L’esperto suggerisce di monitorare con molta attenzione il linguaggio dei policy-maker, per cogliere qualsiasi accenno a un cambio di passo che potrebbe deludere i mercati
Didier Saint Georges, managing director e membro del comitato strategico di investimento di Carmignac
I mercati finanziari sono in bilico fra uno scenario reflazionistico indotto dalle politiche fiscali ultra-espansive negli Stati Uniti e la possibilità che le Banche centrali cominciano a preparare il terreno per una graduale rimodulazione degli stimoli in atto. Una prospettiva difficile da digerire per gli investitori.
Didier Saint Georges, managing director e membro del comitato strategico di investimento di Carmignac, suggerisce di monitorare con molta attenzione il linguaggio dei policy-maker nel corso dell’anno, “per cogliere qualsiasi accenno a un cambio di passo che potrebbe deludere i mercati”. L’esperto della casa d’investimenti parigina, recentemente intervistato da FocusRisparmio nel corso del summit annuale (quest’anno in versione digitale) ha spiegato e motivato il posizionamento dei portafogli per affrontare un anno “più difficile di quello precedente”.
Che anno vi aspettate?
Prevediamo che i mercati del 2021 saranno più difficili da comprendere di quanto non lo siano stati nel 2020. L’anno scorso è stato un anno terribile, ampiamente influenzato da fattori molto chiari, dominanti e consecutivi: dopo la sorpresa iniziale, i governi hanno deciso di cercare di contenere la pandemia a scapito dell’economia, continuando quindi a implementare un approccio “whatever it takes” per contrastarla. Di conseguenza, i mercati si sono ripresi rapidamente dallo spavento iniziale diventando i principali beneficiari di questi pacchetti fiscali e monetari fuori misura, il cui impatto è stato poi consolidato dalle prospettive sempre più convincenti sullo sviluppo dei vaccini. Il 2021 sarà un anno difficile per i policy-maker, dal momento che dovranno decidere in che misura possono e devono iniziare a normalizzare il corso delle loro politiche, mentre l’economia sta già iniziando a normalizzarsi.
Che tipo di problematiche potrebbero prezzare i mercati?
Questo solleva innanzitutto una domanda relativa alle tempistiche: non sappiamo quanto tempo ci vorrà prima che i vaccini producano un impatto sufficientemente ampio sul controllo della pandemia da innescare una riapertura significativa delle economie. Queste tempistiche si basano su molte incognite che vanno dalla comparsa di nuove varianti del virus all’efficacia delle campagne di vaccinazione o dei vaccini stessi. La seconda domanda riguarda le politiche economiche dei governi. È possibile che l’Europa cada nella tentazione di ritornare ad una maggiore ortodossia, mentre negli Stati Uniti la nuova amministrazione Biden sembra decisa a sostenere un ulteriore aumento della spesa fiscale e dei deficit di bilancio. Infine, nemmeno la reazione delle banche centrali nel 2021 dovrebbe essere sottovalutata.
Finora però le Banche centrali si sono mostrate compiacenti con uno scenario favorevole ai mercati non crede?
Finora il messaggio è stato quello di un sostegno deciso e illimitato, ma bisogna vedere che cosa ne sarà di questo messaggio confortante se e quando l’economia mostrerà segni rilevanti di ripresa. Nel breve termine ci aspettiamo una minore incertezza per i mercati, dal momento che la presenza del virus “garantisce” un sostegno politico costante. Il problema, però, è che questo ambiente favorevole ha già innescato una performance di mercato molto sostenuta.
Come si traducono queste prospettive in una strategia d’investimento?
Nel complesso una strategia d’investimento da implementare in un contesto del genere deve essere flessibile, basata sulla gestione del rischio e sulle conviction di tipo bottom-up. La spina dorsale dei nostri portafogli azionari, rimasta invariata, è costituita da un gruppo di aziende in grado di garantire una solida crescita degli utili nella maggior parte degli scenari macroeconomici. Abbiamo però ridotto l’esposizione a quelle che erano diventate troppo costose, ricercando il “value” all’interno dell’universo growth. Abbiamo poi aggiunto titoli ciclici, senza compromettere la qualità dei bilanci (“quality nell’universo value”). Abbiamo riequilibrato i portafogli verso i mercati emergenti che presentano minori incertezze economiche, come la Cina.
Qual è il maggior rischio contro cui vi preparate nel 2021?
Dal punto di vista della gestione del rischio, lo scenario che ci prepariamo ad affrontare è caratterizzato da aspettative di inflazione in aumento a causa dei massicci pacchetti reflazionistici. Saremmo quindi pronti ad adottare una duration negativa nei nostri portafogli obbligazionari e stiamo anche monitorando con molta attenzione il linguaggio dei policy-maker, per cogliere qualsiasi accenno a un cambio di passo che potrebbe deludere i mercati. A inizio anno, la nostra esposizione azionaria è inferiore alla percentuale massima prevista per i nostri fondi bilanciati. Come nel 2020, ci aspettiamo una dispersione molto ampia dei rendimenti tra vincitori e vinti, per cui vediamo un grande potenziale per la generazione di alpha.
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