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Per il Mercer Cfa Institute Global Pension Index 2023, Roma 31esima su 47 capitali. Pesano l’alto debito pubblico e la scarsa adesione alla previdenza complementare. Nord Europa in testa
Il sistema pensionistico italiano si conferma tra gli ultimi al mondo e al di sotto della media europea. Anche nel 2023 il Mercer Cfa Institute Global Pension Index, l’indice annuale che confronta gli apparati previdenziali a livello globale, ha infatti assegnato al nostro Paese una posizione arretrata nella classifica dei 47 Stati analizzati: la 31esima . In testa, in base alla consueta media tra adeguatezza, sostenibilità e integrità, tornano a svettare i Paesi Bassi mentre al secondo posto scende l’Islanda e terza risulta ancora la Danimarca.
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Italia, troppo bassa l’adesione alla previdenza completare
Nonostante i miglioramenti registrati in tutte le macro categorie esaminate, l’Italia ha ottenuto anche quest’anno un punteggio medio inferiore a quello degli altri Paesi europei: 56,3 punti. A farle compagnia solo Austria, Polonia e Turchia. In particolare, la Penisola sul fronte dell’adeguatezza: secondo gli analisti, infatti, il costante peggioramento del debito pubblico viene compensato da altri elementi, tra cui la trasferibilità tra fondi pensione dei benefici maturati e un buon replacement ratio.
Quanto alla sostenibilità del sistema previdenziale, Roma ha migliorato il suo punteggio soprattutto grazie all’aumento di persone con età superiore a 50 anni che risultano iscritte a forme pensionistiche complementari. Eppure, resta nella parte bassa della classifica e nello specifico al penultimo posto. Per l’analisi, pesano infatti una crescita economica bassa, un livello del debito pubblico elevato, un’alta spesa governativa per le pensioni e un livello di adesione alla previdenza complementare ancora molto basso.
Il resto della classifica
Guardando agli altri 46 Stati (quest’anno l’indice si è arricchito con l’ingresso di Botswana, Croazia e Kazakistan), i Paesi Bassi sono in testa con 83,5 punti e, pur avendo avviato una significativa riforma previdenziale, vengono giudicati in grado già oggi di assicurare benefici eccellenti nel passaggio dalla struttura retributiva collettiva a un modello più personalizzato a contribuzione definita. L’Argentina ha invece ottenuto il risultato più basso, con 42,3 punti. Guardando ai singoli sottoindici, i sistemi pensionistici che hanno conseguito i valori più elevati sono il Portogallo per l’adeguatezza (86,7), l’Islanda per la sostenibilità (83,8) e la Finlandia per l’integrità (90,9). Quelli con i punteggi più bassi sono invece la Corea del Sud (39,0), l’Austria (22,6) e le Filippine (25,7).
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Il rischio denatalità ma non solo
Gli esperti avvertono poi che il calo della natalità esercita pressioni su molte economie e sistemi previdenziali nel lungo termine, pensando sui punteggi di sostenibilità di Paesi come l’Italia e la Spagna. Alcuni regimi asiatici, tra cui la Cina continentale ma anche Corea e Singapore o Giappone, hanno invece avviato importanti riforme che hanno portato al miglioramento dei punteggi negli ultimi cinque anni. “L’età media a livello mondiale continua a innalzarsi in molti mercati, principalmente in quelli più maturi”, ha commentato Margaret Franklin, presidente e ceo del Cfa Institute.
Non solo, però. Per l’esperta, l’inflazione e l’aumento dei tassi di interesse hanno generato una nuova dinamica di mercato che sicuramente aggiungerà stress i piani previdenziali. Infatti, se da una parte molti piani pensionistici hanno realizzato consistenti perdite nel corso dello scorso anno, la manager ritiene che sarà molto più difficile ottenere buoni rendimenti corretti per il rischio negli anni a venire. “Le persone saranno chiamate ad avere un ruolo sempre più diretto e preponderante nelle decisioni riguardanti il loro futuro pensionistico. In qualità di professionisti dell’investimento, dobbiamo prepararle a questa prospettiva”, ha sottolineato.
La speranza Ai
Quest’anno il report ha esaminato anche il potenziale dell’intelligenza artificiale nel miglioramento dei sistemi previdenziali e nel permettere alle persone una migliore qualità di vita negli anni della pensione. “L’attuale espansione dell’IA nelle attività e decisioni dei gestori potrebbe condurre a processi decisionali più informati ed efficienti, che a loro volta potrebbero determinare un aumento del rendimento reale dell’investimento per i sottoscrittori dei piani previdenziali”, ha spiegato Marco Valerio Morelli, amministratore delegato di Mercer Italia. Per l’esperto, infatti, questa tecnologia può accrescere l’impegno dei risparmiatori e aiutarli a prendere adeguate decisioni finanziarie di lungo termine
Tuttavia, il report chiarisce che l’IA non è priva di rischi: dalla modellizzazione dei problemi alle preoccupazioni di ordine etico fino alla necessità di garantire una privacy ottimale dei dati, tante sono le criticità che il nuovo paradigma porterà con sè. Ecco perchè gli esperti ritengono che i modelli di intelligenza artificiale debbano essere disciplinati da una governance rigorosa e da un sistema chiaro di responsabilità. È insomma fondamentale istituire garanzie adeguate per tutelare i piani pensionistici in modo che godano della fiducia dei risparmiatori nel lungo termine. “L’IA offre l’opportunità di fornire uno standard di vita più elevato negli anni della pensione ma il controllo e la supervisione umana saranno sempre necessari”, ha concluso Morelli.
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