Dall’ELTIF 2.0 ai nuovi fondi multi-alternative, la banca americana punta su piattaforme digitali e formazione per aprire il non quotato ai clienti privati europei
Federico Vettore, Managing Director e European Head of Private Markets for Wealth di Morgan Stanley IM
I private markets non sono più un club per pochi. La rivoluzione è partita, e a guidarla c’è anche Morgan Stanley Investment Management (MSIM). Con l’entrata in vigore della direttiva ELTIF 2.0, i fondi di private equity, credito, real estate e infrastrutture si aprono per la prima volta agli investitori privati. “Quello che sta accadendo è che i mercati privati, da sempre appannaggio dei clienti istituzionali, sono sempre più a disposizione della clientela private”, spiega Federico Vettore, Managing Director e European Head of Private Markets for Wealth di MSIM. Un passaggio epocale che “vede un allineamento di interessi tra regolatori, asset manager e investitori” e che promette di “ridisegnare la mappa della gestione patrimoniale in Europa”, dichiara il manager, raggiunto nel suo ufficio milanese.
L’anno scorso, con l’arrivo della direttiva ELTIF 2.0 c’è stato, insomma, un punto di svolta. “Abbiamo visto un incremento nell’offerta di prodotti ELTIF 2.0, che sono per l’appunto dedicati ai clienti privati”, sottolinea Vettore. L’aspetto rivoluzionario, aggiunge, è che “con ELTIF 2.0 un più ampio ventaglio di investitori potrà avere accesso ai mercati privati”. La nuova cornice normativa elimina infatti i minimi di sottoscrizione obbligatori, rendendo accessibili asset class come private equity, private credit, real estate e infrastrutture a una platea più ampia. Per l’investment manager, il passaggio apre prospettive di business notevoli. “Poter replicare ciò che abbiamo fatto negli ultimi decenni per gli istituzionali su una nuova clientela che non è stata mai approcciata con queste soluzioni d’investimento, per noi è un’opportunità significativa”. Ma Vettore avverte: l’apertura dei private markets ai risparmiatori non può prescindere da consapevolezza e formazione. “Il tema dell’educazione finanziaria, che deve essere legata a tutto questo sforzo innovativo, è fondamentale. Proprio per questo stiamo sviluppando una piattaforma educativa in cui forniamo corsi online e in presenza sui mercati privati ai private banker e ai financial advisor”.
Nel panorama europeo, l’Italia si conferma tra i mercati più dinamici e reattivi sul fronte dell’innovazione finanziaria. “Sulle tematiche di wealth management, è forse il Paese più innovativo d’Europa”, osserva Vettore. “In Italia riusciamo a recepire la novità e poi anche a offrirle per primi”. Secondo il manager, “i nostri distributori sono stati tra i pionieri in Europa ad approcciare questo tema con soluzioni dedicate, sviluppate in casa”, anticipando persino la standardizzazione regolamentare comunitaria. Accanto al grande interesse degli asset manager e all’apertura normativa, però, resta un nodo cruciale ancora da risolvere: l’accesso operativo. “Le piattaforme operative in Europa non sono ancora pronte a supportare su larga scala questa tipologia d’investimento”, spiega il manager, evidenziando come i processi di sottoscrizione dei fondi private markets siano ancora molto complessi. “Il tema dell’accesso oggi è dominante: tutti gli attori, dal regolatore alle piattaforme operative, agli asset manager e ai distributori, stanno lavorando per automatizzare il processo degli ordini”. MSIM si muove già in questa direzione, anche attraverso partnership con nuovi player tecnologici. “L’obiettivo è ridurre le complessità amministrative e favorire un’esperienza di investimento più fluida”, spiega Vettore. Ma, assicura, ci vorrà ancora tempo: “Parliamo probabilmente di qualche anno per far sì che si possa investire in modo veloce e standardizzato”.
Dalla teoria al portafoglio: strategie e prospettive
Come riferisce il manager, MSIM ha già lanciato una gamma prodotti con strategie pensate proprio per la nuova platea di investitori privati. “Il primo passo che ci è sembrato il più sensato”, spiega Vettore, “è stato di offrire un prodotto che da solo dia esposizione a tutti i segmenti del private markets”. Il risultato è una gamma di fondi multi-alternative, attualmente in pipeline, che rappresentano “un’esposizione di base ai mercati privati” e che consentono anche un approccio educativo: “Questi prodotti offrono ottimi spunti educational. Spiegare nel dettaglio le posizioni in portafoglio e, soprattutto, il perché si detenga un determinato asset, sarà una ottima modalità per familiarizzare gli investitori con le dinamiche di ciascuna asset class dei mercati privati”. La società d’investimenti ha lanciato inoltre un secondo ELTIF, focalizzato su una nicchia di mercato: i GP-led secondaries ovvero transazioni di private equity in cui il General Partner d’origine (gestore) rimane investito in un asset quando questo viene ceduto ad un nuovo General Partner (MSIM in questo caso) che lo gestirà per gli anni successivi. Questo permette al GP d’origine di ottenere ulteriore capitale e tempo per massimizzare il valore dell’asset una volta trasferito nel fondo del nuovo GP (MSIM). È un modo per investire in aziende già parzialmente sviluppate da un GP specializzato che vi rimane investito, “tenendole nel nostro portafoglio per gli anni necessari, finché non sarà il momento giusto per l’IPO o la vendita”.
Il successo nei private markets, conclude Vettore, “dipenderà dalla capacità di sourcing, cioè di scovare le opportunità”. Qui il colosso statunitense può di certo contare su un vantaggio competitivo: “Abbiamo l’Investment Banking che assiste piccoli e medi imprenditori in tutto il mondo e 16.000 consulenti finanziari negli Stati Uniti che hanno come clienti soprattutto imprenditori”. Le aree più promettenti? “In Europa ci piacciono il real estate e il private credit, mentre sul private equity europeo ci muoviamo meno”.
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