4 min
Secondo l’EY Venture Capital Barometer, gli investimenti si sono dimezzati ma restano sopra il miliardo di euro. Pesa l’assenza di mega round. In testa il settore software & digital services. Gli esperti: “Anno di assestamento”
Per il venture capital italiano, il 2023 non passerà alla storia come un anno brillante. Infatti, il difficile contesto economico-finanziario ha fatto registrare una frenata a livello globale che non ha risparmiato il nostro Paese. Il bilancio tricolore è di un calo degli investimenti del 49,6%, con valori che hanno comunque superato per il terzo anno consecutivo il miliardo di euro e si sono attestati a 1.048 milioni dai 2.080 del 2022. In contrazione anche i deal, passati a 263 dai 326 precedenti. A tirare le somme è l’EY Venture Capital Barometer, che rimarca come gli ultimi dodici mesi abbiano evidenziato una fase di consolidamento dell’ecosistema italiano, il quale dimostra di aver comunque raggiunto una massa critica di raccolta rilevante. Resta però da rilevare l’interruzione del trend di crescita degli scorsi anni e, soprattutto, l’incapacità di colmare il gap con le altre grandi economie europee e mondiali.
📰 Leggi anche “Climate tech: gestori, banche e venture capital pronti ad aumentare gli investimenti“
Italia maglia nera in Europa
Guardando al resto del Vecchio Continente, è il Regno Unito ad aggiudicarsi il primato di nazione con il più elevato livello di investimenti pro-capite, pari a 227 euro. Segue la Francia con 108 euro e la Germania con 75. Maglia nera è proprio l’Italia, con 17 euro, preceduta dalla Spagna con 28 euro. Rispetto al 2022, il report evidenzia una generale tendenza al ribasso. E in questa particolare classifica, Madrid e Roma emergono con un decremento rispettivo del 54% e 50%.
Secondo Marco Daviddi, managing partner strategy and transactions di EY in Italia, nel nostro Paese si conferma una limitata propensione alla crescita economica, principalmente legata a bassi investimenti privati, specie in ricerca e sviluppo. Le previsioni EY per il 2024 indicano infatti che tali collocamenti supereranno di poco l’1% del Pil, contro una media Ue di circa il 2,4%. “Questa circostanza sta generando grandi difficoltà nel nostro tessuto produttivo per quanto concerne l’adozione di tecnologie e trasformazioni necessarie a garantire competitività, produttività, crescita dei salari e valorizzazione delle competenze”, spiega l’esperto. Sottolineando come sia quindi urgente indirizzare le risorse disponibili verso progetti e iniziative legate a obiettivi di innovazione a breve e medio termine, anche attraverso l’ecosistema delle startup e scaleup.
Alla luce del miliardo di investimenti portati a casa nel 2023, Daviddi guarda infatti con positività agli indicatori macroeconomici futuri e alle opportunità offerte dalla trasformazione digitale. “Le aziende ad alto contenuto tecnologico, in particolare quelle afferenti allo sviluppo di software e servizi digitali, hanno trainato gli investimenti e attratto l’interesse degli investitori anche stranieri sul nostro ecosistema, creando le basi per scalare nel prossimo futuro”, assicura.
Lombardia in testa. Software & digital services il settore più dinamico
A livello geografico, la Lombardia si conferma il terreno più fertile e promettente per le startup italiane, tanto per numero di operazioni (111) quanto per capitali raccolti dalle imprese (62,1% del totale). In generale, rispetto all’anno precedente, in tutta la Penisola si osserva un trend di riduzione sia del numero di deal che del loro controvalore. Tuttavia, è proprio nel Nord Italia che si è registrata la contrazione più significativa: da 1.838 milioni del 2022 a 790 milioni. Nel Centro e nel Sud, invece, il valore di raccolta totale, pur restando molto esiguo, è rimasto stabile a 258 milioni, in linea con i 242 precedenti.
Dal punto di vista settoriale, cinque settori costituiscono circa il 71% degli investimenti totali del 2023. In testa spicca il software & digital services, che ha registrato 26 transazioni per un totale di 226 milioni, in forte crescita rispetto all’anno precedente e principalmente attribuibili agli investimenti in Bending Spoons e Alps Blockchain. Il secondo posto è occupato dal technology & IoT, trainato dall’operazione di D-Orbit con un investimento di 100 milioni, mentre health & life science chiude il podio. Al quarto e quinto posto, energy&recycling e il fintech.
📰 Leggi anche “Venture capital, da Mirabaud e Zebra un nuovo fondo con focus sull’agritech“
Pochi mega round
Quanto ai round, le cinque operazioni a raccogliere i finanziamenti più consistenti sono quelle con protagonisti Bending Spoons (che ha chiuso un round da circa 100 milioni), D-Orbit (che ha raccolto circa 100 milioni), Aavantgarde Bio (che ha totalizzato complessivamente 61 milioni in un round), Energy Dome (con un investimento di 55 milioni) e Fabrick (finanziata per 40 milioni).
Proprio a questo proposito, Gianluca Galgano, startup and venture capital leader EY in Italia, fa notare come i risultati italiani debbano essere interpretati con un’analisi approfondita dell’eccezionale dinamica del 2022, guidata dai mega-round che sono tuttavia mancati nell’anno successivo. “Si è verificata una significativa flessione nei round d’investimento di grandi dimensioni (serie C, Late VC, e Growth Equity VC), che si sono praticamente dimezzati. Gli investimenti Pre-Seed e Seed sono rimasti stabili, mentre i round di Early VC hanno mostrato una tendenza decrescente, indicando la maggiore cautela degli investitori in periodi di incertezza”, chiarisce lo specialista. Aggiungendo che, nonostante la contrazione contingente, la situazione italiana non appare cupa, ma piuttosto in una fase di stabilizzazione.
Vuoi ricevere ogni mattina le notizie di FocusRisparmio? Iscriviti alla newsletter!
Registrati sul sito, entra nell’area riservata e richiedila selezionando la voce “Voglio ricevere la newsletter” nella sezione “I MIEI SERVIZI”.