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Il nuovo country head Italia del gruppo traccia la rotta tra opportunità e sfide. La sostenibilità resta centrale, ma la chiave sarà la personalizzazione. Non cala la fiducia negli emergenti: “Pronti a crescere grazie a una ripresa degli utili”
“Dall’incertezza possono nascere anche opportunità”. È avendo in mente questo mantra che Simone Zoccari intende interpretare l’incarico da poco assunto: guidare le attività di Robeco in Italia nei prossimi anni. Nominato country head della società lo scorso maggio al posto di Marcello Matranga, il manager crede infatti che le turbolenze derivanti dalle tensioni geopolitiche o dai dazi di Trump rappresentino l’occasione ideale per promuovere ulteriormente la gestione attiva nel mercato tricolore. Una convinzione che trae forza anche dalla necessità di fare leva su due segmenti finora sottovalutati negli ultimi anni dagli investitori ma si trovano alle porte di una stagione di rilancio: la sostenibilità e i mercati emergenti.

Qual è il bilancio delle attività di Robeco in Italia nel 2024 e a quali sono obiettivi per fine anno?
Nonostante un contesto di mercato che si è dimostrato difficile e altamente competitivo, abbiamo ottenuto risultati solidi e incoraggianti nello sviluppo del business. La nostra forte attenzione alle soluzioni attive ad alta convinzione sia nel reddito fisso che nell’azionario è stata fondamentale per rafforzare ulteriormente la nostra posizione tra i player attivi nella Penisola. Ma un’altra importante tappa nell’evoluzione strategica dell’azienda è stata senza dubbio la quotazione degli ETF attivi proprietari, un passo che rafforza la nostra offerta di soluzioni ad alto contenuto innovativo. Quanto alla fine dell’anno, gli obiettivi sono chiari: continuare a espandere la presenza tra gli investitori professionali e rafforzare le partnership strategiche.
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L’integrazione dei parametri ESG è stato uno dei driver che hanno guidato la recente attività di Robeco anche in Italia. Nel suo mandato sarà ancora così? C’è ancora interesse da parte degli investitori o i venti contrari che soffiano dagli USA hanno smorzato l’entusiamo?
Al 31 dicembre 2024 Robeco gestiva un patrimonio complessivo di 214 miliardi di euro e, di questi, oltre 209 miliardi integravano criteri ESG: si tratta di una cifra che testimonia quanto la sostenibilità sia e continuerà ad essere centrale nelle strategie della casa. Quanto al contesto generale, mi sento di dire che gli investitori europei stanno in linea di massima ‘mantenendo la rotta’. Non solo: abbiamo persino assistito al ritiro di diversi grandi asset owner da alcuni asset manager, in parte proprio in ragione della marcia indietro fatto da questi ultimi sui loro impegni etici. Ovviamente si tratta ancora di una minoranza di casi, ma nel complesso vediamo che le convinzioni generali e l’allineamento di pensiero dei gestori stanno diventando più importanti nelle nuove ricerche nonostante ciò che accade nel mandato dei clienti. In altre parole, gli asset owner europei vogliono un gestore che non solo sia in grado di fornire buone performance di investimento ma che sia anche in linea con le loro convinzioni in materia di sostenibilità.
Gli investitori si trovano a operare in un contesto di grande incertezza e i dazi di Trump peggiorano il quadro. Cosa si attende nei prossimi mesi sotto il profilo della volatilità? Quale sarà la chiave per affrontare il mercato che verrà?
L’unica certezza riguardo ai dazi di Trump è che stanno creando incertezza politica in ogni parte del mondo. Inoltre, queste misure rischiano di generare pressioni inflazionistiche negli Stati Uniti e di rallentare la crescita economica. In tale contesto, tuttavia, potrebbero anche emergere nuovi e inaspettati incentivi così come occasioni che prima non erano disponibili. Ci troviamo quindi di fronte a un periodo di maggiore volatilità e incertezza, ma siamo anche convinti che rappresenterà un’opportunità per gli approcci di gestione attiva.
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Un’altra caratteristica del vostro posizionamento è il focus sui mercati emergenti. Pensa che l’attuale contesto possa finalmente inaugurare una stagione di successo per queste geografie? Quanto ci punterete a livello di offerta?
Sebbene siano stati a lungo trascurati per via del loro ritardo rispetto ai Paesi sviluppati e soprattutto al settore tecnologico statunitense, siamo oggi molto ottimisti sui titoli azionari dei mercati emergenti. Non solo si contraddistinguono da tempo per valutazioni interessanti ma lo scorso anno è anche stato il primo in cui hanno superato i corrispettivi occidentali in termini di crescita degli utili, che è il principale fattore ad averli penalizzati nelle scelte degli investitori per tanti anni, e ci sono buone ragioni per pensare che anche si ripeteranno anche nel 2025. Questo fa sì che il rapporto price/earnings della categoria si attesti attualmente su livelli inferiori al 35%, tra i migliori disponibili nello scenario internazionale. Il tutto senza dimenticare la under allocation da parte di molti istituzionali, che potrebbero decidere di aumentare la loro esposizione e generare importanti flussi di capitali a beneficio della categoria.
Quali tendenze vede per l’industria italiana del risparmio gestito nei prossimi anni e come Robeco si sta posizionando per interpretarle?
L’industria del risparmio gestito in Italia è influenzata dalla trasformazione digitale, dai cambiamenti demografici e dall’aumento dei rischi nel settore bancario: tutti fattori che richiedono soluzioni più agili, innovative ma soprattutto incentrate sul cliente. Robeco sta affrontando queste sfide sfruttando la propria esperienza nella gestione attiva e nella tecnologia avanzata per offrire strategie di investimento con una caratteristica chiave: la personalizzazione. Le nostre solide competenze quantitative, unite a una profonda conoscenza tematica, sono essenziali per navigare in questo ambiente dinamico e supporto solido ai clienti.
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Ha citato la digitalizzazione, fenomeno che porta con sé anche quello dell’intelligenza artificiale. Come state approcciando questa tecnologia? Pensa si tratti di una bolla e di un trend secolare?
La nostra idea di fondo è l’IA non sostituisca l’investimento fondamentale, ma lo amplifichi. Ecco perché questa tecnologia è parte integrante dei nostri processi: ormai da alcuni anni viene utilizzata nell’ambito della nostra strategia quant la stiamo applicando sempre più anche alle strategie fondamentali. Una scelta che risponde a molteplici esigenze: aumentare l’efficienza, ottenere informazioni più approfondite e ampliare le capacità di ricerca, consentendo agli analisti di concentrarsi maggiormente sul giudizio e meno sulla raccolta dei dati. L’iniziativa Next Generation Quant sta ridefinendo l’investimento quant, passando da modelli prescrittivi a un’IA adattiva che apprende le relazioni e si evolve con le dinamiche di mercato.
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