Francoforte vede il picco delle retribuzioni a inizio 2024. Ma il futuro è incerto. Intanto i membri del board gelano le speranze dei mercati: giù le chance di un taglio ad aprile
Nell’Eurozona la crescita salariale raggiungerà probabilmente il suo picco all’inizio di quest’anno. Dopodiché sarà impossibile stabilire cosa accadrà. È quanto emerge dal nuovo indicatore sviluppato dalla Banca centrale europea, che monitora un aspetto ormai divenuto cruciale per determinare il percorso della politica monetaria: le retribuzioni. Una metrica che incrocia i dati dei singoli accordi in Germania, Francia, Italia, Spagna, Paesi Bassi, Austria e Grecia, così da valutare le pressioni e misurare il sentiment.
Francoforte ha sottolineato a più riprese come i salari rappresentino la variabile più importante per scegliere quando dare il via al ciclo di riduzione dei tassi. E non ha mancato di ribadire come le attese degli investitori circa questo parametro siano fino troppo ottimistiche. Sebbene il nuovo strumento di previsione collochi il picco della crescita delle retribuzioni all’inizio di quest’anno, quando dovrebbero toccare il5%, resta difficile prevedere invece la traiettoria successiva. E questo perchè non è ancora chiaro se e quanto velocemente gli aumenti scenderanno verso il livello del 3% che la Bce considera compatibile con l’obiettivo del 2% d’inflazione. “I negoziati del primo trimestre del 2024 saranno probabilmente decisivi per l’andamento delle pressioni salariali nel 2024”, si legge nel documento.
Il mercato riduce la probabilità di un taglio ad aprile
Philip Lane, capo economista della Banca centrale europea
Il mercato intanto ha ulteriormente ridotto le probabilità di un taglio da un quarto di punto in aprile, ora al di sotto del 50%. E stima una riduzione complessiva di 115 punti base per l’intero 2024. A pesare sono state anche le dichiarazioni di diversi membri del board, tutte molto caute. IL capo economista Philip Lane ha ad esempio sottolineato che, nonostante un calo dei prezzi più veloce del previsto, il ritmo della ritirata in un’ottica di medio termine non appare ancora soddisfacente. E ancora più duro è stato il falco Robert Holzmann, per il quale “c’è una certa probabilità che quest’anno non si verifichi alcun taglio dei tassi o che avverrà solo a fine 2024”.
Isabelle Schnabel, membro tedesco dell’executive board della Bce
Sulla stessa lunghezza d’onda il belga Pierre Wunsch, proclamatosi dalla parte di coloro che ritengono utile aspettare. Isabel Schnabel, invece, si è mostrata notevolmente più cauta rispetto alle aperture dovish di dicembre. L’economista tedesca ha infatti indicato un rallentamento dei progressi nella riduzione dell’inflazione, sottolineando al contempo come alcune indagini sul sentiment suggeriscano un leggero miglioramento delle prospettive economiche. Intanto, Berlino ha confermato che a gennaio l’inflazione è scesa al 2,9% dal 3,7% del mese precedente. Un dato migliore delle attese e che segna il valore più basso da giugno 2021.
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