L’espansione dei fondi alternativi e l’attrattività per una clientela più ampia guideranno l’aumento degli asset per il comparto. Parola di Giovanni Andrea Incarnato, partner di EY e leader Wealth & Asset Management per l’Italia
Giovanni Andrea Incarnato, Italy Wealth & Asset Management Leader di EY
I fondi alternativi continuano a registrare una crescita significativa, trainata dall’interesse sia degli investitori istituzionali che di una clientela privata sempre più diversificata. Secondo Giovanni Andrea Incarnato, partner di EY e leader Wealth & Asset Management per l’Italia, “la tendenza è abbastanza marcata nella crescita delle masse in gestione relative agli alternativi, con particolare attenzione ai fondi di private equity, fondi di fondi e anche cripto asset, che hanno registrato una crescita importante”. Questa evoluzione riflette una domanda crescente di strumenti che consentano di diversificare il profilo di rischio-rendimento, offrendo una soluzione attraente in un contesto di mercato complesso.
Un aspetto centrale che emerge dalla EY Global Alternative Fund Survey, a cui hanno partecipato 224 gestori di fondi alternativi e 200 investitori istituzionali di tutto il mondo, è il tentativo di allargare la base degli investitori includendo non solo gli ultra-high-net-worth individuals (UHNWIs) ma anche fasce di clientela con patrimoni più contenuti. “La tendenza, anche supportata dalle novità normative in alcune geografie (si vedano in UE gli Eltif 2.0), è quella di rivolgersi anche a clientela meno patrimonializzata e ampliando così la gamma di investitori soggetti ai fondi alternativi”, sottolinea Incarnato. Questo processo, tuttavia, non è privo di sfide …
Secondo il report di Peregrine Communications, il 73% dei wealth manager e private bank mostra una presenza visibile negli alternativi. Ma solo il 40% dispone di una sezione dedicata online. La distanza tra capacità d’investimento e abilità di raccontarla rischia di diventare un nuovo fattore competitivo
Secondo una survey di Preqin, gli alternativi sono scesi dal 21,2% al 17% dei portafogli istituzionali tra dicembre 2025 e lo scorso giugno. A pesare il rallentamento del ciclo dei capitali e maggior attenzione alla liquidità. Ridimensionato il sentiment sul private credit, ma l’interesse per equity e infrastrutture resta
Secondo le stime di Neuberger Berman, l’88% prevede di investire entro cinque anni. In testa private equity e infrastrutture. A far da traino è la domanda di diversificazione. La conoscenza degli ELTIF sale al 74%. Gli italiani preferiscono i fondi draw-down
Uno studio mostra che l’apertura al retail può spingere i fondi alternativi a puntare su società meno mature e a mantenerle per un tempo maggiore in portafoglio, con effetti positivi anche sui risultati. Ma serve che i nuovi investitori abbiano un approccio paziente. In caso contrario, si rischia una pressione verso exit premature
Nel primo semestre 2026 gli investimenti in private equity e venture capital si fermano a 5,1 miliardi di euro, appena il 2% in meno rispetto a un anno prima, Ma il fundraising crolla del 60% a 674 milioni. Il buyout traina gli impieghi, mentre il venture capital resta primo per numero di operazioni. I dati Aifi e PwC
Nel secondo semestre il nuovo indice messo a punto dalla società per saggiare il polso degli investitori resta ben sopra la soglia neutrale, pur arretrando dai 60,1 punti del primo semestre. Condizioni di finanziamento favorevoli ai lender e impegni istituzionali resilienti fanno da traino. Stabile la qualità del credito
Una survey di KKR rileva un interesse crescente tra i clienti con almeno 500mila dollari di asset. Ma il 42% indica la mancanza di informazioni come principale barriera. Per il 53% il confronto in presenza con il consulente resta il canale preferito per orientarsi
Per S&P, la scarsa attività di exit sta portando a una biforcazione strutturale del settore. I grandi operatori continuano a crescere, mentre sui piccoli aumenta la pressione. E all’orizzonte c’è una nuova fase di consolidamento
Normativa europea, prodotti semiliquidi e una base di risparmio solida rendono il Belpaese un mercato ad alto potenziale per gli alternativi. Ma aprire le porte agli investitori retail non basta
Per il centro di ricerca dell’associazione, gli investimenti nel credito privato hanno raggiunto i 2.600 miliardi di dollari a livello globale anche grazie all’ingresso della clientela al dettaglio. Ma la democratizzazione richiede tutele, migliore gestione della liquidità e specializzazione. A rischio la resilienza di tutto il mercato