Il boom di DeepSeek manda in tilt i titoli del settore a Wall Street. A spaventare la Silicon Valley sono i costi competitivi e la natura open source del progetto. Per gli asset manager, sui mercati sarà uno scenario vincitori-vinti. Ma con le giuste strategie, il cambiamento si può cavalcare
Un semplice contraccolpo destinato a essere riassorbito nel giro di qualche giorno o lo scoppio di una vera e propria bolla finanziaria? È questa la domanda che gli investitori si pongono sull’intelligenza artificiale dopo che la notizia del sorpasso di DeepSeek, la società cinese di Gen AI, su ChatGPT ha scosso le fondamenta del settore. Ma se i mercati temono l’effetto cigno nero, con i titoli tecnologici USA in profondo rosso a Wall Street, i gestori sono convinti che dalla concorrenza di Pechino possano scaturire anche valide opportunità per i portafogli. A condizione però di adeguare le strategie e guardare al gigante asiatico sotto una nuova luce.
Di Deepseek si parla da alcune settimane nella Silicon Valley con un misto fra ammirazione e stupore, ma il sorpasso anche nell’interesse degli utenti è stato certificato il 27 gennaio con la conquista del primo posto nei download americani da parte dalla app cinese. Una notizia che ha fatto scattare l’allarme in molte Big Tech, con l’attivazione di veri e propri gruppi di crisi per gestire la situazione e rispondere. La preoccupazione principale non è infatti solo la qualità del chatbot, ma il costo estremamente basso con cui la sconosciuta rivale è riuscita a svilupparlo. Secondo un report dell’azienda,il modello DeepSeek-V3 è stato addestrato con soli 6 milioni di dollari utilizzando chip Nvidia H800, molto meno avanzati rispetto ai potenti H100 in dotazione a OpenAI e Google: la riprova che le restrizioni tecnologiche imposte dagli stessi Stati Uniti sono state aggirate con successo e volte addirittura a proprio favore.
Mercati pronti a uno scenario vincitori-vinti
Luca Boffa, senior Equity portfolio manager di Symphonia SGR
L’esplosione improvvisa di DeepSeek ha avuto effetti immediati sul mercato azionario. A Wall Street tutte le azioni tecnologiche legate al trend dell’intelligenza artificiale hanno chiuso in fortissimo calo, con il Nasdaq in rosso del 3% e Nvidia che ha perso quasi 600 miliardi di dollari di capitalizzazione in una sola seduta (-17%). Una giornata campale che molti addetti ai lavori non escludano possa ripetersi anche oggi e nelle prossime ore, seppur all’interno di uno più ampio scenario in stile vincitori-vinti. Luca Boffa, senior Equity portfolio manager di Symphonia SGR, è chiaro su questo: “La possibilità di contenere gli enormi budget di investimento pianificati dai big tech per strutturare modelli e farli lavorare rischia di produrre l’impatto più negativo sui fornitori di infrastruttura per capacità di calcolo, dai processori ai server fino ai datacenter”. Inoltre, l’esperto non esclude che le valutazioni elevate di alcune società possano innescare prese di profitto finché non verrà fatta maggiore chiarezza sulla reale portata dei risultati di DeepSeek. D’altro canto, a beneficiare della novità potrebbero essere tutte le realtà che integrano le potenzialità dell’AI nei software e servizi alla clientela. “Queste aziende”, spiega, “scenderanno di costo prima del previsto e diventeranno accessibili a una platea molto più ampia”. Senza dimenticare i competitori cinesi, per i quali “le restrizioni USA sui processori stanno già perdendo forza”. Una view condivisa dal team di gestione di Pharus, convinto che la notizia potrebbe aprire uno spiraglio per il rimescolamento degli indici dopo anni di dominio delle mega-cap. “DeepSeek è una cattiva notizia per le Magnifiche Sette ma una svolta positiva per le altre 493 società dell’S&P 500”, spiegano, “che taglieranno i costi e aumenteranno la loro produttività usando questa nuova tecnologia più economica”.
