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Per Daniele Scilingo di Mirabaud AM, l’equity elvetico è una fucina di opportunità. Ma per coglierle serve puntare su un segmento del mercato locale spesso ignorato dagli investitori: le piccole e medie imprese. Tra ‘compounder’ e selezione settoriale, a cosa guardare per costruire un’esposizione efficace
Tra crescita in rallentamento e minacce commerciali del nuovo presidente USA Donald Trump, l’azionario europeo si prepara a vivere una stagione in altalena. Ecco perché gli investitori setacciano il mercato alla ricerca di nicchie in cui allocare il proprio capitale nell’attesa di superare le turbolenze all’orizzonte. Per Daniele Scilingo, gestore di Mirabaud AM, un porto sicuro c’è e si trova incastonato nel cuore delle Alpi. Secondo l’esperto, che per l’asset management con sede a Ginevra è responsabile dell’equity elvetico, proprio la Svizzera è infatti la vera riserva di valore del Vecchio Continente. E la ragione, a differenza di quello che si potrebbe pensare guardando alla tradizione del Paese, non sta tanto nei titoli finanziati quanto piuttosto nelle small cap. La redazione di FocusRisparmio lo ha raggiunto per approfondire questa view.
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Quale impatto sta avendo il contesto geopolitico e macroeconomico europeo sulle small e midcap svizzere?
Il settore svizzero delle PMI è fortemente orientato alle industrie che operano su scala globale e servono un’ampia gamma di mercati finali: dai semiconduttori all’automotive fino ai produttori alimentari. Queste aziende, spesso specializzate in nicchie di mercato, beneficiano di opportunità di crescita in tutto il mondo. Tuttavia, emergono due principali preoccupazioni nelle loro prospettive. La prima riguarda la paralisi del business dovuta alle incertezze geopolitiche ma anche ai conflitti in Ucraina e Medioriente e all’intensificarsi delle guerre commerciali, tutti fattori che hanno indotto molta cautela negli investimenti. La seconda grande preoccupazione riguarda gli enormi problemi dell’Europa con la burocrazia, così come l’eccesso di regolamentazione o la demografia e la mancanza di innovazione. Il caso della Germania viene ad esempio percepito come un campanello d’allarme per l’Europa, evidenziando una situazione di stallo economico. In un contesto così difficile, generare una crescita redditizia è una sfida ma apre al tempo stesso notevoli occasioni per coloro che sanno distinguersi per agilità, innovazione e creatività. La Svizzera, con il suo ecosistema favorevole, continua a offrire un ambiente fertile per queste aziende all’avanguardia.
La Banca Nazionale Svizzera ha tagliato i tassi di 25 punti base dall’1,25% all’1%. Come prevedete che evolva la traiettoria di politica monetaria dell’istituto nei prossimi mesi e quali impatto avrà sull’asset class?
La Banca nazionale svizzera tende a seguire il percorso della BCE europea, con l’ulteriore sfida di dover controllare l’apprezzamento del franco rispetto alle altre principali valute. Oltre a essere influenzate dai tassi nei costi di produzione, come accade ovunque, le società elvetiche devono infatti fronteggiare un’altra dinamica: la divisa locale ha registrato un apprezzamento sull’euro stimabile intorno al 3% medio in dieci anni, circostanza che esercita una costante pressione all’innovazione e all’aumento della produttività. In aggiunta a tutto, va considerato che un contesto di costo del denaro più basso tende ad aumentare il valore della crescita cui sono esposte le small e mid cap del Paese nel medio-lungo termine.
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Perché sono un’asset class che dovrebbe essere presa in considerazione dagli investitori?
Le small e mid cap svizzere beneficiano di un contesto politico, educativo e fiscale molto attraente. Hanno sviluppato posizioni dominanti in nicchie chiave a livello internazionale e sono guidate dall’innovazione. Per questo motivo, orientare il portafoglio anche a queste realtà permette di offrire un’esposizione alle opportunità globali partendo da una base di risparmio con redditività sostenibile. In generale, è opportuno puntare sui titoli della categoria che sono resilienti e dimostrano agilità nel capitalizzare l’attuale contesto. Abbiamo ad esempio in portafoglio Schindler e altre aziende del settore industriale, perché crediamo siano in grado di superare con successo questo periodo. Prestiamo poi molta attenzione ai semiconduttori, con realtà che forniscono componenti chiave per una filiera destinata a ricevere importanti investimenti. Alcuni dati finanziari ci aiutano a ottenere un’esposizione alla ‘swissness’ anche in modo puro: mi riferisco a Cembra, importante gruppo di credito al consumo, e a Swissquote, l’unica banca completamente digitale nel Paese. Infine, stiamo tenendo d’occhio le società in crescita per identificare quali possano accelerare il ritmo di vendita dopo alcuni trimestri difficili.
Quale strategia adotta per approcciare il segmento?
Guardiamo con interesse ai compounderr: si tratta di aziende caratterizzate da un elevato ritorno sul capitale investito ma anche da un vantaggio competitivo sostenibile, quindi in grado di crescere in modo redditizio e con una gestione del capitale disciplinata. Il nostro ampio orizzonte d’investimento ci consente infatti di essere pazienti e cogliere appieno l’effetto dell’aumento esponenziale degli utili generati dalla capitalizzazione a lungo termine. D’altro canto, cerchiamo di individuare il valore e il potenziale di apprezzamento della società in una prospettiva di cinque anni: questo ci permette di investire in realtà ad alta qualità, evitando valutazioni eccessive. Oltre ad avere un’esperienza di 25 anni nel capitale di rischio svizzero, il nostro team è uno dei pochi che svolge autonomamente le analisi ed esegue direttamente le strategie di trading. Siamo quindi in grado di offrire ai clienti un accesso completo alla nostra expertise in ogni singolo aspetto dell’investimento in Svizzera.
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