertezza dovrebbe favorire, a detta dell’esperta, una certa ripresa della fiducia delle imprese e degli utili societari, specialmente nelle aree più sensibili agli sviluppi su ciascuno dei due fronti.
“In secondo luogo – spiega la Bhandari -, stando sia al consensus sia alle nostre previsioni, la crescita economica dovrebbe attestarsi su un ritmo pressoché ideale, né tanto forte da rendere necessario un aumento dei tassi d’interesse, né tanto debole da riaccendere i timori di una recessione. Le autorità sono pertanto orientante a mantenere i tassi bassi per un periodo prolungato, sicché è probabile che il tasso di sconto applicato agli utili attesi rimanga vantaggiosamente ridotto, con gli spread creditizi contenuti”.
L’esperta sottolinea come questi ultimi tendono a sconsigliare un investimento azionario ad ampio raggio, se i mercati obbligazionari si trovano nel posto sbagliato, ma afferma che ci sono comunque alcune eccezioni. E il Regno Unito sembra in misura crescente una di queste.
“All’inizio di gennaio abbiamo innalzato il nostro giudizio sulle azioni britanniche da neutrale a favorevole, promuovendo le azioni nel complesso a classe di attivi tra le preferite – afferma – . Per quanto i titoli del Regno Unito abbiano partecipato al rialzo generalizzato delle valutazioni dello scorso anno, l’andamento rispetto ad altri mercati è stato sufficientemente sottotono tanto che lo scarto tra i p/e prospettici a un anno si è ampliato a quasi 2x rispetto all’Europa e a 3,5x rispetto alle azioni globali, portandosi su livelli più che doppi rispetto alle medie storiche e sui massimi degli ultimi 15 anni. Anche le posizioni di sottopeso degli investitori appaiono estreme, nonostante il modesto aumento dei flussi verso gli Etf a seguito delle elezioni”.
La Bhandari avverte che ciò non significa ovviamente che le prospettive per il Regno Unito siano certe, ma soltanto che l’incertezza è diminuita sensibilmente rispetto a un paio di mesi fa. “I rischi sull’approdo finale della Brexit rimangono – osserva -: con i Conservatori in forte maggioranza, la probabilità di un accordo commerciale di portata ridotta potrebbe in realtà essere aumentata, mentre è diminuito il rischio estremo positivo di una soluzione che mantenga i benefici di uno stretto allineamento. Un accordo o persino una proroga della fase di transizione richiede, inoltre, l’approvazione di tutti gli Stati membri dell’Ue. A fronte di ciò, tuttavia, sono scomparsi i rischi di un aumento delle imposte societarie, di un processo di nazionalizzazione e di un inasprimento della regolamentazione promessi da un governo guidato da Corbyn”.
Inoltre, naturalmente, il Regno Unito è anche un mercato essenzialmente difensivo, che continua a distribuire dividendi discreti. “Nel complesso, il mercato britannico offre un premio al rischio interessante, sia in relazione al proprio contesto sia, in particolare, rispetto ad altri mercati. La svolta nelle revisioni delle stime sugli utili da parte degli analisti nelle ultime settimane suggerisce un ottimismo maggiore rispetto a quanto attualmente scontato nelle valutazioni di mercato”, conclude.
