Uno studio del gruppo di consulenza mostra che società sostenute dai fondi registrano performance superiori ai benchmark nazionali in termini di fatturato, redditività e occupazione: ricavi a +9,6% e 42mila nuovi posti di lavoro. Ma il settore contribuisce alla creazione di campioni nazionali
Il private equity e il venture capital continuano a confermarsi motori di crescita per il tessuto imprenditoriale italiano. Negli ultimi cinque anni le aziende partecipate dai fondi di categoria hanno infatti registrato una crescita media annua dei ricavi del 9,6%, accompagnata dalla creazione di circa 42mila posti di lavoro e da un progressivo rafforzamento delle strutture manageriali. È quanto emerge dall’aggiornamento dello studio sull’impatto dei due settori realizzato da PwC Italia, nel quale si evidenzia come il private capital rappresenti una leva fondamentale anche per la creazione di campioni nazionali con cui rilanciare la competitività del Paese sulla scena internazionale.
Francesco Giordano, private equity leader di PwC Italia
Secondo lo studio, le società sostenute da fondi di private equity e venture capital continuano a mostrare performance significativamente migliori rispetto a un campione di imprese private italiane di medie e grandi dimensioni. Il tasso di crescita medio annuo dei ricavi registrato nel periodo in esame risulta infatti superiore di oltre sei punti percentuali al benchmark di riferimento e il divario resta positivo anche sul fronte della redditività. Nel 2024 il CAGR del mol delle partecipate ha raggiunto il 7,3%, in miglioramento rispetto al 7,1% dell’anno precedente e con un vantaggio di 3,7 punti percentuali rispetto alle aziende comparabili. “Questi risultati confermano che gli investimenti alternativi fanno crescere i management team e svolgono un ruolo cruciale nel rafforzare la competitività e la crescita economica”, ha detto il private equity leader di PwC Francesco Giordano, sottolineando come gli operatori del settore contribuiscano alla creazione di imprese capaci di competere anche in contesti internazionali complessi.
Occupazione e managerializzazione in accelerazione
L’impatto degli investimenti non si limita però ai soli risultati economici. Oltre al dato sulla creazione di 42mila posti da parte della aziende partecipate, lo studio evidenzia infatti come il tasso di crescita occupazionale sia passato dal 5,2% del 2020 al 13,4% del 2024. Parallelamente è aumentato anche il livello di managerializzazione delle imprese, con più di 400 dirigenti assunti durante il periodo di permanenza dei fondi nel capitale. Un risultato che PwC interpreta come la testimonianza di una strategia volta al rafforzamento delle competenze manageriali e dei processi di governance.
L’analisi evidenzia come i benefici si manifestino trasversalmente alle principali strategie di investimento. Le operazioni di buy-out hanno registrato nel periodo 2014-2024 una crescita annua dei ricavi dell’8,4%, a fronte del 3,3% del benchmark, mentre l’EBITDA è aumentato del 5,2% contro il 3,9% delle società comparabili. Ancora più marcata la dinamica delle aziende sostenute dal venture capital. In questo segmento il CAGR dei ricavi ha infatti raggiunto l’11,9% rispetto al 2,4% del benchmark, mentre la crescita del margine operativo lordo si è attestata all’11,3% (3% per le imprese di riferimento). Numeri che riflettono la capacità dei fondi di sostenere lo sviluppo di società innovative e ad alto potenziale di crescita.
Lombardia al centro, retail e industria guidano il mercato
Dal punto di vista geografico, l’80% dei disinvestimenti analizzati si concentra nel Nord Italia e vede la Lombardia confermarsi la regione di riferimento per il mercato del private capital. A livello settoriale, le operazioni del 2024 hanno invece interessato soprattutto il comparto retail & consumer e quello industriale. Seguono i settori healthcare e ICT, che continuano ad attrarre l’interesse degli investitori grazie alle prospettive di crescita e innovazione.
Le imprese mantengono la crescita anche dopo il passaggio tra fondi
Lo studio dedica un focus anche alle modalità di uscita degli investitori. Il 43% dei disinvestimenti avviene tramite secondary buy-out, mentre il 31% attraverso cessioni a operatori industriali. Particolarmente significativo il dato relativo alle società che passano da un fondo di private equity a un altro. Nei casi di tertiary buy-out, le imprese hanno continuato a registrare risultati positivi dopo la transazione, con una crescita dei ricavi del 10,7%, dell’EBITDA del 2,9% e dell’occupazione dell’8,6%. Un elemento che, secondo PwC, dimostra come il percorso di sviluppo avviato dai fondi possa proseguire anche nelle fasi successive del ciclo di investimento.
Sostenibilità sempre più integrata nelle strategie di crescita
Accanto alle performance economiche, emerge una crescente attenzione ai temi ESG. Oltre un quarto delle società partecipate non soggette a obblighi normativi pubblica volontariamente un report di sostenibilità. Sul fronte sociale, la quota di donne tra i dipendenti si mantiene tra il 40% e il 41%, circa nove punti percentuali sopra la media delle imprese italiane comparabili. Sul piano ambientale, le emissioni di CO2 si sono ridotte del 27% durante il periodo di investimento, mentre la quota di energia proveniente da fonti rinnovabili ha raggiunto il 68% nel 2024, superando di 16 punti percentuali la media nazionale. Indicatori che confermano come la sostenibilità stia diventando una leva sempre più rilevante nelle strategie di creazione di valore adottate dai fondi di private equity e venture capital.
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