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Secondo l’EY Italy AI Barometer, un lavoratore su quattro già utilizza l’intelligenza artificiale. Servizi finanziari e immobiliare tra i settori che investiranno di più. Ma la formazione è cruciale
Ben consapevoli dei benefici offerti dall’intelligenza artificiale, le aziende italiane sono pronte a investire. Una su tre è infatti decisa a puntare su questa nuova tecnologia nei prossimi dodici mesi, con i player dei servizi finanziari a guidare la carica. Un’accelerazione che trova il nostro Paese già ben preparato, con la Penisola che batte la media europea (19%) per implementazione dell’AI nei contesti lavorativi. È quanto emerge dalla prima edizione dello studio EY Italy AI Barometer realizzato da EY, secondo cui per il 60% dei manager l’uso di questa innovazione porterà a un aumento dei profitti e a un risparmio sui costi. Ma serve formazione.
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AI, Italia all’avanguardia
L’indagine, cha ha coinvolto oltre 4.700 manager di nove Paesi europei (di cui 528 italiani), mostra un sostanziale ottimismo. Oltre tre quarti dei rispondenti del nostro Paese (76%) afferma infatti di avere un’esperienza diretta con l’AI: la maggior parte di loro la utilizza prevalentemente nella vita privata (43%) o nel contesto lavorativo (12%), mentre il 20% la impiega in entrambi gli ambiti. “L’intelligenza artificiale si sta affermando come una delle principali priorità e l’Italia è tra i primi ad averla adottata (77%), evidenzia Giuseppe Santonato di EY Europe West”, che, spiega come a precederla ci siano solo Spagna (84%) e Svizzera (82%). Per l’esperto, investire oggi permette quindi alle aziende di “posizionarsi come leader in un contesto di mercato in costante evoluzione e sempre più competitivo”. Oltre ai servizi finanziari, i settori in cui verranno destinate più risorse nel prossimo anno sono immobiliare retail e consumer products. Per quanto riguarda l’implementazione in ufficio, quasi un quarto dei rispondenti italiani (24%) afferma invece che questa nuova tecnologia sta già influenzando il suo lavoro e il 46% prevede un incremento dell’impatto nei prossimi tre anni. Non solo: il 24% crede potrà sostituire parti delle mansioni su larga scala mentre due su tre sono convinti porterà a una riduzione del numero di dipendenti man mano che il suo utilizzo si consoliderà.
Ma la formazione è cruciale
Lo studio evidenzia come le imprese possano fare di più per sostenere i propri lavoratori nell’implementazione dell’AI, adottando un ruolo attivo nell’aggiornamento professionale dei dipendenti. Il 37% dei rispondenti pensa infatti che la propria azienda dovrebbe fornire maggiore formazione e il 32% ritiene di non avere abbastanza aiuto in questo senso. Solo il 16% si dice soddisfatto mentre il 55% del campione si dedica all’autoformazione, sia privatamente (22%) che professionalmente (20%), prediligendo soprattutto corsi dal vivo e workshop o lezioni online.
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La rivoluzione AI non spaventa (e fa risparmiare)
Le trasformazioni derivanti dalle nuove tecnologie non vengono viste in modo negativo dalla maggior parte degli intervistati: il 52% ritiene che la propria azienda abbia sufficienti conoscenze per implementare l’intelligenza artificiale nel modo corretto. Guardando ai settori, questo trend si evidenzia in particolare nel comparto energetico ma anche in quelli dei servizi finanziari e delle telecomunicazioni. Al contrario, il 67% dei rispondenti appartenenti al settore pubblico pensa di non avere abbastanza conoscenze. Nonostante le numerose sfide, i benefici dell’AI sono comunque già evidenti soprattutto in termini di risparmi sui costi. Il 58% dei dirigenti d’azienda tricolore afferma che l’uso di questa tecnologia ha permesso di risparmiare, aumentare i profitti o entrambe le cose. Solo il 16% non ha riscontrato risparmi. Infine, l’indagine mostra come queste tecnologie in Italia impattino maggiormente coloro che hanno ruoli manageriali (69%), a differenza degli altri (49%). Marketing, cybersecurity e protezione dei dati e assistenza ai dipendenti sono le funzioni attualmente più interessate.
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