Da asset class a uso esclusivo dei grandi investitori a opportunità diffusa per la clientela retail di fascia alta. La view di Tim Boole, head of Product Management – Private Equity di Schroders Capital, sull’evoluzione del comparto
Con l’ingresso in una fase di ciclo economico più volatile gli investitori si sono ritrovati a fare i conti con portafogli molto spesso concentrati su un numero ristretto di asset class, a loro volta fortemente dominate da un’esigua quantità di titoli. L’azionario americano è l’esempio più eclatante, ma di certo non l’unico, di come la ricerca di rendimento e diversificazione debba evolvere in un contesto sempre più complesso e dal crescente numero di variabili. È questo il principale motivo che sta spingendo operatori e risparmiatori a guardare con sempre maggiore interesse agli investimenti alternativi. Un comparto da sempre popolato dagli investitori istituzionali globali ma con un tasso di penetrazione da parte della clientela retail ancora marginale, in modo particolare in Europa.
Tim Boole, head of Product Management – Private Equity di Schroders Capital
“Il consensus di settore”, spiega Tim Boole, head of Product Management – Private Equity di Schroders Capital, la divisione del Gruppo Schroders dedicata ai private market, “suggerisce che tra il 10% e il 20% dei portafogli istituzionali sono ora impegnati nei mercati privati, con il private equity che rappresenta l’asset class più ampia e consolidata”. “Al contrario”, prosegue, “le allocazioni tra i portafogli wealth sono rimaste molto più basse: in genere inferiori al 10% e spesso al di sotto del 5%. Ma ci sono segnali che la situazione sta iniziando a cambiare”. Illiquidità, soglie minime di investimento e complessità del sottostante hanno sempre rappresentato le barriere strutturali più impattanti per gli investitori non professionali che hanno trovato difficoltà, spesso insormontabili, per accedere a una asset class caratterizzata da un track record importante e consolidato.“La nostra ricerca sui trend di performance degli ultimi 25 anni, che prende in considerazione cinque importanti crisi di mercato (il crollo delle dotcom, la crisi finanziaria globale, la crisi del debito dell’Eurozona, l’epidemia di Covid e il ritorno dell’inflazione nel 2022, ndr) mostra che il private equity ha storicamente sovraperformato i mercati pubblici”, fa notare Boole…
Secondo il report di Peregrine Communications, il 73% dei wealth manager e private bank mostra una presenza visibile negli alternativi. Ma solo il 40% dispone di una sezione dedicata online. La distanza tra capacità d’investimento e abilità di raccontarla rischia di diventare un nuovo fattore competitivo
Secondo una survey di Preqin, gli alternativi sono scesi dal 21,2% al 17% dei portafogli istituzionali tra dicembre 2025 e lo scorso giugno. A pesare il rallentamento del ciclo dei capitali e maggior attenzione alla liquidità. Ridimensionato il sentiment sul private credit, ma l’interesse per equity e infrastrutture resta
Secondo le stime di Neuberger Berman, l’88% prevede di investire entro cinque anni. In testa private equity e infrastrutture. A far da traino è la domanda di diversificazione. La conoscenza degli ELTIF sale al 74%. Gli italiani preferiscono i fondi draw-down
Uno studio mostra che l’apertura al retail può spingere i fondi alternativi a puntare su società meno mature e a mantenerle per un tempo maggiore in portafoglio, con effetti positivi anche sui risultati. Ma serve che i nuovi investitori abbiano un approccio paziente. In caso contrario, si rischia una pressione verso exit premature
Nel primo semestre 2026 gli investimenti in private equity e venture capital si fermano a 5,1 miliardi di euro, appena il 2% in meno rispetto a un anno prima, Ma il fundraising crolla del 60% a 674 milioni. Il buyout traina gli impieghi, mentre il venture capital resta primo per numero di operazioni. I dati Aifi e PwC
Nel secondo semestre il nuovo indice messo a punto dalla società per saggiare il polso degli investitori resta ben sopra la soglia neutrale, pur arretrando dai 60,1 punti del primo semestre. Condizioni di finanziamento favorevoli ai lender e impegni istituzionali resilienti fanno da traino. Stabile la qualità del credito
Una survey di KKR rileva un interesse crescente tra i clienti con almeno 500mila dollari di asset. Ma il 42% indica la mancanza di informazioni come principale barriera. Per il 53% il confronto in presenza con il consulente resta il canale preferito per orientarsi
Per S&P, la scarsa attività di exit sta portando a una biforcazione strutturale del settore. I grandi operatori continuano a crescere, mentre sui piccoli aumenta la pressione. E all’orizzonte c’è una nuova fase di consolidamento
Normativa europea, prodotti semiliquidi e una base di risparmio solida rendono il Belpaese un mercato ad alto potenziale per gli alternativi. Ma aprire le porte agli investitori retail non basta
Per il centro di ricerca dell’associazione, gli investimenti nel credito privato hanno raggiunto i 2.600 miliardi di dollari a livello globale anche grazie all’ingresso della clientela al dettaglio. Ma la democratizzazione richiede tutele, migliore gestione della liquidità e specializzazione. A rischio la resilienza di tutto il mercato