Per l’ad della società, Piazza Affari mantiene un potenziale di sovra-performance anche dopo il rally da record. Merito di un contesto politico stabile e di fondamentali solidi. Ma, con l’exploit delle banche ormai alle spalle, meglio settori ciclici e industriali. Dai fondi tradizionali agli alternativi liquidi, la ricetta
Marco Sagramoso, ad di Lemanik SIM
È reduce da 2025 che le ha consegnato lo scettro di miglior Borsa europea. Eppure, Piazza Affari potrebbe avere ancora margine per crescere. La view di Lemanik Sim sull’equity tricolore non potrebbe essere più chiara. Del resto, sono proprio la linearità e il pragmatismo che hanno fatto della società di gestione uno degli operatori più apprezzati nel segmento dei fondi azionari. E se è vero che le prospettive per il prossimo anno restano nebulose, tra inflazione incerta e rischi geopolitici all’orizzonte, la congiuntura in cui si trova il nostro Paese alimenta la fiducia che un buon approccio selettivo possa permettere di continuare a generare valore. FocusRisparmio ha raggiunto l’ad Marco Sagramoso per capire quale ricetta sia più indicata a interpretare questo snodo.
Ci riassuma la vostra lettura sulla situazione del mercato italiano.
La reporting season che è iniziata a metà ottobre sarà certamente importante, non solo per i risultati in sé ma anche per l’outlook sul quarto trimestre e la visibilità sulle prospettive al 2026 da parte delle società. In generale, però, ci attendiamo buone possibilità di un’ulteriore sovra-performance: lo spread dei titoli di stato è infatti sui livelli minimi, il contesto politico si presenta stabile e le valutazioni restano a sconto rispetto alla media europea. I dati sull’occupazione e sull’inflazione rappresentano i rischi principali nel breve termine.
In quali settori vedete più potenziale?
Il settore industriale potrebbe aver raggiunto l’inflection point, con possibilità di ripartenza del ciclo dopo una performance da inizio anno modesta quando non negativa. Ma l’allentamento delle condizioni finanziarie, la crescita resiliente e il sostegno fiscale promettono di fornire un supporto a tutto il complesso dei settori ciclici. Il posizionamento è inoltre relativamente basso, la liquidità abbondante e il sentiment sta incominciando a migliorare: tutti aspetti che lasciano spazio a un rialzo anche delle large cap e delle azioni a duration.
Non ha citato le banche, che pure sono state artefici di un lungo rally nei mesi scorsi. Come mai?
Su questo settore, che oggi pesa più del 30% nell’indice, siamo molto più selettivi. E la ragione è semplice: è vero che gli istituti italiani ed europei presentano bilanci solidi e un costo del rischio ancora molto basso, ma l’attività di landing appare ancora troppo piatta. Non solo. Non vediamo all’orizzonte la possibilità di un ulteriore incremento delle stime rispetto al livello attuale e siamo convinti che si sarà minor supporto anche sul fronte dei buyback. Il nostro è quindi un punto più valutativo, dopo il forte re-rating e crescita degli utili guidato dai tassi e dal margine di interesse che ha portato il comparto a trattare mediamente a 1.5x il price/tangible book value.
Qual è il vostro approccio per affrontare i prossimi mesi del mercato italiano?
In un contesto di questo tipo, sul quale pesano anche le incertezze geopolitiche e alcune variabili macroeconomiche di difficile previsione, tendiamo a privilegiare le large cap e titoli che possono beneficiare della deregolamentazione. Siamo anche focalizzati sui megatrend del momento, dalle applicazioni dell’intelligenza artificiale a temi come la rete elettrica europea o la corsa di cui si sta rendendo protagonista l’industria della difesa.
Cosa proponete per cavalcare l’attuale scenario di mercato in ottica di investimenti e asset allocation?
La nostra filosofia è avere pochi prodotti molto versatili e ben comunicati al pubblico. L’asset allocation, in particolare, la fanno i nostri stessi clienti: per questo motivo i fund manager della boutique sono tutti attivi. È il caso del nostro comparto Lemanik High Growth, che si è aggiudicato quest’anno il Morningstar Award 2025 per il miglior fondo categoria Azionari Italia, o di Lemanik Active Short Term Credit: si tratta di uno strumento semplice e di facile comprensione, con un portafoglio obbligazionario a cortissima scadenza ed estremamente diversificato che offre decorrelazione dal mercato insieme un ottimo rapporto rischio-rendimento. Negli ultimi due anni ha ottenuto ritorni del 5% su base annua, con volatilità medie sullo 0,66% nel 2024.
Come Lemanik state anche spingendo l’acceleratore sulle strategie alternative liquide. Di cosa si tratta e quale contributo offrono nel panorama attuale?
Sono un insieme di strategie che fanno uso sistematico e integrativo sia di approcci decorrelati, ad esempio il long-short, sia di leva finanziaria o altri strumenti diversi da quelli standard. Anche se, nel tempo, l’espressione si è estesa fino a ricomprendere gli investimenti operati con strumenti convenzionali in mercati innovativi o di nicchia. Soluzioni questo tipo sono importanti perché forniscono una preziosa e agile fonte di diversificazione, svincolando il portafogli dalle dinamiche di mercato. Maggiore è l’incertezza sul fronte macro e geopolitico, più quindi si rivela prezioso e irrinunciabile il loro contributo di questi strumenti.
Prima ha menzionato il fondo Active Short Term Credit, che applica proprio queste strategie. Ci dica di più.
Si tratta di un fondo UCITS high yield globale ultra-breve termine a liquidità giornaliera, con caratteristiche uniche. Il focus è infatti la scadenza media e non la duration, che nel segmento è misura distorsiva in quanto otticamente compressa dalla presenza di opzioni di richiamo a favore dell’emittente: da qui una vita media del portafoglio non superiore 12 mesi. L’oggetto di investimento primario è costituito dalle scadenze fino a due anni ma il soprattutto segmento 0-1anno a rappresentare la vera fonte di valore: si tratta infatti di nicchia storicamente ignorata, nonostante sia superiore sul piano dei ritorni aggiustati per il rischio e permetta una generazione organica di liquidità quantificabile in almeno il 50% degli attivi gestiti su base annuale. Il comparto investe inoltre materialmente in mercati HY regionali, come ad esempio il Nordic HY, che presentano un rapporto rischio-rendimento molto più favorevole rispetto ai mercati globali più noti.
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