Eurozona, fiducia degli investitori ai massimi da oltre quattro anni
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La frenata dell’economia Ue c’è ed è consistente. E fa temere che una recessione sia ormai alle porte. Così, strette tra prezzi alle stelle e previsioni nere, le famiglie italiane e europee tornano ad accantonare risparmi ‘emergenziali’.
A confermare il quadro di grande incertezza sono oggi una serie di dati relativi al primo trimestre, a partire dai Pmi dell’Eurozona, che hanno pesato sulle borse e fatto scendere l’euro ai minimi degli ultimi venti anni sul dollaro, nel timore che i segnali di rallentamento dell’economia europea possano spingere la Bce a una politica meno aggressiva sui tassi. Secondo gli operatori citati da Bloomberg, Francoforte potrebbe infatti alzare i tassi in una forbice inferiore rispetto alla previsione della scorsa settimana.
Stando all’indice destagionalizzato S&P Global Pmi della produzione composita, l’Area euro a giugno ha messo a segno una frenata che non si vedeva da 16 mesi. L’indice si è infatti attestato a quota 52, soglia che pur indicando ancora un modesto rialzo della produzione del settore privato, è nettamente in calo dal 54.8 di maggio e segnala, appunto, il più lento tasso di espansione da 16 mesi a causa dello stallo della domanda.
A influire sul dato di giugno, spiega una nota, è stata la prima contrazione della produzione manifatturiera in due anni e l’indebolimento del tasso di crescita dell’attività terziaria. In aggiunta, si è arrestato il flusso dei nuovi ordini concludendo quindi una sequenza di crescita di 15 mesi, con le aziende dell’Eurozona in difficoltà a causa dell’indebolimento della domanda. In particolare, il volume di ordini manifatturieri ha segnato il declino più netto dai crolli registrati durante le chiusure anti-Covid di maggio 2020.
Il Pmi italiano a giugno si è fermato a quota 51.6, in calo dal 53.7 di maggio, lievemente oltre le attese degli analisti. Pur trattandosi del quinto mese consecutivo di aumento della produzione terziaria, si tratta del dato più debole della sequenza e comunque di un risultato modesto, segnalano gli esperti. In Germania la crescita dell’attività nel settore dei servizi è rallentata ai minimi da cinque mesi e le aziende segnalano un indebolimento della domanda. La fiducia delle imprese verso il futuro, sottolinea S&P, è scesa al minimo da ottobre 2020. L’indice Pmi tedesco è calato a quota 52,4 dal 55 di maggio.
Passando alle famiglie, nel primo trimestre il reddito disponibile di quelle italiane è aumentato del 2,6% rispetto al trimestre precedente. Tuttavia, segnala l’Istat, per effetto del generalizzato aumento dei prezzi, il potere d’acquisto è cresciuto soltanto dello 0,3%. Aumenta invece la propensione al risparmio delle famiglie, che si è attestata al 12,6%, in aumento di 1,1 punti percentuali rispetto al trimestre precedente, a fronte di una crescita della spesa per consumi finali più debole rispetto a quella del reddito disponibile (+1,4% e +2,6% rispettivamente).
Stessa tendenza anche a livello europeo. Il tasso di risparmio delle famiglie dell’Eurozona è infatti aumentato al 15% nel primo trimestre dopo 14,1% nell’ultimo trimestre 2021. Il tasso di investimento è invece aumentato dal 9,8% al 10,2%, il valore più elevato dal primo trimestre 2009.
Stando a Eurostat, l’aumento del tasso di risparmio delle famiglie si spiega con l’aumento del consumo dell’1,9% e da un tasso più basso del reddito disponibile lordo (+2,9%). L’aumento del tasso di investimento di 0,4% invece è dovuto a un aumento del 6,9% della formazione di capitale fisso più veloce dell’aumento del reddito disponibile lordo (+2,9%).
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