Dopo il brusco rallentamento del 2023, il mercato dell’immobiliare torna a mostrare segnali di ripresa. Nel 2024 i volumi globali di investimento hanno infatti raggiunto 707 miliardi di dollari, in crescita dell’11,5% su base annua. È questa la sintesi del report presentato lo scorso 10 settembre al Real Estate Summit di Pambianco e Bip, nel quale è emerso come favorire il settore siano soprattutto la discesa dei tassi e la liquidità disponibile. Un recupero che non coincide però con un ritorno generalizzato ai vecchi equilibri: la domanda si sta spostando verso asset capaci di intercettare trasformazioni strutturali, dalla digitalizzazione alla logistica fino alle nuove esigenze abitative e al turismo.
📰 Leggi anche “Real estate, Italia in testa con 13,5 mld di investimenti“
La liquidità accumulata torna al lavoro
Il miglioramento dei volumi assume particolare rilievo se confrontato con l’andamento della raccolta. Nel 2024 il fundraising globale dei fondi immobiliari chiusi si è infatti ridotto a 104 miliardi di euro, mentre gli investimenti sono aumentati. Una divergenza suggerisce come gli operatori abbiano iniziato a impiegare la dry powder accumulata negli anni precedenti, senza un corrispondente incremento dei nuovi capitali raccolti. Anche i rendimenti attesi riflettono la maggiore selettività del mercato. Nel biennio appena passato i livelli più elevati sono associati ai segmenti distressed, con il 12-18%, e opportunistic, al 10%-15%. Seguono hospitality e data center, rispettivamente al 6%-12% e al 6%-10%, mentre i comparti più difensivi offrono ritorni inferiori: dal 3%-5% degli asset core al 5%-7% del core-plus. Sul piano geografico, l’America resta il principale mercato per volumi, con 347 miliardi allocati nel 2024 e una crescita del 10,9%. L’area Emea ha invece raggiunto 188 miliardi, in aumento del 10,8%, e l’Apac si è attestata a 171 miliardi (+13,4%). In Europa la ripresa è stata trainata soprattutto da logistica e living, mentre gli uffici continuano a fare da anello debole.
Italia, il recupero parte da due settori
Anche il mercato italiano si è agganciato alla ripresa internazionale. I volumi sono aumentati del 57% nel 2024, sostenuti dalla riduzione dei tassi, e il recupero è proseguito nel primo trimestre del 2025. La logistica rappresenta uno dei casi più interessanti: nel primo trimestre gli investimenti hanno raggiunto circa 650 milioni di euro, il 61% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, sfruttando la scia dell’e-commerce del nearshoring ma anche la necessità di hub last-mile. Nelle aree primarie i tassi di sfitto sono inferiori al 3%, mentre cresce l’interesse per immobili di nuova generazione e sostenibili dal punto di vista energetico. Il secondo motore della ripresa è l’hospitality, destinatario di capitali per 605 milioni di euro nel primo trimestre 2025 (+180%). Anche il retail mostra segnali di normalizzazione, ma con caratteristiche diverse rispetto al passato: gli afflussi hanno raggiunto 505 milioni nel periodo, sostenuti soprattutto da centri commerciali e high street. La domanda si concentra sugli asset di qualità in location prime, mentre alcuni immobili della grande distribuzione e centri commerciali offrono opportunità di riconversione verso utilizzi multifunzionali e ibridi.
📰 Leggi anche “Real estate, l’Italia detiene il primato per volume investito“
Dal living ai data center, cambia il perimetro
La trasformazione più interessante riguarda però gli asset alternativi. Nel primo trimestre 2025 gli investimenti italiani sono saliti a 170 milioni di euro, il 34% in più rispetto allo stesso periodo del 2024. Il living rappresenta da solo il 76% del totale, grazie a residenziale multifamiliare, student housing e senior housing. Particolarmente significativo è l’aumento del 244% registrato dal segmento rispetto al primo trimestre dell’anno precedente, crescita che riflette un cambiamento più ampio nella domanda abitativa. Le vendite di immobili multifamiliari sono aumentate del 7,8% nel quarto trimestre 2024, mentre nelle principali città la si è toccato anche il 9,8%. Per gli investitori si apre così uno spazio che va oltre il residenziale tradizionale e comprende soluzioni flessibili ma anche student accommodation e co-living. È in questo contesto che il real estate sembra passare da una logica prevalentemente patrimoniale a una più funzionale. La rigenerazione di immobili industriali obsoleti, lo sviluppo di infrastrutture digitali e logistiche, la crescita dell’hospitality esperienziale e il living tematico delineano infatti un mercato in cui il valore dipende sempre più dalla capacità dell’asset di rispondere a bisogni economici e sociali in evoluzione. Data center e hub logistici, in particolare, vengono indicati come le asset class più dinamiche, mentre student housing, co-living e senior living puntano su flussi più stabili e su una domanda strutturale.