5 min
La società ha lanciato due nuovi fondi della serie Global Transformation, che investono nelle società che guidano il cambiamento positivo su clima e alimentazione
La trasformazione globale non è un fenomeno sul quale si possa ancora prendere tempo: per questo motivo Schroders ha lanciato due nuovi fondi della serie Global Transformation, che è stata ideata per offrire un’esposizione di lungo termine sui trend strutturali che stanno ridefinendo il mondo, dalla transizione energetica, alle città globali, all’healthcare innovation e tanti altri. I due nuovi fondi, presentati in occasione di un webinar, sono Sustainable Food & Water e Global Climate Leaders, dedicati rispettivamente alle società che stanno guidando il cambiamento in senso positivo nel campo alimentare e dell’acqua, e ai cosiddetti “leader climatici”
Felix Odey, portolio manager Global Research Equities, ha parlato delle ragioni dietro il lancio del fondo Schroder ISF Global Sustainable Food and Water, “un fondo articolo 9 che si propone di risolvere alcuni dei problemi più urgenti che abbiamo. Il primo è che abbiamo bisogno di produrre molto più cibo e acqua nei prossimi anni, circa il 70% in più rispetto ai livelli del 2010. Il secondo problema è che se guardiamo il sistema per come è ora, non è adatto al suo obiettivo e non è sostenibile”. Il sistema globale di acqua e cibo è responsabile del 25% delle emissioni globali di gas serra, e del 65% dell’utilizzo di acqua fresca, quindi è un forte fattore di impatto sul cambiamento climatico; inoltre, conta per il 60% dei 2 miliardi di tonnellate di rifiuti prodotti ogni anno. Se seguiamo l’attuale traiettoria di produzione di CO2, prosegue Odey, non riusciremo a perseguire l’obiettivo di un riscaldamento climatico contenuto in 1,5 gradi centigradi, quindi l’unica soluzione è sforzarsi di cambiare tutta la catena del valore nel sistema alimentare globale. Data la crescita della popolazione mondiale, entro il 2050 dovremo sfamare 10 miliardi di persone, usando meno terra. E meno acqua.
Per Schroders ci sono tre cambiamenti strutturali che devono avere luogo nel settore: maggiori rese agricole e maggiore efficienza, in cui la tecnologia servirà a garantire una maggiore produzione con minore uso di terre e acqua; un cambiamento nella dieta e nei modelli alimentari verso abitudini più salutari e rispettose dell’ambiente, che già stanno favorendo l’ascesa delle proteine vegetali in sostituzione di quelle animali (e consentiranno di liberare terre per le colture); una forte riduzione dei rifiuti e delle emissioni. Ciascuno di questi cambiamenti, sottolineano gli esperti di Schroders, è interconnesso e porta con sé opportunità di ritorni sugli investimenti, che saranno anche favorite da un contesto regolamentare sempre più attento alla necessità di un’alimentazione sostenibile.
Cosa fa di una società un leader climatico?
Le società che nutrono l’ambizione di decarbonizzare i propri business saranno i leader di domani. Simon Webber, lead portfolio manager Global and International Equities, ha illustrato la ratio dietro il lancio del fondo Schroder ISF Global Climate Leaders, con un team già molto esperto di questi temi. “Ma vediamo oggi delle nuove sfide, e una nuova ondata di impegni e di ambizioni sul raggiungimento della neutralità climatica, ed è questo che differenzia i cosiddetti ‘abilitatori della transizione’ dai ‘leader climatici’. Per arrivare alla neutralità climatica, ogni pezzetto dell’economia deve essere trasformato”.
L’ipotesi tracciata da Webber “è che i leader climatici – quelli che hanno l’obiettivo di decarbonizzare le proprie attività in modo coerente con il raggiungimento del target di riscaldamento entro 1,5 gradi – sovraperformeranno il mercato, e ci sono delle ragioni molto chiare per questo”. Queste aziende avranno tre vantaggi, cioè minori rischi, un vantaggio sui costi una volta che le emissioni di carbonio avranno dei prezzi elevati e saranno tassate, e i vantaggi del network. Un climate leader, aggiunge Webber, non è necessariamente una società attiva in uno di quei settori che sono direttamente impegnati nella transizione energetica, ma anche player che svolgono attività non legate a tale transizione. Ma che abbiamo ambizioni elevate: che non si limitano cioè a considerare le emissioni Scope 1 e Scope 2 (cioè quelle dirette) ma anche le Scope 3, generate cioè indirettamente dall’uso dei prodotti e servizi della società.
L’inclusione delle emissioni indirette negli obiettivi aziendali significa che le aziende devono lavorare con fornitori allineati con gli stessi obiettivi, e questo sta iniziando a creare un circolo virtuoso di partnership commerciali. Webber fa l’esempio del fornitore giapponese di componenti elettronici Murata, che ha adottato partnership che garantiscono lo stesso impegno su tutta la catena del valore, riducendo così il rischio di delusione legata al mancato raggiungimento degli obiettivi sulla neutralità carbonica. Tutto questo, secondo Schroders, rappresenterà un non trascurabile vantaggio competitivo.
Chi decarbonizza oggi i propri business, comprese le loro catene di approvvigionamento, prima dei concorrenti, diventa un leader climatico che riduce al minimo il rischio di pressione sociale e azioni aggressive da parte dei governi per regolamentare e tassare le emissioni di gas serra.
Vuoi ricevere ogni mattina le notizie di FocusRisparmio? Iscriviti alla newsletter!
Registrati sul sito, entra nell’area riservata e richiedila selezionando la voce “Voglio ricevere la newsletter” nella sezione “I MIEI SERVIZI”.