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L’articolo è pubblicato su FocusRisparmio Magazine di luglio-agosto 2022 dal titolo “La grande rotazione”, disponibile in versione digitale al seguente link.
Per gli esperti, obbligazioni convertibili, subordinati bancari e private debt offrono buone opportunità di diversificazione. Ma occhio alla volatilità
Tra corsa dell’inflazione, rialzo dei tassi da parte delle banche centrali e rallentamento economico, che secondo diversi analisti potrebbe sfociare in una nuova recessione, il mondo obbligazionario sta vivendo un periodo di cambiamento che deve ancora essere a pieno interpretato dagli investitori. Una fase in cui, secondo gli esperti, è però possibile trovare valore nel reddito fisso alternativo, a patto di essere disposti ad affrontare una certa dose di volatilità.
Massimiliano Marzo, chief economist di Riv-Capital e professore di Economia all’Università di Bologna, evidenzia che in una fase di rialzo dei tassi come quella che stiamo vivendo “il reddito fisso alternativo rappresenta una buona opportunità perché i titoli appartenenti a questo settore tendono ad avere una convessità più elevata rispetto alle obbligazioni tradizionali e, dunque, al muoversi del tasso di interesse, il prezzo mostra oscillazioni più limitate”. All’interno di questo universo Marzo cita in particolare il private debt, che secondo dati Aifi (associazione italiana del private equity, venture capital e private debt), nel 2021 ha raggiunto livelli record di raccolta in Italia, attestandosi a 987 milioni di euro, contro i 551 milioni del 2020 (+79%), e il settore bancario-finanziario europeo che, sottolinea Marzo, “gode di buona salute e sta beneficiando del rafforzamento delle garanzie da parte della Bce. Si tratta comunque di un’asset class molto composita, che richiede un’attenta analisi del singolo titolo in funzione del rischio di credito legato all’emittente”, osserva l’esperto.
Altro tema da tenere in considerazione, spiega Marzo, è legato agli aspetti regolamentari, considerato che “spesso i bond appartenenti al comparto alternativo hanno meno liquidità di altri e, dunque, è necessario prestare attenzione al disegno dell’asset class in funzione della liquidabilità del portafoglio”.
Paul Saint-Pasteur, gestore del team global fixed income di Payden & Rygel, sottolinea che in una prospettiva di lungo termine i rendimenti dei titoli alternativi a reddito fisso dovrebbero essere relativamente buoni. Anche se, per l’esperto, è fondamentale comprendere i rischi che questo tipo di titoli comportano ed essere in grado di sopportare la potenziale volatilità nel breve termine.
“A nostro avviso, i titoli societari ibridi, contingent convertible e le obbligazioni subordinate bancarie meritano spazio in un tipico portafoglio a reddito fisso”. Questo perché “le caratteristiche specifiche tecniche di questi strumenti e il loro livello di subordinazione possono offrire un interessante potenziale di rendimento aggiustato per il rischio”. L’esperto evidenzia, inoltre, che nel contesto attuale, con l’aumento del rischio di recessione, “limitiamo l’esposizione a titoli alternativi a reddito fisso, preferendo obbligazioni emesse da emittenti con un rating di credito più elevato”.
A questo proposito, spiega Saint-Pasteur, negli ultimi cinque anni le obbligazioni AT1 hanno generato un rendimento annualizzato di circa il 2,7%, superiore di circa l’1,3% rispetto all’indice high yield europeo. Ma a questo è corrisposta una maggiore volatilità (quella annualizzata a cinque anni è stata del 9,7%, rispetto all’8% per l’high yield europeo). Inoltre, “le obbligazioni AT1 hanno registrato i maggiori rendimenti mensili negativi (-15,2%) tra gli indici comparabili nel marzo 2020, ovvero quando l’Europa è stata colpita dal Covid”.
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E’ possibile leggere l’articolo integrale alle pagine pagine 52-54 di FocusRisparmio Magazine di luglio-agosto 2022, disponibile in versione digitale al seguente link.
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