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Secondo una ricerca XTB-YouGov, la quota scende al 19% tra le donne. Nord più dinamico, Sud in ritardo. Cruciale resta l’istruzione. Bond, azioni e fondi comuni gli strumenti preferiti
Negli ultimi dodici mesi appena un italiano su quattro ha effettuato un investimento, mentre il restante 75% dei risparmiatori non ha avuto alcun contatto con gli strumenti finanziari. L’ennesima prova dello scarso rapporto con i mercati dei nostri connazionali arriva dall’ultima ricerca targata XTB e condotta da YouGov in occasione del mese dell’Educazione Finanziaria. Dai dati emergono segnali di vivacità tra i giovani e tra le persone con una maggiore alfabetizzazione finanziaria, ma si conferma un ritardo strutturale nella capacità di mettere a frutto il denaro in modo consapevole e strategico. Con marcati gap di genere e geografici.
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Tra le donne investe meno di una su cinque
Gli italiani restano insomma fortemente ancorati alla liquidità. E questo nonostante il contesto attuale renda ancora ancora più urgente pianificare, diversificare e proteggere il proprio patrimonio. Se da un lato crescono interesse e partecipazione tra i giovani e le persone più istruite, dall’altro il ritardo culturale e formativo di ampie fasce della popolazione continua a frenare l’evoluzione del rapporto con risparmio e mercati. In particolare, si conferma un significativo divario di genere: appena il 19% delle donne ha investito nell’ultimo anno, contro il 32% degli uomini. Un dato che riflette una minore fiducia nelle proprie competenze finanziarie e una persistente disparità nell’accesso alla formazione. E che, viene rimarcato, evidenzia la necessità di programmi educativi inclusivi e mirati all’autonomia finanziaria femminile.
Nord più dinamico, Sud in ritardo
Forti le differenze anche a livello geografico. Al Nord investe il 29% dei cittadini, al Centro il 26%, mentre al Sud e nelle Isole la quota scende al 21%. A fare la differenza, secondo la ricerca, sono ecosistemi economici più dinamici, maggiore disponibilità di servizi finanziari e una cultura della pianificazione patrimoniale più radicata. Viceversa, nelle aree meno sviluppate il ricorso agli strumenti finanziari resta limitato, complice la minore presenza di intermediari, la scarsa educazione al risparmio e una tradizionale avversione al rischio.
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L’istruzione è cruciale
Altro fattore determinante è poi il livello di istruzione. Tra i laureati investe il 39%, tra i diplomati il 26%, mentre la percentuale crolla al 19% tra chi possiede solo un titolo di scuola media o elementare. L’alfabetizzazione finanziaria appare quindi come una delle principali linee di frattura nell’accesso agli strumenti di investimento. E rappresenta anche un fattore di equità sociale: chi dispone di maggiori risorse culturali e informative ha infatti più strumenti per gestire e far crescere il proprio patrimonio.
Preferiti bond, azioni e fondi
Sul fronte delle preferenze di investimento, gli italiani privilegiano obbligazioni (32%), azioni italiane (28%), fondi comuni (26%) e piani di accumulo (25%). Seguono Etf (18%) e criptovalute (16%), quest’ultime particolarmente diffuse tra i giovani tra i 18 e i 34 anni che mostrano una maggiore attenzione alle soluzioni più dinamiche e digitali. L’aumento dell’interesse verso Pac ed Exchange traded fund, viene sottolineato nel report, indica una maggiore attenzione verso soluzioni di lungo periodo, anche se la loro diffusione resta ancora lontana dagli standard europei. Quanto agli obiettivi, spiccano soprattutto l’integrazione del reddito (26%), il risparmio pensionistico o di lungo periodo (25%) e la protezione del capitale (18%). Inoltre, tra i giovani prevale il desiderio di raggiungere l’indipendenza finanziaria, mentre nelle fasce più mature domina la ricerca di stabilità e sicurezza patrimoniale.
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