Il sondaggio sul clima condotto da Robeco mostra un industria sempre più attenta al tema. Peppelenbos, climate e biodiversity specialist della casa: “Misurazione dell’impatto e transizione per cavalcare il trend”. Ma restano dei nodi da sciogliere
C’è una nuova tendenza che sta emergendo nel sempre più vasto universo della finanza sostenibile: la tutela della biodiversità. Lo dimostrano non solo i tanti lanci di prodotti con questo focus cui il mercato ha assistito negli scorsi mesi ma anche il recente sondaggio sul clima condotto da Robeco, nel quale il 48% degli 300 operatori globali intervistati indica il tema come significativo o centrale nella propria politica dal 19% del 2021. Ecco perché Lucian Peppelenbos, climate e biodiversity specialist dell’asset manager, si dice convinto che una nuova frontiera degli investimenti Esg sia alle porte. Ma solo a patto di sciogliere alcuni nodi metodologici e strategici che, altrimenti, rischierebbero di fungere da ostacoli.
Lucian Peppelenbos, climate e biodiversity specialist di Robeco
“Investire nella biodiversità tramite titoli quotati in borsa è difficile sia perché sono limitate le attività che migliorano la qualità o la quantità della natura sia perché la maggior parte delle altre imprese non hanno impatto ambientale neutro ma consumano risorse naturali ed energia o rilasciano gas serra ed alterano gli habitat”, spiega Peppelenbos. Non a caso, chiarisce ancora l’esperto, “uno studio della Banca europea per gli investimenti mostra come solo il 3% dei progetti di soluzioni basate sulla natura abbia alle spalle un investitore privato di rilievo nel mercato europeo”. Da qui, la sua convinzione che sia necessario adottare un approccio diverso: allinearsi al Global Biodiversity Framework, il quadro d’azione definito nel Global Biodiversity Agreement di Montreal, che pone come obiettivo quello di raggiungere un punto di non ulteriore perdita di biodiversità nel 2030 e solo da lì iniziare a realizzare un modello di sviluppo al passo con la natura.
Un universo di investimento specializzato ma in crescita
A livello di strategia di investimento, Peppelenbos ritiene che questo vada tradotto nello sviluppo di un’analisi bottom-up “solo sulle società i cui modelli di business possono contribuire a ridurre ed eliminare pressioni ai danni della biodiversità”. E farlo concentrandosi “soprattutto sul mondo delprivate equity”, dove ci sono start-up e scale-up (specie dei mercati emergenti) che operano in luoghi ricchi di biodiversità in tutto il mondo e si occupano di ridurre la deforestazione o il consumo delle risorse idriche piuttosto che di sintetizzare proteine alternative o progettare infrastrutture green. “Il Dutch Fund for Climate and Development sostiene le aziende del Sud del mondo che affrontano l’adattamento e la mitigazione del clima con un fabbisogno di investimenti compreso tra 5 e 20 milioni di euro”, dice a titolo di esempio il climate strategy.
Ma non è sufficiente. Secondo Peppelenbos, le istituzioni finanziarie non possono limitarsi a finanziare solo aziende totalmente green: “Dobbiamo occuparci delle catene del valore attualmente insostenibili, che sono responsabili della perdita di biodiversità e delle pressioni che ne sono alla base”. Questo significa collaborare con le aziende a grande capitalizzazione che si sforzano di raggiungere uno status positivo per la natura e aumentarne seriamente il livello di azione. In quest’ottica, la stessa Robeco si avvale della consulenza del World Wide Fund for Nature Netherlands per incoraggiare le società ad accrescere le proprie ambizioni e a concentrarsi sull’integrare la biodiversità nella gestione degli asset. “Sono gli investimenti in questi leader della transizione a fornire agli investitori azionari una dimensione e rendimenti aggiuntivi, in quanto i consumatori, le autorità di regolamentazione e i finanziatori forniscono i venti di coda che precedono la sovraperformance”, spiega l’esperto della casa.
L’importanza della misurazione come abilitatore
Misurare questa ambizione e concentrarsi sulla transizione è fondamentale. Senza questo sforzo, infatti, il rischio di greenwashing diverrebbe concreto. Ma poiché percorsi di biodiversità basati su dati scientifici non sono ancora disponibili, a differenza di quelli per il cambiamento climatico o la transizione net zero delle industrie, Robeco ha iniziato a lavorare con WWF-Olanda per integrare tale fattore nella gestione degli asset. L’ente fornisce consulenza all’asset manager per lo sviluppo di un quadro sistematico con KPI per valutare in che misura le aziende mitigano e riducono i principali fattori di perdita della natura nei rispettivi settori. Una valutazione che contribuirà a orientare le decisioni di investimento e le attività di stewardship della società. Inoltre, conclude Peppelenbos, la Task-force on Nature-related Financial Disclosures fornisce indicazioni alle aziende per la rendicontazione di dipendenze, impatti, rischi e opportunità. Questa ricca fonte di dati, di recente istituzione e che inizierà a circolare a partire dal 2024, dovrebbe spostare i flussi finanziari globali dai risultati negativi per la natura a quelli positivi per la natura.
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