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Knight Frank: nel 2026 gli Uhnwi sono saliti a quota 713.626. USA in testa. Per il nostro Paese stimato un incremento dei miliardari del 34% entro il 2031. Intanto i family office toccano quota 10mila nel mondo e cambiano pelle
L’instabilità geopolitica, le pressioni legate all’aumento dei tassi e una crescita economica disomogenea non fermano gli ultra high net worth individual. La ricchezza globale ha infatti continuato ad aumentare anche nell’ultimo anno, tanto che le persone con patrimoni superiori ai trenta milioni di dollari sono salite a quota 713.626. Una crescita che in realtà va avanti inarrestabile da cinque anni, con altri 162.191 super ricchi entrati a far parte del club dal 2021 al 2026: esattamente 89 al giorno. È quanto emerge dalla 20esima edizione del Wealth Report di Knight Frank, che indica l’Italia tra le mete d’approdo preferite dai Paperoni e segnala come i family office attivi nel mondo siano arrivati a quota 10mila.
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USA sempre in testa
Secondo l’analisi, gli Stati Uniti si confermano il principale motore della crescita di ricchezza. Il Paese è infatti stato in grado di generare da solo il 41% dei nuovi Uhnwi e incrementare la propria quota sul totale globale dal 33% al 35% tra il 2021 e il 2026. A distinguersi per una dinamica particolarmente sostenuto è però anche l’India, con un balzo del 63% nei cinque anni e un ulteriore aumento previsto del 27% entro il 2031. Guardando al prossimo quinquennio, lo studio colloca tra i Paesi con i tassi di espansione più rapidi l’Indonesia (+82%) insieme all’Arabia Saudita e alla Polonia (entrambe +63%) ma anche al Vietnam (+59%). Uno scenario in l’area Asia-Pacifico consolida il proprio ruolo centrale e rappresenta quasi il 31% dei Paperoni a livello globale, con la Cina che si afferma come secondo polo mondiale. Anche l’Australia è destinata a registrare una crescita rilevante, con un incremento vicino al 60% entro il 2031 sostenuto da un’economia altamente diversificata. Diverso il discorso per il Medio Oriente, che vede aumentare il suo peso dal 2,4% al 3,1% e vanta previsioni di stabilità fino al 2031. Continua infine a crescere anche il numero complessivo dei miliardari, arrivato a 3.110 nel 2026, con una maggiore concentrazione proprio nelle regioni dell’est.
Italia più ricca e meta preferita dai grandi patrimoni
La ricchezza è in crescita anche in Italia, dove si prevede che il numero dei miliardari salga del 34% entro il 2031. In particolare, il nostro Paese spicca come una delle destinazioni più attrattive in Europa per la ricchezza internazionale. Il report evidenzia infatti come la Penisola si stia affermando come un vero e proprio ‛tax-led magnet’, grazie a un regime fiscale agevolato per i nuovi residenti che continua ad attirare Paperoni da tutto il mondo. Milano si conferma il principale polo di attrazione, con una domanda che in alcuni casi supera l’offerta disponibile, mentre cresce l’interesse anche per altre destinazioni iconiche: da Roma alla a Toscana fino al Lago di Como. Un trend che rafforza il posizionamento del mercato tricolore come hub strategico dove gli investimenti incontrano la qualità della vita e il patrimonio culturale.
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Cambia il modo di vivere e investire la ricchezza
L’amore per l’Italia si inserisce in un trend generale che vede il mercato immobiliare prime confermare la propria resilienza. Nel 2025 i prezzi delle abitazioni di lusso sono aumentati in media del 3,2% a livello globale, sostenuti dalla domanda internazionale e dalla crescente mobilità dei grandi patrimoni. Sempre più investitori adottano infatti uno stile di vita multi-residenziale, orientando le proprie scelte non solo in base a logiche di investimento ma anche a fattori fiscali e stabilità. A questo proposito, il report mette in luce anche una crescente evoluzione nelle strategie di investimento: i capitali si stanno infatti orientando verso asset alternativi e settori emergenti, dai data center all’energia fino ai vigneti, mentre i family office diventano sempre più strutturati e orientati a operazioni dal grande valore aggiunto.
La trasformazione dei family office
Secondo lo studio, infatti, queste strutture stanno attraversando una fase di evoluzione che le vede passare da strumenti di conservazione del patrimonio a veri e propri attori globali dell’investimento. Attualmente si contano circa 10mila player nel mondo, con un incremento alimentato dall’espansione della ricchezza globale e dalla crescente necessità di professionisti della gestione patrimoniale. Il cambiamento più evidente riguarda il loro ruolo: non sono più semplici gestori passivi ma piattaforme sempre più professionalizzate, strutturate e orientate alla performance di lungo periodo. Tra i principali driver di questa trasformazione, c’è l’aumento della complessità dei mercati insieme alla maggiore volatilità macroeconomica e alla necessità di controllo diretto sugli investimenti. Uno degli elementi chiave è il crescente ricorso a co-investimenti e operazioni dirette, che consentono maggiore controllo ma anche trasparenza e potenziale rendimento rispetto ai fondi tradizionali. Si osserva infine un rafforzamento delle competenze interne con l’ingresso di specialisti in ambito real estate, private equity e tecnologia.
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