Rahul Bhushan, global head of Index di ARK Invest Europe
Secondo Rahul Bhushan, global head of Index di ARK Invest Europe, più che lo scoppio di una bolla la notizia potrebbe rappresentare il segnale che è ora di cambiare le strategie con cui si approccia il settore. “Gli avanzamenti di DeepSeek servono a ricordare che l’opportunità dell’AI si sta espandendo ben oltre il focus su semiconduttori e infrastrutture”, spiega, sottolineando che “concentrarsi troppi sulle GPU rischia di far perdere le opportunità di trasformazione nel software o nelle piattaforme”. Per l’esperto, non può poi essere sottovalutato il fatto che le innovazioni della società cinese siano open source: “Questa mossa apre le porte a un’adozione diffusa e alla decentralizzazione, tendenza che potrebbe democratizzare l’accesso alla tecnologia e accelerare i progressi ben oltre gli attori tradizionali in Occidente”. Da qui l’invito della holding creata dalla guru Cathie Wood a rivalutare la proprie esposizione al tema, concentrandosi meno sui semiconduttori per non rischiare di rimanere sottoesposti a soluzioni output scalabili ed efficienti.
Mark Haefele, cio di UBS Global Wealth Management
Anche Mark Haefele, Global Wealth Management cio di UBS, coltiva una visione simile. “Investimenti eccessivamente passivi possono rivelarsi rischiosi”, spiega, “perché la distribuzione di valore può cambiare repentinamente nell’ecosistema dell’AI”. Ecco perchè un approccio attivo e diversificato viene indicato dall’esperto come il modo più valido per assumere esposizione al settore. “Raccomandiamo nelle innovazioni trasformative e nell’elettricità”, chiarisce quindi Haefele, sostenendo che non occorre abbandonare il mercato azionario statunitense. “Solo la stagione degli utili del quarto trimestre aiuterà a fare chiarezza sull’impatto di DeepSeek”, è infatti la sua view, “ma al momento crediamo che i costi della potenza di calcolo sosterranno la domanda di intelligenza artificiale”.
Il ruolo della Cina tra industria e commercio
Jacques-Aurélien Marcireau, co-head of Equities di Edmond de Rothschild AM
Per Jacques-Aurélien Marcireau, co-head of Equities di Edmond de Rothschild AM, l’avvento di DeepSeek rappresenta uno spartiacque ancora più importante dal punto di vista prettamente industriale, avendo il potenziale per ridefinire il ruolo della Cina nello scacchiere internazionale. Se l’integrazione del Dragone nell’economia mondiale è stata ′selvaggia’, con il Paese diventato rivale strategico dell’Occidente e i disaccordi che aumentano su diversi temi, l’esperto è infatti convinto che d’ora in poi l’apporto di Pechino possa cambiare. “Il minor fabbisogno di hardware renderebbe la Gen AI più fattibile e rispettosa dell’ambiente”, spiega, “senza contare che la natura open source del progetto smorzerebbe i toni di segretezza tipici di queste tecnologie in favore di uno spirito di condivisione delle conoscenze a beneficio di tutti”. Non solo. “In un mondo in cui la concentrazione industriale sta aumentando ed è destinata a essere ulteriormente favorita dalla deregolamentazione di Trump”, aggiunge Marcireau, la Cina è in grado di portare la necessaria concorrenza per mantenere vivo l’incentivo all’innovazione”.
Probabilmente, però, il successo di DeepSeek potrebbe accelerare il progetto Stargate annunciato da Trump. La joint venture da 500 miliardi di dollari per le infrastrutture di intelligenza artificiale concentrata sul mercato statunitense è costituita da Softbank, Oracle, OpenAI e MGX (come potenziale investitore esterno), con partner tecnologici che probabilmente includeranno Nvidia, ARM, Microsoft e Oracle. Per Graeme Clark, portfolio manager di Janus Henderson, ci sono alcuni fattori che vale la pena considerare sul progetto. “Rappresenta un’ulteriore conferma del nostro punto di vista sull’importanza dell’AI come prossima grande ondata informatica”, assicura. Poi, a suo parere, appare almeno in parte come una formalizzazione della spesa che sarebbe stata effettuata in modo organico (e la conferma è un elemento positivo). Il lancio dell’iniziativa fa bene pure a Nvidia, aggiunge Henderson, le cui GPU e sistemi integrati rimangono al centro di quasi tutti i principali datacenter. “Oltre a ciò, vi è un numero crescente di altri fornitori le cui tecnologie sono al centro di progetti di AI, tra cui Arista, Ciena, Dell, Broadcom, Micron, Flex, ecc.”, precisa Clark. Non è chiaro quanto dell’iniziativa sia una nuova capacità incrementale rispetto a quella che sarebbe stata costruita organicamente, ma per l’esperto è chiaramente positiva per il sentiment sull’infrastruttura. “Infine, l’accordo e l’aggiornamento della partnership Microsoft/OpenAI sembrano essere vantaggiosi per i partecipanti chiave”, conclude.
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