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Ad ottobre creati meno posti di lavoro delle attese. Peggiora la disoccupazione, l’Ism cala ai minimi da cinque mesi. Secondo i gestori la pausa sui tassi proseguirà anche a dicembre
Il mercato del lavoro statunitense frena e mette di buonumore Wall Street, che si avvia a chiudere la miglior settimana del 2023. Dopo l’inattesa resilienza estiva, infatti, l’economia a stelle e strisce sta iniziando a dare evidenti segnali di raffreddamento, confermati anche dagli indici Ism sotto le attese. Tutti dati che rafforzano la previsione degli investitori sulla fine del maxi ciclo di inasprimento della Federal Reserve e che fanno sperare in un taglio al costo del denaro prima del previsto.
Usa: frena il mercato del lavoro, Ism peggio delle attese
Nel dettaglio, il mese scorso l’economia Usa ha creato 150 mila posti di lavoro nei settori non agricoli, meno degli attesi 180 mila e decisamente al di sotto dei 336 mila di settembre. Peggiore del previsto si è rivelato anche il tasso di disoccupazione, che si è attestato al 3,9% contro il 3,8% del consensus. Più contenuta, invece, la dinamica dei salari, con la retribuzione media oraria che è salita a 34 dollari, in aumento dello 0,21% rispetto a settembre, ma comunque meno del +0,3% stimato dagli analisti.
Lo stato di salute del mercato del lavoro è un indicatore importante per cercare di anticipare le mosse della Fed. La banca centrale monitora infatti l’occupazione per verificare gli effetti della politica monetaria sull’economia. E inevitabilmente, dopo le parole di mercoledì scorso del presidente Jerome Powell, i numeri di ottobre rafforzano l’idea degli investitori che l’istituto non toccherà i tassi almeno fino al 2024. Notizie grigie sono arrivate poi anche dagli indici Ism. In particolare l’indicatore dei servizi, pur rimanendo in zona espansione, è calato in ottobre a quota 51,8 punti, il minimo da cinque mesi, dai 53,6 di settembre e contro le stime di 53 punti.
Per i gestori la pausa Fed proseguirà a dicembre
“Le cifre sul mercato del lavoro di ottobre hanno sorpreso negativamente gli addetti ai lavori e gli investitori”, osserva Filippo Diodovich, senior market strategist di Ig Italia. Infatti, nonostante fosse atteso un rallentamento legato anche alle ondate di scioperi, i dati sulla creazione di nuovi posti sono risultati ben inferiori alle aspettative. “Un’ulteriore conferma del debole stato di salute del fronte occupazionale sono state le revisioni al ribasso dei mesi precedenti, che hanno abbassato notevolmente la media degli ultimi mesi. Cifre che portano argomentazioni a favore de banchieri centrali del Fomc che spingevano per interrompere il ciclo di rialzi”, sottolinea l’esperto.
Per Diodovich dopo la pubblicazione dei dati dello Us Bureau of Labor Statistics sono quindi crollate le possibilità che la Fed possa tornare nuovamente a rialzare il costo del denaro a dicembre. “Lo scenario base a nostro avviso è quello di un ulteriore conferma dei tassi attuali che mantengono un posizionamento abbastanza restrittivo per riportare l’inflazione verso l’obiettivo del 2%”, conclude.
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